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Salute Una crisi che ha mietuto 11.000 vittime

Esperti puntano il dito contro l'OMS per l'Ebola

Pubblicato sul The Lancet un articolo che attribuisce la responsabilità dell'epidemia mortale ad una risposta poco tempestiva da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. L'ONU avrebbe dovuto spegnere sul nascere la diffusione del virus che ha messo in ginocchio l'Africa

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Esperti puntano il dito contro l'OMS per l'Ebola Thinstock

Nel 2013, l'Africa Occidentale ha dovuto affrontare una gravissima emergenza sanitaria a causa della diffusione del terribile virus Ebola, malattia che induce una sorta di febbre emorragica nell'organismo di chi è stato contagiato e che presenta un tasso di mortalità altissimo.

Guinea, Liberia, Sierra Leone sono stati i paesi più colpiti: la portata della crisi è stata tale che ha fatto temere una possibile diffusione dell'epidemia anche in Europa, e per far fronte alla quale è stato concesso anche l'utilizzo di tecniche sperimentali, cioè che non avevano ancora superato tutti i test pre-approvazione. Secondo i dati in possesso dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, il numero di vittime totali confermate supererebbe le 11 mila unità.

Nonostante pochi giorni fa proprio l'agenzia speciale delle Nazioni Unite abbia dichiarato ufficialmente che la Sierra Leone, uno dei paesi maggiormente colpiti, è riuscita a sconfiggere l'epidemia dopo 22 mesi di inferno, i metodi di gestione di questa emergenza continuano a far discutere gli esperti. Alcuni di questi, tra cui gli scienziati della London School of Hygiene and Tropical Medicine di Londra, hanno pubblicato una documentazione ufficiale sulla rivista specializzata The Lancet accusando proprio l'Organizzazione Mondiale della Sanità di essere intervenuta con scarsa tempestività, e che sarebbe questo responso tardivo il principale responsabile dell'estrema gravità che tale emergenza ha assunto.

Nell'articolo si legge che molto probabilmente le ragioni di questo coinvolgimento non opportuno risiederebbero nel fatto che la stessa agenzia delle Nazioni Unite, nel 2009, aveva subito critiche al suo operato in occasione dell'influenza aviaria, per arginare la quale sono state introdotte misure eccessive che non hanno fatto altro che diffondere panico immotivato. Per quel che concerne Ebola, secondo la denuncia degli esperti, occorreva una risposta immediata: l'assenza di un responso tempestivo avrebbe in definitiva causato la diffusione del virus dalla Guinea, dov'è comparso per la prima volta, a Sierra Leone e Libera, cosa che ha originato migliaia di sofferenze e morti evitabili, per non parlare delle ripercussioni sociali ed economiche che ancora oggi flagellano queste nazioni africane.

La più logica conseguenza è rappresentata dall'estrema diminuzione della fiducia verso le istituzioni globali e nazionali nate proprio per porre rimedio a questo genere di incidenti. La prima fase dell'epidemia è datata dicembre 2013, ed è scoppiata in una remota regione della Guinea, dove in precedenza non erano mai stati riportati casi del genere: si pensa che probabilmente tutto sia iniziato da un bambino, ammalatosi giocando con il cadavere di un pipistrello infetto. Se una tale coincidenza non poteva essere fronteggiata, tuttavia, secondo gli esperti la OMS ha veramente fallito è stato quando l'epidemia è entrata nella sua seconda fase, a marzo 2014, quando l'agenzia ha evitato di intervenire nonostante esistessero sufficienti prove che dimostrassero come il focolaio stesse raggiungendo un'intensità tale da sopravanzare le forze nazionali e le capacità delle organizzazioni non governative, posizionatesi in prima linea da subito per offrire i propri servizi.

Pubblicato il: 23-11-2015
Di:
FONTE : OMS, The Lancet, London School of Hygiene and Tropical Medicine

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