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Salute Secondo miglior paese come aspettativa di vita

Luci e ombre della Sanità Italiana secondo OCSE

Secondo il report 'Health at a Glance: Europe 2016" dell'ente europeo, l'Italia è tra i paesi in Europa con la migliore qualità dell'assistenza sanitaria e per aspettativa di vita: tuttavia, il numero di cittadini che non accedono a cure mediche per vari motivi, tra cui i costi eccessivi, è in crescita

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Se è vero che, per quanto riguarda l’Italia, confortanti sono i dati circa l’aspettativa di vita dei cittadini e la qualità dell’assistenza sanitaria, che pongono il nostro Paese oltre la media dell’area Euro, preoccupa altresì l’eccesso di bisogni sanitari insoddisfatti tra i redditi più bassi, nonché il ricorso ancora troppo limitato ai farmaci generici; quanto alla spesa sanitaria, il divario con Francia e Germania resta ancora troppo ampio. E’ quanto emerge dalla relazione congiunta della Commissione europea e dell’OCSE (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), ossia il report ‘Health at a Glance: Europe 2016’ presentato a Bruxelles il 25 novembre scorso.

Come detto, i dati maggiormente confortanti giungono dall’aspettativa di vita: l’Italia rimane salda al secondo posto in Europa, dopo la Spagna. E’ vero che l’Istat ha rilevato una riduzione nell’aspettativa di vita in Italia nel 2015; ciò sarebbe tuttavia imputabile ad un aumento ciclico del tasso di mortalità fra gli over 75, che non dovrebbe comunque avere effetti a lungo termine.

Secondo l’Ocse, fiore all’occhiello dell’Italia è in particolare l’assistenza sanitaria. Il report mostra, per esempio, che il tasso di mortalità a seguito di un ricovero ospedaliero per infarti e ictus è significativamente basso in Italia, ed è fra i più bassi tra i Paesi dell’Unione Europea. Miglioramenti si sono registrati anche nella gestione di patologie croniche come l’asma e l’insufficienza cardiaca, misurati dalla riduzione in ricoveri ospedalieri negli ultimi anni.

Purtroppo, però, emergono anche molte ombre: il numero di italiani che riportano esigenze di cure mediche non soddisfatte è in crescita, in particolare per i ceti a basso reddito. Se i cittadini con ‘esigenze insoddisfatte’ – a causa di costi eccessivi, distanza geografica e tempi di attesa – erano il 5% nel 2009, nell’arco di cinque anni, ossia nel 2014, sono saliti al 7%.

Anche sul fronte degli investimenti in sanità si può fare di più: la spesa sanitaria totale rappresenta il 9.1% del PIL italiano nel 2015, meno della media Ue del 9.9% e significativamente meno di Germania (11.1%), Svezia (11.1%) e Francia (11%).

Per quanto riguarda i farmaci generici, la loro quota mercato resta troppo bassa: il 18% del volume del consumo farmaceutico totale nel 2014, rispetto a una media Ue del 52%.

Pubblicato il: 28-11-2016
Di:
FONTE : OCSE

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