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Salute IX Giornate di Andrologia e Medicina della Riproduzione

Fecondazione: male il Sud, virtuosi Nord e Centro Italia

Presentata l'indagine sulle liste di attesa dei centri pubblici di procreazione medicalmente assistita in Italia. Bene Valle d'Aosta e Toscana, male Sicilia e virtuoso il centro dell'ospedale Sandro Pertini in Lazio

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Ottenere un quadro, il più possibile completo, dell’attuale livello di assistenza e dei tempi di accesso per l’esecuzione di una tecnica di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) di II livello dei principali centri di sterilità pubblici in Italia. Era questo l’obiettivo dell’indagine condotta da un gruppo di studentesse della facoltà di medicina dell’Università La Sapienza di Roma e discussi a Sabaudia (Latina), in occasione della nona edizione de Le giornate di Andrologia e Medicina della Riproduzione.

La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) di II livello, in Italia, si divide tra fecondazione in vitro con embriotransfer e inseminazione intracitoplasmatica dello spermatozoo. Si tratta di due tecniche diverse, la prima (FIVET), mette a contatto nella provetta ovuli e spermatozoi, la seconda (ICSI) inietta lo spermatozoo nell'ovulo (si fa quando l'uomo ha pochi spermatozoi o poco mobili). In entrambi i casi, si procede con il trasferimento dell'embrione nell'utero.

Nel Nord del Paese, la media per macroregione è di circa 3 mesi di attesa per la prima visita e di 5 mesi per l’esecuzione di una tecnica di PMA, che prevede il recupero di ovociti dalla donna e la fertilizzazione in laboratorio con gli spermatozoi del proprio partner. I tempi più brevi si riscontrano in Val D’Aosta, con 2 mesi per la prima visita e nessuna attesa per accedere alle tecniche di PMA. Sempre al Nord, tra i tempi più lunghi quelli del Veneto e della Liguria. Al Centro, l’offerta più rapida proviene dall’Umbria (1 mese per la prima visita e 6 mesi per la PMA di II livello); regione virtuosa la Toscana, con 3 mesi di attesa media per la prima visita e ben due centri su tre con nessuna lista d’attesa per le tecniche di PMA. Poco virtuoso, invece, il Lazio, dove si attende un mese per ottenere la prima visita ginecologica ma ben 10 mesi per accedere alle tecniche di PMA di II livello.

Sempre in Lazio, però, spicca per eccellenza il centro di sterilità dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, i cui tempi sono pari a zero. Dalla riapertura, lo scorso Marzo 2015 (si tratta, infatti, del centro protagonista del grave episodio dello scambio degli embrioni avvenuto nel 2013 e poi chiuso per circa un anno), sono state attivate oltre 800 cartelle cliniche ed eseguite 200 tecniche di PMA di II livello. «Il nostro segreto è, innanzitutto, una  direzione  generale attenta alle problematiche della coppia infertile - spiega Rocco Rago, Direttore del centro e responsabile dell’indagine - che ha promosso una rapida riqualificazione del centro consentendoci di avere una sala operatoria ad hoc e del personale dedicato. Inoltre, è stata prevista un’organizzazione per livelli di intensità dove si accede alla PMA solo dopo un iter diagnostico e terapeutico finalizzato a favorire la fertilità naturale».

Presso il centro Pertini, oggi, il tasso di gravidanze ottenute grazie a tecniche di procreazione di II livello effettuate in donne tra i 30 e i 43 anni è pari al 29,3 per cento, laddove la media nazionale si attesta tra il 20 e il 25 per cento. Si va da un 41,4 per cento di gravidanze ottenute tra donne di età inferiore ai 35 anni, fino ad un incoraggiante 26 per cento di successo tra le donne di età compresa tra i 39 e i 42 anni. «Il problema principale è che la Regione Lazio non ha ancora istituito un ticket regionale dedicato e questo fa si che per le coppie sia economicamente più vantaggioso andare fuori regione (Toscana, Umbria, Abruzzo) dove pagano nulla o poco - continua il direttore -. Assurdo, se pensiamo che  la nostra regione, poi, è costretta a rimborsare quelle limitrofe. Mi chiedo se non sarebbe più logico usare quei soldi per trattare le coppie del Lazio nel Lazio e diventando, così, attrattivi anche per l'esterno».

Tornando all’indagine, nonostante nel Sud del Paese siano presenti centri e medici di fama internazionale, continuano a sussistere importanti problemi legati alle liste d'attesa. In alcuni casi, i tempi per procedere con la Procreazione Medicalmente Assistita sono addirittura di 18 mesi. Per risolvere questo problema, bisognerebbe «investire nelle persone - spiega Raffaella Depalo, direttore dell’Unità Operativa (UOS) di Procreazione Medicalmente Assistita e Congelamento Gameti presso il Policlinico di Bari -. Ogni Centro deve poter contare su personale qualificato, stabile e dedicato e, soprattutto, proporzionato al volume dei trattamenti. Bisogna prevedere piante organiche per i centri pubblici. Evidentemente, in altre regioni il problema è stato già affrontato e risolto».

Su scala nazionale, è importante ricordare che, nell’ultimo decennio, i traguardi raggiunti in questo settore sono parecchi, «dalla sicurezza delle PMA, al superamento di gravi complicanze, prima fra tutte la sindrome da iperstimolazione ovarica, così come le gravidanze plurigemellari con tutti i costi per la salute della donna e dei nascituri che comportava. Tuttavia, è necessario agire in tempi rapidi per rendere omogenee su tutto il territorio nazionale le modalità di erogazione della procedura» conclude Depaolo.

Pubblicato il: 14-10-2015
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa delle IX Giornate di Andrologia e Medicina della Riproduzione, intervista a Renzo Rago

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