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Salute Aritmie cardiache

Scacco al cuore matto in due mosse

Per la fibrillazione atriale cronica il Centro Cardiologico Monzino di Milano abbina due approcci: l'introduzione del catetere che individua l'area del cuore alterata e un intervento mininvasivo mirato. Buone percentuali di successo

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Scacco al cuore matto in due mosse Thinstock

Al Centro Cardiologico Monzino di Milano l’equipe di Aritmologia, guidata da Claudio Tondo, e di Cardiochirurgia II, guidata da Gianluca Polvani, hanno messo a punto un intervento combinato che permette di curare con successo anche i casi considerati irrecuperabili di fibrillazione atriale, l’alterazione del ritmo cardiaco che nasce dagli atri del cuore. Si tratta di una complessa patologia elettrica, che presenta costantemente due caratteristiche: l’attivazione rapida e apparentemente caotica del tessuto atriale e l’aumento del rischio di emboli (che può portare all’ictus cerebrale).

Questa patologia può essere trattata con tre metodi diversi, a seconda della gravità e dell’età del paziente. Tramite cardioversione (al paziente viene erogata una scossa elettrica che attraversa il cuore e ne attiva le cellule simultaneamente provocando un arresto dell'aritmia), l’ablazione trans catetere (si introduce, da una vena femorale per via percutanea, un catetere attraverso il quale viene fatta passare la corrente elettrica a radiofrequenza che provoca la distruzione del tessuto miocardico alterato) o la terapia farmacologica (anticoagulanti orali o nuovi anticoagulanti orali, detti anche NAO). Purtroppo, nelle forme di fibrillazione atriale più aggressive e complesse, l’ablazione tradizionale, spesso, non è risolutiva. Su 100 malati il 10 per cento non guarisce né con i farmaci né con ripetute ablazioni, e la qualità della vita è intollerabile.

Per questi pazienti, al Monzino si è pensato di procedere affrontando il problema su due fronti: dall’interno con un mappaggio elettro-anatomico effettuato tramite l’accesso di un catetere attraverso i vasi che individuano l’area in cui si è formata l’anomalia del ritmo, e dall’esterno, con un approccio chirurgico mininvasivo che rimuove la lesione riportando in ritmo il cuore.

Fino ad oggi, sono stati trattati con questa nuova tecnica 45 pazienti che, dopo un follow-up di un anno e mezzo, hanno riportato una percentuale di successo del 91%. «I risultati ottenuti fanno pensare che la nuova metodica diventerà il trattamento standard che chirurghi e aritmologi dovranno utilizzare - spiega Polvani -. Da qui l’idea di istituire al Monzino un Centro per il trattamento integrato della fibrillazione atriale cronica, che si occuperà anche del training di aritmologi e cardiochirurghi. L’integrazione comincia già nella fase di valutazione: gli specialisti stabiliscono insieme l’eleggibilità del paziente alla procedura».

Questo sistema chirurgico, che si effettua in una Sala Multifunzionale a cuore battente e in toracoscopia 3D, permette una visione tridimensionale del campo operatorio. In sostanza, si riesce a studiare con precisione la componente elettrica dell’atrio sinistro, guidati dal mappaggio elettro-anatomico. Un intervento mininvasivo, effettuato tramite tre piccoli fori nel torace posizionando temporaneamente un ablatore che, circondando l’atrio di sinistra, garantisce la completa esclusione dei focolai aritmici atriali, vale a dire quelle zone di alterata funzionalità che generano l’aritmia. «Dopo il chirurgo interviene ancora l’aritmologo per verificare con un nuovo mappaggio l’avvenuta ablazione o, se necessario, per effettuare un intervento transcatetere a completamento della procedura. Possiamo parlare veramente di trattamento integrato aritmologico-chirurgico» - spiega ancora Polvani.

Una proceduta particolarmente consigliata nel soggetto cronico che per anni, pur sottoposto a molteplici trattamenti, non è mai riuscito a risolvere il problema. «Non dimentichiamo che la fibrillazione atriale, oltre ad aumentare in modo significativo il rischio di incorrere in un episodio trombo-embolico, ha un impatto fortemente negativo sulla qualità di vita della persona»..

Questa patologia colpisce circa il 2 per cento della popolazione e sono previsti ogni anno dai 60 ai 70.000 nuovi casi. «Non è possibile arrivare al 100 per cento di successo nel trattamento della fibrillazione atriale cronica, ma il risultato raggiunto è straordinario e ci obbliga a proseguire su questa strada. Al Monzino, grazie ad un team multidisciplinare che integra le competenze di aritmologi, cardiochirurghi, cardiologi e specialisti di imaging, il paziente viene inserito all’interno di un percorso diagnostico e terapeutico strutturato per garantire le più avanzate modalità di trattamento disponibili a livello mondiale» - conclude l’esperto.

Pubblicato il: 02-10-2015
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa del Centro Cardiologico Monzino di Milano, intervista a Gianluca Polvani

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