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Salute Una terapia sperimentale che funziona sui topi

Le luci da discoteca possono curare l'Alzheimer?

Uno studio americano ha evidenziato come sottoporre cavie da laboratorio ad una esposizione di un'ora di luce stroboscopica alla frequenza di 40 fotogrammi al secondo porta non solo a ridurre la produzione di proteine beta-amiloidi, il cui accumulo causa la demenza, ma anche a facilitare la rimozione di quelle prodotte

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Le luci da discoteca possono curare l'Alzheimer? Thinkstock

Una terapia a base di flash di luci stroboscopiche, come quelle della discoteca, dirette negli occhi, sembra essere in grado di stimolare le cellule immunitarie a contrastare le proteine beta-amiloidi che, accumulandosi in placche nel cervello, ostacolano il funzionamento dei neuroni causando l’Alzheimer. E’ quanto emerso da uno studio eseguito da un gruppo di scienziati del Massachussets Institute of Technology (Mit), di recente pubblicazione sulla rivista Nature. I ricercatori riportano il risultato di un esperimento in cui hanno esposto dei topi affetti da Alzheimer a impulsi luminosi intermittenti emessi da una luce stroboscopica, provando varie frequenze. Una frequenza specifica, 40 flash al secondo, mantenuta per un’ora davanti agli occhi dei topi ha provocato un effetto soprendente: nelle 24 ore successive, i sintomi della malattia si attenuavano considerevolmente. Facendolo tutti i giorni, per una settimana, i cali di proteina beta-amiloide risultavano ancora maggiori.

Annabelle Singer, docente di ingegneria biomedica e coautrice dello studio, spiega come lei e i colleghi siano giunti a questi risultati: «Avevamo notato che nei topi malati di Alzheimer le onde cerebrali gamma sono più deboli e questo fin nelle primissime fasi della malattia, anche prima dell’accumulo delle placche amiloidi e prima che i topi mostrino problemi di memoria. Questo ci ha fatto ipotizzare che l’Alzheimer si sviluppi quando le onde gamma del cervello non svolgono bene il loro lavoro; così abbiamo provato a stimolarle tramite gli impulsi luminosi intermittenti. Abbiamo capito che alla frequenza di 40 volte al secondo la luce ha un effetto particolare: riesce a indurre i neuroni a mandare impulsi a quella stessa frequenza. Una sorta di sincronizzazione dei neuroni ottenuta grazie alla luce, che fa calare la produzione di proteine amiloidi nel cervello, secondo un meccanismo che stiamo ancora indagando. Oltre a ridurre la produzione di amiloide, la luce ha anche facilitato la rimozione di quella già prodotta: I flash inducevano le cellule della microglia - cellule immunitarie che funzionano come 'spazzini del cervello' - a eliminare una quantità di proteina amiloide superiore alla norma».

Il metodo per ora è stato testato solo su cavie da laboratorio, si attende dunque di verificarne i risultati sull’uomo; ma i ricercatori sono ottimisti e speranzosi di poter sviluppare una nuova terapia per la demenza che risulti indolore e non invasiva.

Pubblicato il: 14-12-2016
Di:
FONTE : MIT, Nature

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