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Per la sicurezza giochiamo al ribasso

Uno studio pubblicato sulla rivista Lancet afferma che nelle persone con diabete, problemi di cuore e di reni, la soglia della pressione considerata sicura va rivista: deve scendere di 10 punti

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Per la sicurezza giochiamo al ribasso Thinstock

Di quanto va abbassata la pressione nei soggetti particolarmente a rischio di infarto e di ictus perché possano dormire sonni tranquilli? La questione è dibattuta da anni e gli studi fatti in proposito hanno dato risultati non chiarissimi. Tanto che, le linee guida attuali, sono a favore di un contenimento limitato dei valori pressori perché anche l’ipotensione, il calo improvviso della pressione che compare con facilità quando la si forza verso il basso, è, a sua volta, pericolosa.

A confondere le idee e rimescolare le carte ci pensa adesso un mastodontico studio cinese-australiano appena uscito sulla rivista Lancet, finanziato dal National Health and Medical Research Council australiano, quindi, con denaro pubblico, fatto rilevante in un campo dove gli interessi delle case farmaceutici sono notevoli e le ricerche che godono dei loro fondi rischiano spesso di essere di parte. Il lavoro arriva a dimostrare che, contrariamente a quanto si fa adesso, nei pazienti più »delicati» perché sofferenti di cuore, di diabete o di malattie renali, la soglia di sicurezza della pressione deve scendere di almeno 7 mm/Hg per quanto riguarda la massima, di almeno 5 mm/Hg per la minima. In sostanza anziché a 140/90 bisogna abbassarla a 130/85. Così facendo - dimostrerebbe lo studio -  si riduce del 14 per cento il rischio di infarto, di un quarto quello di Ictus. Non solo, la retinopatia, il danno alla retina, la membrana più profonda dell’occhio, favorito dalla pressione sopra le righe, diminuisce di un quinto.

Per arrivare a questa conclusione i ricercatori guidati da Anthony Rodgers, direttore del George Institute of Global Health di Sydney in Australia e da Jcheng Lv del Dipartimento di Medicina della Università Peking di Pechino, hanno preso in considerazione tutti gli studi fatti in proposito dal 1950 al 2015, arrivando a mettere insieme un campione di 45.000 persone. Analizzando con un’attenzione particolare le ricerche dove i pazienti erano stati trattati in modo più »energico» facendo scendere la loro pressione sotto i 140 mm/Hg. «Bisogna sottolineare - precisa Jicheng Lv, coautore dello studio – che comparando i gruppi di pazienti tenuti a una pressione più bassa e quelli in cui si è scelto un regime di cura più blando, gli effetti collaterali si sono rivelati gli stessi, sfatando l’idea che abbassare la pressione sotto una certa soglia esponga a dei rischi. Non dimentichiamo che la maggior parte delle morti cardiache si verifica in persone in cui la pressione risultava normale. Certo, si è riscontrata una maggiore frequenza di crisi ipotensive e di questo bisogna tenere conto».

«D’altro canto - aggiunge Rodgers - non esistono solo i farmaci - ; bisogna prendere in considerazione le diete a basso contenuto di sale e il calo di peso, incoraggiando i pazienti a modificare le abitudini alimentari e lo stile di vita finché non si raggiunge quel risultato».

La questione dei livelli di sicurezza della pressione è riaperta. Vediamo gli sviluppi…..

Pubblicato il: 11-11-2015
Di:
FONTE : Da una ricerca pubblicata sulla rivista "The Lancet"

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