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Salute Genitori più attenti, a volte anche troppo

Italiani: popolo di santi, poeti e... piagnoni

Secondo uno studio dell'Università di Warwick, i neonati italiani sarebbero tra quelli che piangono di più al mondo, assieme agli inglesi e ai canadesi. In fondo alla classifica giapponesi, danesi e tedeschi

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Italiani: popolo di santi, poeti e... piagnoni Thinkstock

I neonati italiani, assieme a quelli inglesi e canadesi, sono quelli che piangono di più al mondo. A sostenerlo è una recente ricerca dell’Università di Warwick che ha messo insieme i dati raccolti negli ultimi anni da pediatri di diversi Paesi, con l’obbiettivo di stabilire quanto piangessero i bambini nei loro primi tre mesi di vita e capire se esistano delle tipicità per ciò che concerne il pianto.

Gli autori dello studio, pubblicato sul Journal of Pediatrics, hanno fatto riferimento in particolare a quello che chiamano «colic», ossia un pianto che dura almeno tre ore al giorno, ripetuto per almeno tre giorni a settimana, per tre settimane di fila (la cosidetta «regola del 3»): un pianto, per così dire, inconsolabile che risulta più frequente nel primo mese e mezzo di vita (lo manifesta il 17-25% dei neonati), che si riduce intorno alla nona settimana (11%) e generalmente scompare dopo il primo anno di vita. Ne è dunque emersa una sorta di «classifica del pianto»: Canada, Inghilterra e Italia sono i peggiori per frequenza di colic nelle prime 9 settimane di vita, rispettivamente con il 34,1%, il 28% e il 20,9%. I migliori invece, ossia i meno piagnosi, sono i danesi, i tedeschi e i giapponesi (tra il 2 e il 7%).

Al di là di questo, interessante è sapere perché i neonati piangono. Oltre, naturalmente, al modo più immediato per manifestare dolore, il pianto nelle prime settimane di vita «è una strategia per comunicare la fame e il sonno - spiega Andrea Dotta, responsabile del reparto di Terapia intensiva neonatale dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma - inoltre, frequenza e intensità del pianto vanno sempre interpretati: che i neonati italiani piangano di più può derivare dal fatto che siamo genitori più attenti ai loro bisogni, magari a volte anche troppo. Bisogna, dunque, imparare a conoscere il proprio bambino e a tal fine può essere utile tenere presenti alcune semplici regole. Il pianto legato alla colica gassosa o al reflusso gastroesofageo (quindi a un dolore fisico) insorge in modo improvviso e si associa a una flessione delle gambe o un inarcamento della schiena, diminuendo pian piano d’intensità. Il pianto da colica tipicamente avviene nel tardo pomeriggio, mentre quello da reflusso dopo ogni pasto. Difficile dire a che età si risolvono questi disturbi, che sono comunque fisiologici. Diverso è il pianto legato ai bisogni essenziali; teniamo comunque presente che il neonato singhiozza appena inizia ad avere fame o sonno e non quando è allo stremo».

Pubblicato il: 05-04-2017
Di:
FONTE : Università di Warwick, Journal of Paediatrics

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