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La dieta Mediterranea ha bisogno di contaminarsi

Per rispondere alle esigenze di salute del popolo italiano, sempre più multietnico, la dieta Mediterranea deve farsi comprendere e apprezzare anche da chi non è nativo del bel paese.

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Seguire la dieta Mediterranea non significa solo mangiare determinati alimenti anziché altri ovvero prediligere l’assunzione di verdura, legumi, frutta, noci e cerali integrali, consumare pesce regolarmente, scegliere come condimento principale l’olio extra vergine di oliva, tenere sotto controllo l’intake di acidi grassi saturi, prodotti caseari e carne rossa, ma significa anche svolgere regolarmente attività fisica, scegliere prodotti a filiera corta e di stagione, insomma la dieta Mediterranea costituisce una vera e propria filosofia di vita.

è un peccato che gli italiani non apprezzino e non conoscano a fondo questo modo di mangiare che ci rende famosi nel mondo: è sicuramente un orgoglio il fatto che l’UNESCO abbia inserito la Dieta Mediterranea nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'Umanità, riconoscendo tale patrimonio appartenere a Italia, Marocco, Grecia e Spagna oltre che Cipro, Croazia e Portogallo.

Seguire la dieta Mediterranea oltre che essere una scelta di gusto è anche una scelta di salute poiché è scientificamente provato che l’aderenza a tale stile di vita si associa con una riduzione di rischio nell’adulto nello sviluppo delle cosidette NCDs (non comunicable diseases) ovvero delle patologie come obesità, diabete, ipertensione e tumori.

Come evidenziato recentemente da un sondaggio presentato all’Expò gli italiani di nutrizione ne sanno ben poco e si fa ancora molta confusione fra grassi, carboidrati e calorie: come possiamo, dunque, sperare che gli stranieri sempre più presenti sul territorio possano amare e appropriarsi delle tradizioni della dieta Mediterranea?

L’Italia è ormai un paese multietnico: gli stranieri residenti al 1°gennaio 2015 sono arrivati all’8,3% e la loro presenza condiziona inevitabilmente le scelte nutrizionali dell’intera popolazione esponendola a una commistione di abitudini alimentari molto variegate.

Bisogna dunque rivedere il concetto stesso di educazione nutrizionale e aggiornarlo anche alla luce di un discorso di prevenzione delle malattie: l’educazione nutrizionale, inoltre,  deve essere fatta a partire dai bambini che saranno gli adulti di domani.

È molto interessante a questo proposito conoscere la piramide alimentare transculturale per l’infanzia proposta dalla Società italiana di Pediatria come spiega efficacemente la dott.ssa Elvira Verduci ricercatrice e dirigente medico pediatra presso l’Unità Operativa di Pediatria dell’A.O. S. Paolo di Milano:<< I principi della Piramide alimentare transculturale per l'età pediatrica sono quelli della dieta Mediterranea, integrata da cibi multietnici: prevede un’ elevata assunzione di verdura, legumi, frutta, noci e cerali integrali, consumo di pesce medio alto, elevata assunzione di acidi grassi insaturi (olio di oliva),  basso intake di acidi  grassi saturi e di prodotti caseari,  ridotta assunzione di carne, soprattutto rossa, apporto moderato di sale e attività fisica quotidiana. Ancor più nello specifico bisogna inculcare nei bambini l’idea di una corretta alimentazione che dovrebbe prevedere 5 pasti al giorno, suddivisi in modo adeguato durante la giornata. La colazione ideale, che dovrebbe fornire il carburante per affrontare la mattinata dopo il digiuno notturno, è a base di latte o yogurt parzialmente scremato, fette biscottate o pane integrale con marmellata o muesli o biscotti secchi o cereali integrali, e frutta fresca. Da non dimenticare poi gli spuntini, importanti rompi-digiuno che permettono di ricaricare il cervello con un po’ di energia ed equilibrare l’assunzione dei diversi nutrienti nella giornata, evitando di arrivare a pranzo o a cena affamati. Lo spuntino al mattino e la merenda di metà pomeriggio, che devono assicurare rispettivamente il 5% e il 10% delle calorie giornaliere, possono quindi prevedere della frutta di stagione (o saltuariamente un sorbetto di frutta), uno yogurt parzialmente scremato o del pane integrale con olio e pomodoro. I due pasti principali, il pranzo (40% delle calorie) e la cena (30% delle calorie), devono essere completi e devono presentare carboidrati, proteine, lipidi e fibre. Per assicurare un corretto apporto di tutti i nutrienti è possibile optare per un piatto unico (ad esempio, pasta integrale con i legumi) oppure per un primo ed un secondo piatto separatamente, cercando di variare e far ruotare il più possibile le diverse scelte. In entrambi i casi è necessario aggiungere una porzione di frutta e verdura. Infine, da non dimenticare, è fondamentale un’assunzione giornaliera adeguata di acqua (pari a 1600 ml di acqua al giorno per bambini 4-6 anni e 1800 ml per bambini 7-10 anni)>>.

Pubblicato il: 14-10-2015
Di:
FONTE : Redazione-Comunicato Stampa

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