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Salute Il farmaco anti-invecchiamento sarà presto realtà?

Ecco la pillola che blocca l'età e piace agli astronauti

Un gruppo di ricercatori ha scoperto una molecola che induce la produzione di NAD+, il metabolita responsabile della capacità delle cellule di riparare DNA danneggiato. Lo studio è talmente promettente che la NASA vorrebbe il farmaco per evitare l'invecchiamento precoce degli astronauti

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Ecco la pillola che blocca l'età e piace agli astronauti Thinkstock

La scoperta sensazionale, pubblicata su Science, si deve a un gruppo di ricercatori dell’australiana University of New South Wales, i quali avrebbero individuato uno stadio fondamentale nel processo molecolare mediante il quale le cellule riescono, in modo innato, a riparare il DNA danneggiato; una capacità che, purtroppo, diminuisce man mano che invecchiamo. Responsabile di questo processo sarebbe il NAD+, un metabolita naturalmente presente in tutte le cellule dell’organismo che ha la funzione di regolatore delle interazioni proteina-proteina, le quali a loro volta controllano la riparazione del DNA.

Partendo da ciò, gli scienziati sono riusciti a mettere a punto un ‘booster’, ossia letteralmente un acceleratore, consistente in un precursore del NAD+ chiamato NMN che, trasferito in alcune cavie da laboratorio, ha dimostrato di riuscire a ringiovanirne le cellule riparando i danni al DNA causato da esposizioni a radiazioni o dalla vecchiaia. «Le cellule dei topi - ha dichiarato David Sinclair, autore dello studio - già dopo una settimana di trattamento risultavano indistinguibili da quelle degli animali giovani».

Lo studio, i cui trial sull’uomo verranno avviati molto presto, è a tal punto promettente da aver attirato persino l’interesse della NASA (l’Ente Nazionale per le attività Spaziali e Aeronautiche americano), permettendogli di vincere il concorso iTech indetto dall’ente stesso nel dicembre scorso. «Siamo vicini, come non mai, a un farmaco anti-invecchiamento sicuro ed efficace - ha aggiunto Sinclair -  che forse sarà disponibile nell’arco di soli 3/5 anni, se i test daranno i risultati auspicati»; un farmaco grazie al quale la NASA sta valutando la possibilità di mantenere in buona salute i propri astronauti durante le missioni nello spazio. Anche durante brevi viaggi spaziali, infatti, gli astronauti vengono sottoposti a un invecchiamento accelerato a causa delle radiazioni cosmiche che determinano debolezza muscolare e persino perdita di memoria al rientro sulla Terra.

Oltre a ciò, gli scienziati australiani hanno stabilito che l’NMN potrebbe trovare importantissime applicazioni nel trattamento di varie malattie dell’invecchiamento, nonché per contrastare gli effetti delle chemioterapie e per curare la sterilità femminile.

Pubblicato il: 30-03-2017
Di:
FONTE : Science, University of New South Wales

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