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Salute Ipertrofia prostatica

Un raggio di luce che non colpisce la virilità

È quanto accade con il laser al Tullio che consente di asportare il tessuto ingrossato senza alterare la funzione erettile

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Un raggio di luce che non colpisce la virilità Thinstock

Una tecnica che assicura il mantenimento di una normale attività sessuale anche dopo un intervento alla prostata.  È il vantaggio della tecnica ThuLEP, (che sfrutta la precisione del laser al Tullio creato da un’azienda italiana leader nel settore) presentata di recente al Congresso Mondiale di Endourologia di Londra.  Per via uretrale (attraverso il pene) viene introdotto uno strumento attraverso il quale si inserisce una sonda laser che asporta la porzione di prostata aumentata; questa viene poi ridotta in frammenti più piccoli, che vengono aspirati. La durata dell’intervento, che viene eseguito per lo più in anestesia spinale, varia da 40 a 120 minuti e dipende soprattutto dalla grandezza della prostata.

Sono 40mila gli uomini che ogni anno in Italia vengono operati per l'ingrossamento benigno della prostata, patologia che accomuna 1 uomo su 2 sui 50 anni e addirittura il 75 per cento degli over 80.

Secondo uno studio condotto da Luca Carmignani, primario di Urologia presso il Policlinico San Donato di Milano e pubblicato recentemente sulla rivista Asian Journal of Andrology, questa metodica consente il mantenimento delle funzionalità del tratto urinario e diminuisce le possibilità di sanguinamento operatorio e post-operatorio. Lo studio è stato condotto analizzando i cambiamenti nella funzione sessuale e urinaria di 110 pazienti sottoposti al trattamento ThuLEP eseguito con il laser. I pazienti, con un’età media di 67 anni, sono stati valutati prima dell'intervento e successivamente a 3 e a 6 mesi.

Dai dati è emerso che i disturbi urinari post-operatori sono migliorati e non sono state osservati cambiamenti significativi nella funzione erettile, che è rimasta la medesima prima e dopo l'intervento. Un dato di particolare rilievo è quello relativo alla percentuale di pazienti che hanno mantenuto l’eiaculazione, che è superiore del 52,7 per cento rispetto a quanto accade con la TURP, la resezione prostatica trans-uretrale, l‘intervento endoscopico più praticato finora, che asporta dall'interno la porzione centrale della prostata all’origine dei disturbi urinari (riduzione del getto, fino all’incapacità di urinare).

«In generale, gli interventi alla prostata possono causare disfunzione erettile o, nei casi più gravi, sterilità. La chirurgia radicale per tumore alla prostata determina sempre la sterilità, visto che comporta la rimozione sia della prostata sia delle vescicole seminali - spiega Alberto Roggia, Primario Emerito di Urologia presso l’ospedale di Gallarate, Varese -.  Gli interventi per patologia benigna (soprattutto per ipertrofia, tipica della terza età), invece, comportano in alta percentuale di casi una retrospermia, la eiaculazione retrograda in vescica; ne deriva che c'è sterilità ma non deficit dell’erezione».

Grazie a questa nuova metodica, invece, la potenza sessuale e il benessere psicologico degli uomini colpiti da patologie della prostata benigne possono essere conservati. Un grande passo avanti anche in un’ottica del risparmio per il sistema sanitario nazionale, visto che l’enucleazione della prostata con il laser al Tullio si può effettuare in day surgery. Con i trattamenti tradizionali o con metodiche laser con sorgenti differenti sono necessari ricoveri fino a 5 giorni a causa dei sanguinamenti o dell’irritazione post-operatoria.

«Il laser, soprattutto quello di ultima generazione green light, è una tecnica ottimale - spiega ancora Roggia -. Consente, infatti, di rimuovere il tessuto prostatico che ostacola lo svuotamento vescicale, con una tecnica mininvasiva e una degenza ospedaliera molto breve consentendo anche un recupero rapido dell’attività lavorativa».

È importante sottolineare, però, che la fase diagnostica diventa ancora più importante in caso di utilizzo del trattamento ThuLEP. Bisogna escludere, infatti, «che accanto ad un patologia apparentemente benigna sussistano focolai di carcinoma prostatico silenti. Sappiamo che non è sufficiente la visita urologica con esplorazione digito-rettale (associata al PSA) per escludere la presenza di tumore - conclude l’esperto  -. È bene, quindi, effettuare un’accurata ecografia-transrettale meglio se associata a elastosonografia, che fornisce informazioni sull’elasticità dei tessuti, ed eventualmente anche un’agobiopsia. Se risultasse, infatti, la presenza di un tumore maligno bisognerebbe procedere tramite chirurgia radicale o brachiterapia, una radioterapia che prevede il posizionamento di piccole sorgenti radioattive, »semi», direttamente all’interno della prostata in anestesia epidurale».  

Pubblicato il: 07-10-2015
Di:
FONTE : Da un lancio Ansa, intervista al Professor Alberto Roggia

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