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Salute Un rischio sottostimato per la nostra salute?

Microplastiche: le ingeriamo e inaliamo senza saperlo

I pesci che nuotano nei mari inquinati ne ingeriscono piccoli frammenti, che si trasferiscono così nel nostro corpo quando li mangiamo. Ma non solo: pare che le stesse microplastiche finiscano dal mare nell'aria che respiriamo e, quindi, nei nostri polmoni

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Microplastiche: le ingeriamo e inaliamo senza saperlo Thinkstock

Da tempo siamo consapevoli di quanto inquinati siano i mari del nostro pianeta; tanto che, secondo molti scienziati, tra meno di quarant’anni gli oceani potrebbero contenere più bottiglie di plastica che pesci. Come se ciò non bastasse, quel che accade è che i pesci finiscono per ingerire i piccolissimi frammenti in cui l’acqua e il tempo riducono i rifiuti plastici; così che, si è stimato, chi consuma abitualmente pesce (e mitili) ingerisce più di 11 mila microplastiche all’anno. L’allarme proviene da un gruppo di ricercatori belgi della University of Gent, secondo i quali le microplastiche che si accumulano nel nostro organismo potrebbero, a lungo andare, rappresentare un rischio per la salute.

Gli scienziati hanno calcolato che più del 99% dei frammenti plastici che passando dai fiumi sino ai mari si scompongono in pezzi microscopici giungono nel nostro corpo mediante ciò che mangiamo. Le cozze, per esempio, filtrando mediamente una ventina di litri di acqua ogni giorno, ingeriscono plastica; una parte consistente viene espulsa, ma almeno un microframmento resta nei tessuti del mitile.

Colin Janssen, uno degli autori dello studio, ha dichiarato: «abbiamo dimostrato che questi frammenti entrano nel nostro corpo attraverso il pesce che ingeriamo e possono rimanerci per un po’ di tempo. Ora dobbiamo scoprire che fine fa quella plastica: viene inglobata e ‘dimenticata’ dal corpo oppure causa infezioni o altri danni? Non lo sappiamo, ma è necessario indagare».

Non è però solo tramite ingestione che le plastiche penetrano nel nostro organismo; circa un anno fa, infatti, Frank Kelly, professore del King College di Londra, dichiarò che vi sono possibilità concrete che, dai mari, queste microplastiche finiscano nell’aria che respiriamo e dunque nei nostri polmoni. «Se le respiriamo - ha affermato Kelly - le particelle possono giungere nelle parti inferiori dei nostri polmoni e forse anche in tutta la nostra circolazione sanguigna». Il team del professore ha avviato così una ricerca per comprendere a fondo la questione, ma al contempo ha invitato i governanti a farsi carico del problema e a non sottostimare le possibili conseguenze per la salute pubblica.

Pubblicato il: 27-01-2017
Di:
FONTE : University of Gent

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