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Salute Presentata a Milano un'indagine su 19 ospedali

Il rischio si combatte anche con la consapevolezza

Lo sostengono i medici internisti che sulla scorta di questa inchiesta cercano di spingere i colleghi a una maggiore comunicazione con il paziente

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Il rischio si combatte anche con la consapevolezza Thinstock

Quasi la metà delle persone ricoverate nei reparti di Medicina Interna è reduce da un infarto o da un ictus, soffre di malattie croniche multiple e prende molti farmaci. Una popolazione fragile che richiede la massima attenzione da parte del medico. Per capire dove sono le carenze e le criticità in queste situazioni, la FADOI, Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti, società scientifica di Medicina Interna attiva da oltre vent’anni, ha realizzato un’indagine - i risultati sono stati presentati di recente a Milano - che ha coinvolto 19 Responsabili di altrettante Unità Operative di Medicina Interna, una per ciascuna delle Regioni che costituiscono la Federazione.

Che cosa ne è emerso? Che in tema di prevenzione, molto è stato fatto ma altrettanto resta da fare. I dati parlano da soli: un buon controllo dei fattori di rischio si riscontra in meno del 50 per cento dei pazienti, soltanto il 36 per cento non ha problemi di peso, appena il 14 riceve un regime dietetico strutturato al momento del ricovero. La metà dei malati, inoltre, ha una bassa aderenza alle terapie e una scarsa consapevolezza del proprio profilo di rischio. I medici, evidentemente, non fanno abbastanza sul piano della comunicazione anche se per la quasi totalità degli internisti intervistati il punto di vista del paziente è molto (52,6 per cento dei casi) o discretamente (42,1) importante. «I medici devono essere i primi attori di questo lavoro di sensibilizzazione e non terrorizzare i pazienti – precisa Mauro Campanini, Direttore della Medicina Interna 2 presso l’Azienda Ospedaliera-Universitaria »Maggiore della Carità» di Novara, Presidente della Federazione - . È necessario capire che queste persone possono curarsi adeguatamente solo se diventano consapevoli della loro situazione reale. A conferma di questo, noi come società scientifica organizzeremo nel 2016 corsi di formazione rivolti a medici e pazienti».

Proprio all’insegna della divulgazione, il Presidente Nazionale FADOI ha annunciato che nei prossimi giorni sarà possibile trovare online, sul sito www.fadoi.it, la documentazione relativa all’indagine e il documento conclusivo della Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti.

«Questo documento, frutto del lavoro di tanti colleghi, cerca di armonizzare le indicazioni delle linee guida con le caratteristiche del singolo paziente – precisa ancora Campanini – Nel corso del prossimo anno verrà diffuso a livello regionale (noi siamo una federazione e come tale operiamo a livello regionale), e in questi giorni viene pubblicato sull’Italian Journal of Medicine. Stiamo inoltre raccogliendo tutti i nostri scritti in un volume dei Quaderni italiani di medicina interna dove verrà dettagliata la posizione della Società scientifica su questi argomenti, in modo che si possa mettere in atto una diffusione capillare». «Noi puntiamo alla prevenzione sul singolo malato - aggiunge Giorgio Vescovo, Presidente della Fondazione FADOI -. La chiave è la consapevolezza del medico e del paziente. Così si arriva a quella alleanza terapeutica che è indispensabile per fare una prevenzione efficace».

Un importante aspetto riguarda i percorsi gestionali dopo la dimissione dei pazienti: dall’inchiesta emerge che il 29,7 per cento viene indirizzato presso ambulatori associati alla Medicina Interna, il 24,4 verso specialisti (diabetologo, cardiologo) non associati alla Medicina Interna, il 45,9 affidato al medico di Medicina Generale. A tal proposito, risulta che nel 47,4 per cento dei centri che hanno partecipato all’indagine, esiste una collaborazione tra Medicina Interna e Medicina del Territorio, che si esprime nel 21 per cento delle strutture con la consegna di un piano di follow-up post dimissione, nel 10,5 di queste con incontri formativi tra medici Internisti e medici di Medicina Generale, nel 15,9 con entrambe le modalità.

Pubblicato il: 23-12-2015
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa della Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti, intervista a Mauro Campanini

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