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Un piccolo contributo per il cuore dei più piccoli nel mondo

L'Associazione A.I.C.I. Onlus prevede sei missioni nel 2016 per salvare i piccoli cuori malati dei bambini di Camerun, Egitto, Marocco e Senegal

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Un piccolo contributo per il cuore dei più piccoli nel mondo A.I.C.I. Onlus

Sono un milione i bambini che ogni anno nel mondo nascono con deficit o patologie cardiovascolari, di cui 800.000 senza speranza di vita perché nati in Paesi poveri, privi di medici e strutture ospedaliere adeguate. Le malattie cardiovascolari sono, infatti, una delle cause più frequenti di mortalità infantile nei Paesi in via di sviluppo come il Camerun, l’Egitto, il Marocco e il Senegal, che risultano essere tra i più colpiti.

E per aiutare questi piccoli a guarire e avere una vita il più normale possibile, l’Associazione Bambini Cardiopatici nel Mondo - A.I.C.I. Onlus, nata nel 1993 per volontà del professor Alessandro Frigiola e della prof.ssa Silvia Cirri, si avvale di oltre 150 volontari provenienti da tutto il mondo per organizzare ogni mese missioni in diversi paesi. L’obiettivo è incrementare lo sviluppo del sistema sanitario locale e abbattere il tasso di mortalità infantile.

Le cardiopatie congenite sono anomalie del cuore e dei grandi vasi presenti fin dalla nascita e la cui causa non è sempre nota, anche se, spesso, sono legate a difetti genetici che si manifestano durante la gravidanza. La diagnosi arriva, il più delle volte, alla nascita e, nei casi più complessi, anche prima grazie all’utilizzo di una ecocardiografia fetale. Alcune di queste cardiopatie «sono di relativa gravità e, inizialmente, non determinano importanti alterazioni del sistema cardiocircolatorio mentre, nei casi più severi, sono causa di un elevato rischio di mortalità e necessitano di interventi chirurgici complessi e tempestivi - spiega Alessandro Frigiola, presidente di Bambini Cardiopatici nel Mondo e primario di cardiochirurgia pediatrica presso il Policlinico San Donato -. Oltre a queste, altre cardiopatie possono svilupparsi dopo la nascita a causa di diversi fattori come le complicanze di alcune malattie infettive. È il caso delle cosiddette cardiopatie reumatiche, possibile conseguenza di malattie infettive batteriche da streptococco, attualmente in forte diminuzione nei Paesi sviluppati grazie ai trattamenti antibiotici e al miglioramento delle condizioni sanitarie e socio-economiche».

A.I.C.I. Onlus è impegnata nella formazione di personale medico e paramedico specializzato (ad oggi sono stati preparati più di 300 professionisti provenienti da 26 paesi del mondo) che, una volta tornato in patria, costituirà l’equipe di riferimento per la cura di questi bambini. Continua Frigiola: «Oltre a questo l’Associazione partecipa a progetti di costruzione di nuovi centri specializzati nel trattamento delle cardiopatie congenite come il Cardiac Center di Shisong in Camerun e il Centro di Cardiochirurgia e Cardiologia pediatrica presso l’Ospedale Pediatrico Universitario di Damasco in Siria. Inoltre, fornisce apparecchiature e materiali medicali agli ospedali dei paesi più in difficoltà».

E verso i quattro Stati africani più colpiti, l’Associazione intende destinare le prossime sei missioni operatorie cardiochirurgiche salva-vita previste per il 2016. Ogni missione, della durata di una settimana, vedrà coinvolte equipe mediche volontarie italiane che nei centri cardiochirurgici di Shisong, Il Cairo, Casablanca e Fann, visiteranno circa 250 bambini, effettuando diagnosi e identificando le relative cure e, infine, operando i 15 casi ritenuti più gravi e urgenti. Per aiutare la Onlus ad organizzare e rendere possibili queste missioni, fino al 20 dicembre sarà possibile offrire un piccolo ma importante sostegno con l’invio di un sms solidale o una chiamata da rete fissa (numero solidale 45509).

«Le nostre equipe volontarie sono composte da cardiochirurghi, cardiologi, anestesisti, intensivisti, infermieri e tecnici provenienti dai più importanti centri cardiochirurgici italiani e stranieri - continua Frigiola -. Alcuni volontari vengono contattati direttamente da noi mentre altri offrono la propria disponibilità dopo essere venuti a conoscenza di quello che, nell’arco di più di vent’anni, siamo riusciti a realizzare in vari paesi in difficoltà».

Prima di intervenire, l’Associazione verifica l’effettivo grado di urgenza del Paese, il tipo di emergenza umanitaria e le caratteristiche del sistema sanitario locale: ogni intervento viene condiviso con i Governi e le organizzazioni presenti sul territorio così da rispondere alle esigenze della popolazione. «Per il prossimo anno ci auspichiamo di operare circa 100 bambini e di visitarne altri 1.500 - conclude il presidente -. Purtroppo, negli ultimi mesi la situazione internazionale ci ha creato diverse difficoltà e abbiamo dovuto rinunciare a realizzare alcune missioni che erano state programmate come Duhok e Damasco. Se il contesto politico dovesse migliorare, saremo in grado di realizzare almeno altre due missioni operatorie, contribuendo alla guarigione di molti altri bambini».

Pubblicato il: 16-12-2015
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa di A.I.C.I. Onlus, intervista a Alessandro Frigiola

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