Sondaggio

Sondaggio

La scelta vegetariana: perché lo fai?
Vota

Terme di Comano

Comano: valle della salute
Vai allo speciale

Salute Sanità e giustizia

Responsabilità medica: ecco le possibili novità

Il testo unico, attualmente al vaglio della Commissione Affari Sociali della Camera, propone una serie di cambiamenti tra cui una sorta di depenalizzazione della responsabilità professionale del personale sanitario. Bruno Sgromo, avvocato specializzato in responsabilità medica, spiega benefici e limiti di questa riforma

4.55 di 5
Responsabilità medica: ecco le possibili novità Thinstock

Sono ripresi questa settimana i lavori della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati per l'esame del testo unico sulle Disposizioni in materia di responsabilità professionale del personale sanitario. In dettaglio, si terrà in questi giorni l’audizione del Professor Guido Alpa, presidente della Commissione apposita, istituita lo scorso marzo presso il Ministero della Salute. La proposta del giurista è quella di inserire all’interno della Legge di Stabilità alcune modifiche all’attuale disciplina di legge in materia di errori sanitari.

Il documento in questione, consegnato al ministro della salute Beatrice Lorenzin, propone di invertire l’onere della prova, in altre parole dovrebbe essere il paziente a dimostrare l’errore del medico. Inoltre, si vorrebbe istituire la distinzione tra medici liberi professionisti, convenzionati e dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale. Per queste ultime due categorie, i tempi di prescrizione dovrebbero ridursi da 10 a 5 anni in ambito civile. La proposta delinea anche una specifica definizione per la colpa grave dei sanitari, prevedendo una fattispecie autonoma di lesioni e omicidio colposo. Infine, si prevede un limite massimo alle denunce contro il singolo professionista e l’introduzione di un albo di super-periti ai quali i giudici potranno rivolgersi per consulenze tecniche attendibili.

La riforma, quindi, se approvata, potrebbe rivedere molti aspetti giuridici alla base delle cause per episodi di malasanità, tra questi la stessa responsabilità dei medici in caso di errore. L’Avvocato Bruno Sgromo, specializzato in responsabilità medica, intervistato da Il Giornale.it, spiega i possibili benefici e i limiti della proposta.

Avvocato, siamo di fronte ad una «rivoluzione» nel campo della responsabilità professionale dei medici?
«Innanzitutto, non ritengo che le proposte formulate rappresentino una rivoluzione. Un esempio su tutti: l’inversione dell’onere della prova dell’errore a carico del paziente. Già oggi, infatti, molti studi legali specializzati in casi di malasanità, prima di avviare un giudizio per responsabilità professionale, predispongono una perizia medico legale per  individuare l’esistenza di un nesso tra l’operato del medico e il danno subito dal paziente. Deve essere proprio questa perizia ad attestare che si tratti di un caso di malasanità, prima di procedere o meno con la richiesta di risarcimento. Per dimostrare questo nesso, occorre raccogliere tutta la documentazione possibile: cartelle cliniche, referti, certificazioni, prescrizioni di eventuali cure o esami. Pertanto, l’onere della prova è di fatto, già oggi, a carico del paziente. Ad esempio, il mio studio riceve in media quindici nuove richieste di assistenza al giorno, ma la percentuale di pratiche effettivamente prese in carico è inferiore al dieci per cento».

Quali i principali punti della proposta che andrebbero rivisti e quali, secondo lei, sono perfettamente centrati?
«Questa riforma andava studiata coinvolgendo uno o più studi legali. Il loro contributo sarebbe potuto andare in due direzioni: l’accelerazione dei tempi della giustizia e la ridefinizione della responsabilità penale dei medici nella direzione di un suo alleggerimento. Penso che, oggi, non sussista un problema né, tanto meno, un abuso di denunce in ambito civile, bensì ritengo ne esista uno, ben più serio, in ambito penale. Occorre,  infatti, precisare che il cittadino che ritiene di essere vittima di un caso di malasanità ha davanti a sé due alternative: la via penale, per ottenere la condanna del soggetto responsabile delle ipotesi di reato ad esso ascrivibili o, in caso di costituzione di parte civile, il risarcimento, o la via civile per ottenere il risarcimento dei danni subiti. Il grande problema resta, quindi, quello delle tante denunce penali e dei tanti esposti presentati, che, nell’80 per cento dei casi, vengono archiviati dal PM e che si concludono, quindi, con un nulla di fatto.».

La prescrizione in ambito civile dovrebbe scendere da 10 a 5 anni, questo fatto potrebbe essere letto come positivo se, però, anche i tempi della giustizia fossero accorciati. Che cosa ne pensa?
«Il fatto che la prescrizione possa passare da 10 a 5 anni è relativo esclusivamente al rapporto tra medico e paziente, ma non si estenderebbe, invece, al rapporto tra il medico e la  struttura ospedaliera per la quale lavora. Onestamente, non so come faranno a risolvere questo problema giuridico, dal momento che ci troveremmo di fronte a due tempi di prescrizione diversi, ma pur sempre relativi al medesimo fatto ed in capo a soggetti giuridici diversi. Fatto sta che gli studi specializzati in materia di errori sanitari, solitamente, non citano il medico ma la struttura ospedaliera. Perciò, in casi di malasanità, la tutela del paziente sarà e resterà comunque a dieci anni».

Per come stanno le cose oggi e per la sua esperienza professionale, pensa che siano molti i cittadini che si approfittano delle attuali regole giuridiche per intentare cause «fittizie» nei confronti dei medici?
«Questo è un punto cruciale e il rischio è che venga travisato, o peggio, strumentalizzato. In tutti i contenziosi, stragiudiziali, giudiziali o di natura penale, il vaglio sull’effettiva responsabilità medica è affidato ad altri medici. Quando ci si trova davanti ad un presunto caso di errore sanitario, quel che avviene è la nomina di una commissione tecnica composta da uno specialista e da un medico legale. Ritengo, quindi, che basti questo per comprendere quanto sia complesso ottenere il risarcimento di un danno in questo campo. A ciò, si aggiunga che, essendo ormai molto diffuso tra gli studi legali specializzati il sistema del pay by result, ossia del pagamento delle competenze legali solo in caso di esito positivo della vertenza, gli avvocati non trarrebbero alcun beneficio dal promuovere giudizi infondati. Quello delle cause fittizie è un falso problema e nessun professionista serio correrebbe il rischio di intraprendere azioni temerarie, con conseguenze negative sia per il cittadino che per il sistema giudiziario».

Visti alcuni gravi casi di malasanità che si sono verificati in Italia anche nell'ultimo anno, se la proposta dovesse essere accolta, pensa che i cittadini dovrebbero sentirsi abbandonati dalla giustizia o crede che sarà l'inizio di un sistema più equo?
«La serietà e la gravità di alcuni casi, portati giustamente all’attenzione dei mezzi di informazione, è innegabile. Tuttavia, ritengo doveroso sottolineare che il numero di denunce per malasanità in Italia è in linea con quello del resto dei paesi del Mediterraneo: siamo superati, addirittura, come numero di denunce, dalla Germania mentre,  solo i paesi del Nord Europa, che hanno un sistema di welfare particolarmente costoso, ne hanno un numero inferiore. Aggiungerei, infine, che il nostro rimane un sistema sanitario ottimo, così come la categoria dei medici che lo rappresenta. Per quanto riguarda l’equità del sistema, in quanto avvocato, non sta a me dirlo, ma mi sentirei lieto di poter contribuire al dibattito in corso per suggerire un punto di vista tecnico giuridico». 

Pubblicato il: 16-09-2015
Di:
FONTE : Intervista a Bruno Sgromo

© 2019 sanihelp.it. All rights reserved.