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Attività fisica: italiani bocciati

Secondo un recente studio, presentato in questi giorni ad Expo, i nostri connazionali risulterebbero tra i più sedentari in Europa, un allarmante primato che richiede un intervento immediato

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L’inattività fisica costituisce uno dei principali fattori di rischio per un consistente numero di malattie croniche, quali ad esempio le patologie coronariche, il diabete di tipo II, il cancro colon-rettale ed il cancro al seno: in Italia è responsabile del 14,6% dei decessi (equivalente a 88.200 persone nel 2012). La Ricerca dimostra inoltre che essa favorisce lo sviluppo di disturbi dell’umore, l’aumento dello stress e dell’ansia. Alla luce di tutto ciò diventa indispensabile invertire questa pericolosa tendenza, sempre più diffusa anche tra i giovani, promuovendo il movimento come parte integrante della quotidianità di ogni individuo, indipendentemente dall’età e dal sesso.

A sottolineare la centralità ed attualità del tema, sono gli allarmanti risultati dello studio L’impatto economico dell’inattività fisica in Europa, realizzato dal Centre for Economics and Business Research (Cebr) e commissionato da ISCA (International Sport and Culture Association), presentato in questi giorni nell’ambito di una tavola rotonda presso l’Expo Conference Centre, alla presenza di Mogens Kirkeby (Presidente di ISCA), Giovanni Malagò (Presidente del CONI), e Claudia Mazzeschi, professoressa di Psicologia Dinamica presso l’Università degli Studi di Perugia.

In Italia il 33% degli adulti non raggiunge i livelli di attività fisica quotidiana raccomandati dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). I dati sono ancora più preoccupanti quando si parla di adolescenti, in quanto il 92% dei tredicenni non raggiunge i livelli consigliati. In deficit anche le donne: ben il 38% contro il 28% degli uomini non è sufficientemente attivo.

Con un focus su sei Paesi europei, quali Italia, Spagna, Regno Unito, Francia, Germania e Polonia, lo studio ha avuto l’obiettivo di aprire un dibattito su questi importanti temi e costituire un punto di partenza condiviso per incoraggiare i cittadini europei ad adottare stili di vita più sani e attivi. Si calcola che ridurre di un quinto il livello di sedentarietà permetterebbe di risparmiare 2,4 miliardi di euro all’anno, oltre a diminuire vari disturbi dell’umore.

Per rimediare al quadro critico presentato dai dati, sono diverse le iniziative efficaci per incoraggiare la persone a muoversi. Oltre alle numerose iniziative del CONI (che da anni cerca di coinvolgere gli italiani a incrementare i livelli di attività fisica, soprattutto tramite la pratica sportiva), tra le alternative non agonistiche, sono da poco stati lanciati due progetti internazionali, realizzati per la prima volta in Italia: EUROBIS (Epode Umbria Region Obesity Intervention Study) che fa parte di EPODE International Network - la più ampia rete mondiale di prevenzione dell’obesità - e Beat The Street. Realizzati a Perugia il primo e a Terni il secondo, sono basati su metodologie innovative volte a contrastare il fenomeno dell’incremento dell’obesità e promuovere l’educazione a uno stile di vita sano e attivo. Per saperne di più: www.eurobis.it; terni.beatthestreet.me

Pubblicato il: 08-07-2015
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FONTE : da una nota diffusa dall'ISCA (International Sport and Culture Association)

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