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Due borse di studio dedicate alla ricerca sul tumore al seno

Il progetto, promosso dalla Fondazione Umberto Veronesi in collaborazione con un noto marchio italiano, ha permesso di raccogliere 60.000 euro che andranno a finanziare due progetti di ricerca innovativi su questa neoplasia. Ora, l'iniziativa prosegue fino al 31 ottobre prossimo

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Due borse di studio dedicate alla ricerca sul tumore al seno Thinstock

È di sessantamila euro il bilancio dei fondi raccolti dal progetto Pink is Good, lanciato lo scorso aprile per finanziare borse di studio per giovani medici e scienziati specializzati nel tumore al seno. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Umberto Veronesi in collaborazione con un noto marchio di assorbenti italiano, ha visto protagoniste le donne italiane in una virtuosa alleanza a favore della ricerca.

Negli ultimi tre mesi sono stati raccolti oltre 300.000 minuti di ricerca grazie alle tante donne che hanno scelto di sostenere l’iniziativa attraverso l’acquisto di un pacchetto di assorbenti. Un contributo economico di cui potrà beneficiare la Fondazione Veronesi per sostenere due borse di studio riservate a giovani scienziati specializzati nel tumore al seno, malattia che ogni anno colpisce oltre 48.000 donne solo in Italia.

«I 60.000 euro raccolti andranno a sostenere due ricerche sul tumore al seno che verranno individuate attraverso un bando aperto dal 15 giugno al 15 settembre - spiega Monica Ramaioli, direttore della Fondazione -. Questo meccanismo vale per tutti i fondi raccolti dalla Fondazione e come primo criterio di selezione privilegiamo chi presenta un progetto sulla diagnosi precoce e su terapie innovative per questo tipo di neoplasia. Un comitato scientifico valuterà i progetti più interessanti, ma soprattutto facilmente trasferibili dal laboratorio di ricerca al letto del paziente. In linea di massima, privilegiamo studi di breve durata, anche perché i finanziamenti potranno coprire solo fino a tre anni di studio».

Dopo il successo registrato in questi mesi, la Fondazione Veronesi, sempre in collaborazione con il noto marchio di assorbenti italiano, ha deciso di rilanciare il progetto, estendendolo al 31 ottobre. Fino ad allora, sarà quindi possibile accedere online al contatore virtuale e inserire i codici trovati all’interno delle confezioni di assorbenti acquistate per donare ulteriori minuti a sostegno della ricerca.

Stando a quanto affermano gli esperti, le donne italiane sono piuttosto restie alla prevenzione, elemento fondamentale per la diagnosi precoce, che porta nel 98 per cento dei casi alla guarigione delle pazienti. Tuttavia, grazie a Pink is Good, «abbiamo avuto la forza economica e commerciale di rivolgerci al grande pubblico - continua Ramaioli -. Grazie al nostro partner, infatti, siamo riusciti a parlare con le donne dai 15 ai 50 anni, fascia di età esente dagli screening gratuiti al seno a cui viene, invece, invitata la fascia di popolazione femminile più anziana».

Con i fondi raccolti, sarà possibile finanziare due borse di studio, ma da qui al 31 ottobre i fondi potrebbero aumentare e, di conseguenza, i progetti di ricerca. È importante sottolineare, però, che la Fondazione, che utilizza questi soldi per stipendiare i ricercatori, cerca sempre di mantenersi su cifre quantomeno dignitose, cosciente del percorso formativo e accademico che caratterizza il curriculum di questi studiosi.

Il progetto, infine, si pone come ultimo obiettivo quello di insegnare alle donne italiane a prevenire il tumore al seno. Per farlo, ad esempio, è importante «l’esercizio fisico, da praticare con regolarità 30 minuti al giorno, mantenere un’alimentazione povera di grassi animali e ricca di legumi, cereali e verdure e tenere presente di alcuni consigli sulla gravidanza e l’allattamento - conclude Ramaioli -. Le donne che hanno avuto gravidanze prima dei trent’anni, per esempio, corrono un rischio lievemente inferiore di sviluppare un tumore al seno dopo la menopausa. Lo stesso vale per chi ha allattato i figli al seno, quanti più mesi si prolunga l’allattamento, tanto più si riduce il rischio di neoplasia».

Pubblicato il: 08-07-2015
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa della Fondazione Umberto Veronesi, intervista a Monica Ramaioli

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