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Salute Mario Pappagallo ricorda il grande oncologo

Veronesi: trasgressivo quanto basta

La scomparsa di Umberto Veronesi ha colpito tanta gente e tanti amici che hanno lavorato con il Professore e gli sono stati accanto fino alla fine. Ecco le parole del suo biografo Mario Pappagallo

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Veronesi: trasgressivo quanto basta Giunti

Si è spento Umberto Veronesi e si sono accesi molti commenti sulla sua importante figura, professionale e umana. Il grande oncologo avrebbe compiuto 91 anni tra venti giorni esatti. Fondatore e direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo), si è spento nella sua casa milanese. Da alcune settimane le sue condizioni di salute si erano progressivamente aggravate.

Abbiamo raggiunto Mario Pappagallo, firma autorevole del Corriere della Sera e del Mattino, suo biografo, autore di saggi illuminanti sulla nutrizione e sulla longevità che gli dedica queste righe in suo ricordo:

«La notizia della scomparsa del professor Veronesi colpisce tutti. Aveva una capacità innata nel divulgare la scienza e amava i media. Quando mi chiamò la prima volta dirigeva l'Istituto nazionale dei tumori di via Venezian a Milano, mi leggeva sull'allora Corriere Medico e apprezzava il mio modo di semplificare ciò che era complicato.

Non si fecce annunciare da una segretaria, mi chiamò lui direttamente e mi raccontò del New York Times e dell'articolo che parlava della quadrantectomia, un'autorevole pubblicazione scientifica consacrava dopo anni la sua idea di chirurgia efficace contro il tumore al seno senza devastare la femminilità della paziente. E per la prima volta un ricercatore italiano era in prima pagina del NYT.

Una grande soddisfazione per lui non colta adeguatamente dai giornali di allora. Così scrissi quella storia e cominciò un rapporto poi tradottosi in vari libri, tutti anticonformisti. Come Verso la scelta vegetariana che allora veniva considerato un tema di nicchia, con le ricette dopo la scienza, o I segreti di lunga vita con un manuale di corretti stili di vita da 0 a 80 anni.

Poi L'eredità di Eva, un libro apparentemente sulle Sacre scritture, in realtà un manifesto della donna quale motore dell'umanità e della scienza. La sua sfida al tumore mi ha portato a scrivere più volte che eravamo vicini alla vittoria, ma così ancora non è.

E Umberto Veronesi è morto prima di vincere la sfida, anche se la sua determinazione ha trasformato il male incurabile in curabile. Oggi si può guarire e questo si deve a scienziati-manager come Veronesi. Un suo cruccio era che quando qualcuno importante moriva di cancro, questa parola veniva omessa dai giornalisti.

La paura di questo male, come se non parlarne potesse evitarlo. Così si scriveva dopo lunga malattia o per un male incurabile, senza dire di che si trattava. Senza stimolare l'attenzione dell'opinione pubblica sugli sforzi che in tutto il mondo si fanno per arrivare a sconfiggerlo. Comunque per lui la prevenzione è stata sempre la carta vincente e all'Istituto europeo di oncologia, da lui fondato, si è sempre investito molto per ricerche in tale campo, dalla genetica all'alimentazione.

Evitare il cancro è come sconfiggerlo. Due ultimi ricordi di una figura difficilmente ripetibile, soprattutto come intellettuale:Credere nella scienza vuol dire credere nel futuro e Andate avanti, perché il mondo ha bisogno di scienza e ragione. Quest'ultima è una sorta di eredità da parte di un uomo che amava anche la trasgressione, quanto bastava per restare longevi.»

Pubblicato il: 09-11-2016
Di:
FONTE : Mario Pappagallo, giornalista, autore

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