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Alitosi: un problema da correggere al volo

Principali colpevoli i batteri della bocca e lo zolfo che questi producono. Dall'Istituto Stomatologico Italiano di Milano i consigli per mettere in atto una cura efficace

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Alitosi: un problema da correggere al volo Thinstock

Circa il 25 per cento della popolazione mondiale (una persona su quattro) lotta con lo spauracchio dell’alitosi. Il dato arriva dall’Istituto Stomatologico Italiano di Milano, che da anni si occupa di questo fastidioso problema. A quanto affermano gli esperti, l’alito cattivo è provocato da diversi fattori che, nel 90 per cento dei casi, trovano il comune denominatore nella proliferazione dei batteri nella bocca. Quest’ultimi, infatti, si nutrono dei residui di cibo e producono sostanze volatili contenenti zolfo, le principali responsabili dell'odore sgradevole.

Piero Nobili, responsabile del reparto di Odontoiatria Biologica dell’Istituto Stomatologico Italiano di Milano spiega: «Chi parla tanto, per motivi lavorativi, può soffrire di secchezza del cavo orale e, di conseguenza, di alito cattivo. A monte di questo fastidio stanno una serie di fattori fisiologici e di altrettanti patologici. Quest’ultimi sono problemi del cavo orale, dalla bocca alla gola, come le sinusiti croniche. Infine, vanno sottolineate le cause alimentari, derivanti cioè dalla metabolizzazione di determinate sostanze come quelle contenute nella cipolla».

Che cosa fare, quindi, per risolvere o, quantomeno, affrontare efficacemente il problema? Per prima cosa è bene sottoporsi a una serie di accertamenti diagnostici: il gascromatografo e un’analisi dettagliata del naso per verificare eventuali problemi del cavo respiratorio. «Si tratta di un macchinario diagnostico computerizzato che permette di individuare la presenza di Composti Solforati Volatili (cosiddetti VSC) responsabili dell’alitosi - precisa Nobili -. Si effettua un prelievo di aria dalla bocca tramite una siringa e rapidamente la si immette nell’apparecchio. Effettuata l’analisi, si valuta se il livello medio dei VSC è al di sotto o al di sopra gli standard dell’alitosi. Successivamente, per arrivare a formulare una diagnosi, è necessario verificare la presenza di carie, denti devitalizzati (che possono essere un ricettacolo di batteri), tartaro, tasche gengivali o ascessi. Infine, viene valutata l’eventuale presenza di profondi solchi nella lingua e di parodontopatie».

La malattia parodontale è un’infiammazione dei tessuti di sostegno del dente: legamenti, cemento radicolare e osso alveolare. Recenti studi hanno dimostrato che a soffrirne in maniera lieve o avanzata sarebbe il 62 per cento degli italiani. Il primo sintomo comunemente è il sanguinamento gengivale, seguito dalla mobilità dei denti e, in alcuni casi, dalla loro perdita. Se la causa del problema, invece, non sta nel cavo orale, i medici provvedono a indicare al paziente un gastroenterologo di fiducia che verifichi la presenza di eventuali gastriti e ulcere.

Una volta fatta la diagnosi, «la tendenza è quella di curare il paziente con un probiotico da banco che dà ottimi risultati sia a livello del cavo orale sia per quanto concerne la flora intestinale - spiega ancora l’esperto -. In seguito, forniamo una serie di indicazioni nutrizionali che servono a preservare lo stato di salute del cavo orale. In particolare, consigliamo di modificare lievemente la dieta in modo tale da assumere alimenti senza grassi. È inutile tamponare il problema con caramelle che coprono l’alitosi senza contrastarla».

Come primo approccio alla parodontopatia, si analizzano la quantità e la tipologia dei batteri presenti in bocca. Conclude Nobili: «Una volta effettuata la diagnosi, viene elaborato un piano di cura personalizzato che prevede sedute di igiene, trattamenti laser assistiti, prescrizioni fitoterapiche e consigli nutrizionali utili ad eliminare i batteri, ad arginare l'infiammazione e, dunque, il fastidioso alito cattivo».

Pubblicato il: 17-06-2015
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa dell'Istituto Stomatologico Italiano, intervista a Piero Nobili

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