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Mai più spose bambine

Fino al primo novembre è possibile sostenere la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi "MAI PIÙ SPOSE BAMBINE" per salvare le oltre 37 mila bambine alle quali, quotidianamente, viene negata l'infanzia

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Mai più spose bambine Amnesty International Italia

Secondo le stime del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa) sono 13.5 milioni le ragazze che ogni anno nel mondo sono costrette a sposarsi prima dei 18 anni con uomini molto più vecchi di loro. Si tratta di 37 mila bambine alle quali, quotidianamente, viene negata l’infanzia. Isolate, tagliate fuori da famiglia e amicizie e da qualsiasi altra forma di sostegno, perdono la libertà e sono sottoposte a violenze e abusi. Molte di loro rimangono incinte immediatamente o poco dopo il matrimonio, quando sono ancora delle bambine.

Per difendere e proteggere queste bambine, fino al 1 novembre, è possibile sostenete la campagna di raccolta fondi promossa da Amnesty International Italia MAI PIÙ SPOSE BAMBINE (SMS solidale al 45594). «Su questo tema siamo impegnati da numerosi anni attraverso denunce e rapporti su specifici paesi – spiega a Il Giornale.it Riccardo Noury portavoce di Amnesty International Italia -. Per la prima volta, però, è oggetto di una campagna globale, iniziata nel 2014 e che riguarda tutta una serie di aspetti legati ai diritti umani delle donne e delle bambine. Amnesty International Italia ha deciso quest'anno di accompagnarla con il progetto di sms solidale sostenuto da Antonella Elia, Giovanna Gra, Dacia Maraini, Simona Marchini, Veronica Pivetti, Marina Rei».

Amnesty International Italia nasce nel 1975, su volontà di persone di diversa estrazione sociale e orientamento politico accomunate dalla visione di un mondo nel quale possano essere rispettate le norme proclamate nel 1948 con la Dichiarazione universale dei diritti umani. «Da allora - continua Nory - oltre ad aver preso parte alle principali campagne globali lanciate dalla sede centrale dell'Associazione a Londra e aver favorito la scarcerazione di oltre 50.000 prigionieri di coscienza nel mondo, abbiamo contribuito ad alcuni importanti traguardi tra cui il riconoscimento dell'obiezione di coscienza al servizio militare e l'abolizione definitiva della pena di morte. Manca ancora il raggiungimento dell'obiettivo per cui siamo impegnati da 26 anni: una legge che preveda e punisca il reato di tortura».

E sul tema delle spose bambine, un importante traguardo globale è stato raggiunto il 2 luglio scorso con l’adozione da parte del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite della prima Risoluzione sulla prevenzione e l'eliminazione dei matrimoni precoci e forzati. Il testo ribadisce che questo tipo di fenomeni rappresentano una violazione dei diritti umani, in particolare delle donne e delle bambine. La Risoluzione si rivolge agli Stati e sottolinea l’importanza del coinvolgimento dell’intera società civile per rafforzare il monitoraggio e gli interventi di prevenzione a contrasto di questo problema.

Proseguendo su questo percorso, l’Associazione, grazie alla campagna MAI PIÙ SPOSE BAMBINE, intende «sensibilizzare l’opinione pubblica su questa realtà che si radica nella povertà, nella discriminazione e nell’arretratezza culturale - spiega ancora il portavoce -; incrementare l’attenzione dei governi nei Paesi in cui è presente questa pratica affinché sia bandita; favorire l’avvio di indagini imparziali, tempestive ed esaurienti su ogni denuncia di violazione dei diritti umani basata sulla discriminazione; contribuire a far sì che le bambine non subiscano decisioni riguardanti il loro corpo e che vivano la propria vita senza interferenze da parte di altri».

Tra i Paesi colpiti, il Bangladesh, l’Afghanistan, l’India, il Burkina Faso, la Siria, lo Yemen, la Giordania, il Marocco e l’Algeria. In alcuni di questi il fenomeno è in via di riduzione, in altri no. Per questo motivo, «occorre considerare che questo problema si estende e si fa globale attraverso le migrazioni. Come fermarlo? Con le leggi, sicuramente, ma anche con l'educazione ai diritti umani, parlando con le comunità interessate. Siamo fiduciosi: con questi stessi mezzi un fenomeno gravissimo come le mutilazioni dei genitali femminili è stato dapprima denunciato e poi ridimensionato notevolmente» conclude il portavoce Nory.

Pubblicato il: 21-10-2015
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa di Amnesty International Italia, intervista a Riccardo Noury

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