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Salute Quando scienza e tecnologia per un mondo migliore

Sei quadriplegici muovono le mani grazie a guanto hi-tech

Uno studio italiano ha permesso a sei volontari paralizzati di muovere le proprie mani e afferrare oggetti, grazie ad una tecnologia che traduce l'attività del cervello e il movimento degli occhi in comandi trasmessi tramite wireless

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Sei quadriplegici muovono le mani grazie a guanto hi-tech Thinkstock

Soffrire di paralisi agli arti significa non poter eseguire gesti che per molti sono naturali, come bere e mangiare da soli o semplicemente scrivere una lettera; ma quando scienza e tecnologia lavorano insieme è possibile superare ostacoli che si ritenevano insormontabili. È così che, grazie a uno speciale guanto hi-tech, sei persone con braccia e gambe paralizzate sono riuscite, per la prima volta, a muovere le mani e ad afferrare oggetti.

La buona notizia arriva dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, uno dei centri d’eccellenza per la robotica, dove un gruppo di ricercatori è riuscito a realizzare un esoscheletro in grado di far muovere le mani a chi non può più.

Sono cinque uomini e una donna, di età compresa fra 14 e 30 anni, le sei persone che sono riuscite a compiere azioni altrimenti impossibili grazie alla tecnologia che traduce l'attività del cervello e il movimento degli occhi in semplici comandi di apertura e chiusura della mano, che vengono trasmessi con una tecnologia wireless: si tratta di speciali elettrodi montati in una cuffia che viene posta sul capo e la cui centralina di controllo è incorporata nella sedia a rotelle.

La nascita degli esoscheletri risale a metà degli anni ’60, quando la General Electric iniziò il programma di sviluppo di Hardiman, un esoscheletro meccanico che avrebbe permesso ad un essere umano di sollevare quasi 700 chilogrammi. Da allora molti passi avanti sono stati fatti e quelli ancora da fare sono tantissimi, ma la strada pare ormai tracciata. Nicola Vitiello e Maria Chiara Carozza, i coordinatori della ricerca, hanno dichiarato: «Si tratta della prima fase di una sperimentazione preliminare tesa a dimostrare il funzionamento di questa tecnologia. La strada per renderla disponibile a chiunque ne abbia bisogno è lunga, ma i ricercatori sono ottimisti e guardano al futuro; in Italia contiamo di mettere a punto entro il 2017 il protocollo per una nuova sperimentazione. Serve anche l'interesse dell'industria per abbattere i costi e rendere queste tecnologie alla portata di tutti: bisognerà trovare la strada, ma è possibile che questo debba richiedere meno di dieci anni».

Pubblicato il: 13-12-2016
Di:
FONTE : Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa

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