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Interviste Destinataria dell'Assegno Premio Campagna Nastro Rosa

A tu per tu con Tiziana Triulzi, ricercatrice in oncologia

La giovane ricercatrice dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha ricevuto l'Assegno Premio Campagna Nastro Rosa per il progetto di ricerca di cui si sta occupando

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A tu per tu con Tiziana Triulzi, ricercatrice in oncologia Lilt

In occasione della ventiquattresima edizione della Campagna Nastro Rosa promossa dalla Lega italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) - Sezione Provinciale di Milano, il Comitato Scientifico della LILT ha deciso di destinare l’Assegno Premio Campagna Nastro Rosa, finanziato dall'azienda Bouty S.p.A, al progetto di ricerca seguito dalla dottoressa Tiziana Triulzi, biotecnologa e ricercatrice presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, che si racconta in questa intervista.

Potrebbe illustrare brevemente il suo percorso professionale?

Mi sono laureata in Biotecnologie a Milano con il massimo dei voti e, grazie ad una borsa di studio per il perfezionamento all’estero dell’Università di Milano, ho lavorato un anno ad Hannover in Germania dove ho seguito un progetto di ricerca di base. Rientrata in Italia ho cominciato a lavorare all’Istituto dei Tumori di Milano, nel laboratorio della Dr. Tagliabue, iniziando la mia esperienza di ricerca in campo oncologico. Tuttora lavoro in questo laboratorio e sto per ottenere il PhD, iniziato due anni fa.

Come è arrivata alla ricerca oncologica?

Non avevo le idee chiare ai tempi dell’università, ma mi sono appassionata a questo lavoro quando ho iniziato a frequentare i laboratori dell’Istituto dei Tumori.

Durante il Congresso Asco 2016 dello scorso giugno, sono state premiate tra i migliori ricercatori dell’oncologia mondiale anche quattro italiane, un importante traguardo per la ricerca 'al femminile' nel nostro Paese: com’è attualmente la situazione in Italia per i ricercatori? Secondo lei, ad oggi, è possibile coniugare l’essere donna/mamma con questa professione?

Credo che si faccia ricerca di qualità anche in Italia, e i premi alle ricercatrici italiane ne sono la conferma. Certo questo non vuol dire che sia semplice essere ricercatori in questo Paese. Ce la fanno solo i migliori, i più tenaci, quelli che in qualche modo decidono di dedicare la propria vita a questo lavoro.  Io lavoro in questo ambito da dieci anni e tuttora sono pagata tramite borse di studio annuali senza grandi certezze per il futuro. La differenza rispetto agli altri lavori sta nel fatto che per sperare in un futuro bisogna essere sempre al top, perchè la ricerca è un pò un circolo vizioso: se non pubblichi articoli scientifici non ottieni finanziamenti, e senza questi  non hai soldi per lavorare/pubblicare. In più tutto questo senza avere un traguardo certo da un punto di vista contrattuale.  

Fino ad oggi ho vissuto questo lavoro come una passione per cui ci ho dedicato il mio tempo senza troppi rimpianti e cercando di coniugarlo al meglio con la mia famiglia e la mia vita extralavorativa. Questa professione richiede molto tempo ed energie, per cui diventa una questione di scelte.

Non sono ancora mamma per cui non posso sapere come sarà; vedo molte colleghe in grado di conciliare questo lavoro con l’essere mamma, per cui credo che ce la potrò fare, con la consapevolezza a priori che la gestione del tempo non sarà delle più semplici.

Di cosa tratta lo studio che sta seguendo in questo momento?

Lo studio che sto seguendo in prima persona in questo momento è il ruolo delle cellule del tessuto adiposo, gli adipociti, nella progressione del tumore al seno. L’idea è nata dalla dimostrazione di studi epidemiologici che un alto indice di massa corporea è associato ad un maggior rischio di sviluppare tumore al seno e a cattiva prognosi. L’obiettivo del progetto è capire in che modo le cellule tumorali comunicano con gli adipociti e se l’interruzione di questa via di comunicazione possa essere una strategia per bloccare la progressione del tumore.

Se i risultati dovessero essere confermati, come pensa si potrebbe tradurre questa ricerca nella pratica clinica (interventi su alimentazione/prescrizione di una terapia farmacologica)?   

Questo studio è ai suo esordi, e soprattutto non si sa ancora molto su come gli adipociti partecipino alla progressione del tumore. Il trasferimento alla pratica clinica oggi è difficile da stabilire, però l’obiettivo finale è quello di identificare nuovi bersagli terapeutici da utilizzare per una terapia farmacologica e determinare come intervenire sull’alimentazione, anche attraverso l’uso di pre-probiotici, per bloccare l’interazione tra cellula tumorale e adipociti.

Pubblicato il: 02-11-2016
Di:
FONTE : Bouty S.p.A.

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