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Il seme ora nasce in laboratorio

Ricercatori di Lione sono riusciti a creare spermatozoi dal tessuto del testicolo, processo che in natura richiede più di 70 giorni, grazie ad un incubatore estratto dai crostacei. Ancora da verificare la loro capacità di fecondazione

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Il seme ora nasce in laboratorio Thinstock

Nel 2009 scienziati dell’Università di Newcastle annunciarono di aver creato il primo spermatozoo artificiale partendo da una cellula staminale embrionale umana. L’esperimento fece grande scalpore; non ebbe, però, seguito perché la Human Fertilisation and Embryology Authority, l’ente cui è affidata l’autorizzazione per questo ambito di ricerche in Gran Bretagna, decise che, nonostante il lavoro fosse stato pubblicato sulla rivista Stem Cells and Development, i margini di sicurezza erano insufficienti per proseguire con un’eventuale fertilizzazione. Suscitava dubbi l’integrità genetica di queste cellule inventate di sana pianta dalle staminali.

Ora, il problema si ripropone con l’annuncio da parte della Kallistem, una start up del Centro nazionale per la ricerca francese con sede a Lione, che due suoi ricercatori, Philippe Durand e Marie-HélènePerrard, sono riusciti a far diventare spermatozoi sani e maturi, gli spermatidi, ovvero i precursori di questi ultimi, prelevati dal tessuto dei testicoli.

La notizia è rilevante, visto che nelle sperimentazioni finora non si è arrivati mai a tanto. Questo anche perché si interviene su un processo già molto difficile in natura: lo spermatozoo è il punto finale di una serie di divisioni cellulari che dimezzano il corredo cromosomico del gamete maschile e ne modificano la forma, fino ad arrivare alla testa, al corpo e alla coda, fondamentale per garantirne la motilità con cui arriva all'ovocita. Un’evoluzione che richiede dai 72 ai 74 giorni, difficilissima da riprodurre in laboratorio.

Come ci sono riusciti i ricercatori francesi? La Kallistem quando ha annunciato la scoperta il 5 maggio, non poteva rendere noti i dettagli del suo lavoro perché era ancora in corso la richiesta di brevetto depositata a fine 2013, pubblicata poi il 25 giugno scorso. A quel punto, Durand e Perrard hanno rivelato un po’ di più su questa straordinaria maturazione; il segreto sarebbe nell’incubatore in cui è stato messo il tessuto (per la precisione i tubuli seminiferi) a base di chitosano, un polisaccaride ricavato dal guscio dei crostacei. Ora si aspetta la pubblicazione su una rivista scientifica ma, soprattutto, la prova del nove: la verifica di fecondità sull’animale da esperimento. Vedremo se lo spermatozoo sintetico a parte il sensazionalismo, funziona e se serve a trasmettere la propria parte di patrimonio genetico in una fecondazione, esattamente come fa quello naturale. Ma se questo verrà confermato, siamo di fronte ad una svolta per decine di milioni di uomini che oggi soffrono di azospermia, la mancanza di spermatozoi nel liquido seminale, ma anche per chi deve sottoporsi a chemioterapia per un tumore o deve, per lo stesso motivo, essere irradiato.

Se pensiamo alle banche del seme, una vera e propria industria ormai, una soluzione di questo genere aprirebbe una nuova epoca. Senz’altro meno angosciosa (si sta parlando del proprio tessuto testicolare) di quella che ci fa intravedere una scoperta avvenuta di recente in Giappone dove Il professor Shinya Yamanaka, Premio Nobel per la medicina nel 2012, è riuscito a riportare allo stadio embrionale le cellule del derma e di altri tessuti. Quindi, se sarà possibile creare spermatozoi dalle cellule staminali embrionali lo si potrà fare usando quelle della pelle, sostengono i giapponesi. Ma la prospettiva sa davvero di vita artificiale e solleva molti interrogativi etici.

Pubblicato il: 23-09-2015
Di:
FONTE : Da una notizia apparsa sulla rivista internazionale "New Scientist"

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