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Salute L'80% delle sinapsi vengono eliminate

Si dorme per liberare la mente dei ricordi superflui

Confermata da due ricercatori italiani l'ipotesi dell'omeostasi sinaptica: durante il sonno, il cervello taglia buona parte delle sinapsi, collegamenti tra neuroni che si sono creati a seguito di stimoli ricevuti e di ciò che si è appreso durante il giorno

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Si dorme per liberare la mente dei ricordi superflui Thinkstock

Alcuni anni fa, due scienziati italiani, Chiara Cirelli e Giulio Tononi, elaborarono una teoria del sonno che prese il nome di ‘ipotesi dell’omeostasi sinaptica’. Stando allo studio di allora, durante il sonno il cervello taglia buona parte dei collegamenti tra i neuroni che, durante il giorno, si sono creati a seguito degli stimoli ricevuti e di ciò che è stato appreso. Questi collegamenti sono le sinapsi, e sono presenti su alcune espansioni dei neuroni chiamate dendriti. Si tratta di un’operazione indispensabile affinché il cervello non raggiunga un livello di ingolfamento informativo. In tal modo, la mattina dopo, ‘tagliati’ i ricordi che non servono o sono meno importanti, si è pronti a fare nuove esperienze e ad imparare cose nuove. Parliamo comunque di una rimozione molto selettiva, essa risparmia infatti sempre circa il 20% delle sinapsi: «evidentemente - sostiene Tononi - quelle nelle quali sono immagazzinate memorie importanti, che non vanno toccate; cosicché la dimenticanza avviene in modo intelligente».

In una ricerca effettuata su alcuni topi da laboratorio, e pubblicata ora su Science, Cirelli e Tononi hanno riconfermato la loro ‘ipotesi dell’omeostasi sinaptica’. Durante l’esperimento, utilizzando un sofisticatissimo microscopio elettronico 3D, i ricercatori hanno analizzato quasi 7 mila sinapsi prelevate dalla corteccia sensoriale e motoria dei topi, prima e dopo il riposo, costruendo così il più grande database di sinapsi al mondo. Dopo quattro anni di lavoro si è riscontrato che, durante il sonno, otto sinapsi su dieci (soprattutto quelle piccole e medie) si rimpiccioliscono in modo proporzionale alle loro dimensioni, in media del 20%, mentre quelle più grandi, che conservano le informazioni più importanti, rimangono stabili. L’esperimento apre nuove prospettive: i ricercatori, infatti, intendono ora indagare gli effetti, a livello cellulare, dalla carenza di sonno e dagli alterati ritmi di sonno-veglia tipici della vita moderna.

Pubblicato il: 06-02-2017
Di:
FONTE : Science

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