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Diamo un volto agli invisibili orfani dell'emigrazione

La Fondazione si occupa dal 2009 di offrire supporto e affiancamento psicosociale ai bambini vittime di abbandono da parte dei propri famigliari emigrati in cerca di lavoro

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Diamo un volto agli invisibili orfani dell'emigrazione Carmine Flamminio

Oltre 500.000 bambini in Europa (dati della Commissione Europea) vengono lasciati nel Paese d’origine da un genitore migrante, affidati a un parente o a un vicino di casa. Un fenomeno di cui si parla poco ma che, a causa della separazione tra genitori e figli per un tempo indefinito, implica conseguenze importanti sulle fasce più vulnerabili della popolazione.

La Fondazione L’Albero della Vita onlus ha voluto dare voce alle sofferenze di questi minori attraverso le foto di Carmine Flamminio, un racconto per immagini delle storie di separazione raccolte nella mostra Left Behind che si è tenuta di recente a Milano. Le testimonianze sono state scattate in Moldavia, a Chisinau, la capitale e a Miclesti e Puhoi, e in Italia a Roma.

La mostra rientra nel programma della Fondazione Advanced Training Programme on Transnational Families Support, avviato nel 2009 per fornire protezione alle famiglie transnazionali europee, costruendo una rete di intervento in Moldavia, Romania, Polonia e Bulgaria. Lo scopo è aiutare i minori, figli di migranti, e le loro famiglie, ad affrontare la separazione, promuovendo l’inclusione sociale.

«Siamo partiti sei anni fa con un focus sull’immigrazione europea in Romania e strada facendo ci siamo spostati anche in Moldavia, Ucraina, Polonia e Bulgaria - spiega Ivano Abbruzzi, presidente della Fondazione -. Insomma, tutti quei Paesi dell’est che vivono fenomeni di migrazione massicci, parliamo di centinaia di migliaia di persone. Partendo, quindi, dalla Romania, ci occupiamo dei bambini che sono stati lasciati dalla mamma o, in certi casi, da entrambi i genitori, ai nonni o addirittura ad amici o vicini e che non si ricongiungono alla famiglia per anni».

La Fondazione, quindi, grazie ai partner locali, offre supporto psicosociale, affiancamento e accompagnamento a questi minori che vivono situazioni di grande disagio psicologico che portano a depressioni, abbandono della scuola e, a volte, addirittura a suicidi. «Lavoriamo in partenariato con queste associazioni - continua il presidente - perché già integrate nei contesti dove queste realtà si manifestano e operiamo con coloro che erano già sensibili e operanti sui temi di nostro interesse. Questi bambini sono spesso invisibili, perché le mamme partono senza informare gli organi di vigilanza in paesi dove c’è un welfare debole, che non migliora la situazione».

In questi Paesi, manca la fascia di età intermedia, ci sono solo anziani e bambini. Un problema forte che la Fondazione L’Albero della Vita onlus ha deciso di cavalcare in maniera importante coinvolgendo l’Unione Europea nel programma Support for children left behind by parents living and working abroad iniziato nel 2014 per formare italiani e stranieri su questo tema. «Le famiglie con cui lavoriamo sono piuttosto collaborative. Certamente coinvolgere le donne emigrate in Italia non è sempre facilissimo, vuoi perché lavorano dieci o dodici ore al giorno, vuoi perché non hanno la percezione del problema, ma tendenzialmente la risposta è buona. Certamente, rispetto a prima, le nuove tecnologie hanno accorciato le distanze, ma il non vedere un figlio per anni porta comunque a un grande disagio. Questa immigrazione è praticamente tutta al femminile in paesi dove i servizi sociali sono del tutto inadeguati perché mancano i finanziamenti e la sensibilità sul tema» - conclude Abbruzzi.

Infine, l’Albero della Vita onlus ha attivato un terzo programma, il Family on the Move, che prevede attività di sensibilizzazione della popolazione e di formazione degli operatori che operano nei Paesi colpiti da questo fenomeno. Sulla base dei risultati dell’iniziativa, completamente autofinanziata come quasi tutti i progetti della Fondazione, è prevista la stesura di un follow up che verrà presentato nei prossimi mesi.

Pubblicato il: 15-07-2015
Di:
FONTE : Dalla mostra “Left Behind”, intervista a Ivano Abbruzzi, presidente della Fondazione L’Albero della Vita onlus

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