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Salute Agisce sui geni che permettono loro di sopravvivere

Batteri resistenti agli antibiotici? Arriva un nuovo farmaco

Una scoperta fondamentale da parte di alcuni ricercatori della Ross School University: la farmaco-resistenza provoca ogni anno in Europa 25 mila morti, e secondo le stime tali numeri sono destinati a crescere fino a raggiungere i 10 milioni di decessi entro il 2050

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Batteri resistenti agli antibiotici? Arriva un nuovo farmaco Thinkstock

La notizia di una nuova sensazionale scoperta proviene dalla Danimarca, precisamente dalla Ross School University, dove un team di scienziati, coordinati dall’italiano Luca Guardabassi, avrebbe sviluppato un farmaco innovativo in grado di ripristinare la vulnerabilità di quei superbatteri che erano riusciti a sviluppare una resistenza agli antibiotici.

Al momento la ricerca, pubblicata su Scientific Reports e Antimicrobial Agents and Chemotherapy è stata svolta unicamente, ma con ottimi risultati, su un paio di ‘batteri killer’, ossia l’Escherichia coli e la Klebsiella pneumoniae (responsabile di polmoniti letali). Per giungere a questa scoperta, i ricercatori hanno impiegato una tecnologia avanguardistica nel campo della genomica, in grado di verificare come ogni specifico batterio riesca a resistere agli antibiotici. Nel caso della Klebsiella si è riusciti a identificare diversi geni, fondamentali per la sopravvivenza del batterio e che pertanto si configurano come l’obbiettivo da colpire: in particolare si è scoperto che inattivando uno di questi geni, il dedA, la Klebsiella divenuta resistente tornava ad essere totalmente sensibile all’antibiotico colistina. Allo stesso modo, sono stati identificati altri geni che, qualora inattivati, rendevano nuovamente sensibili agli antibiotici, in questo caso ai beta-lattamici, sia la Klebsiella e sia l’Escherichia.

A oggi gli inibitori della beta-lattamasi sono l’unico tipo di farmaci ‘di aiuto’ impiegati nella pratica clinica; il loro funzionamento è quello di invertire la resistenza antibiotica inibendo l’enzima batterico responsabile della degradazione di antibiotici beta-lattamici. A differenza di questi, il nuovo approccio dei ricercatori si basa sul non essere direttamente implicati nel meccanismo di resistenza agli antibiotici, per cui si può agire su tutti i batteri, inclusi ceppi sensibili e resistenti.

La scoperta è di importanza fondamentale, specialmente se si tiene conto che ogni anno in Europa muoiono più di 25mila persone a causa di infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici e, inoltre, si stima che entro il 2050 la resistenza agli antibiotici sarà causa di oltre 10 milioni di morti all’anno.

Pubblicato il: 16-03-2017
Di:
FONTE : Ross School University, Scientific Reports

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