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Il donatore di sangue, un apripista di buona salute

Dalla ricerca condotta dall'Associazione su 10.000 dei suoi volontari emergono comportamenti da imitare: attività fisica regolare e una dieta equilibrata con tanta frutta e verdura

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Il donatore di sangue, un apripista di buona salute Avis

Circa 8500 trasfusioni al giorno per più di 1 milione e settecento persone che, anonimamente, volontariamente, gratuitamente e periodicamente si recano a donare il sangue. Sono questi i dati italiani resi noti dal Ministero della Salute in occasione della Giornata Mondiale del Donatore che si è celebrata domenica scorsa 14 giugno. 

L’Associazione Volontari Italiani Sangue (Avis) ha preso parte alla Giornata con il convegno Thank you for saving my life, dedicato ad un’attenta riflessione sul rapporto tra donazione di sangue, stili di vita e alimentazione. Il tema scelto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per questa edizione della Giornata è stato affrontato presso Cascina Triulza, il Padiglione dedicato al no profit nel cuore di Expo Milano 2015.

Un ponte tra nutrizione e donazione cui l’Associazione ha deciso di dedicare il proprio progetto Avis per Expo, nutriamo la vita per approfondire le conoscenze dei cittadini sull’alimentazione. Una ricerca che ha già permesso di stilare un identikit del donatore italiano.

Dai primi risultati, degli oltre 10.000 questionari compilati da donatori e non, messi a confronto con lo studio LIZ (Liquidi e Zuccheri nella popolazione italiana) condotto dalla Società Italiana di Medicina Generale, emerge che i donatori tipo sono giovani, tendenzialmente donne con un alto livello di istruzione, sportive e consapevoli dell’importanza dei corretti stili di vita. E ancora, lo studio, che si concluderà ad ottobre 2015, sottolinea che 6 donatori su 10 fanno una prima colazione ricca, circa il 20 per cento in più rispetto alla popolazione generale; il 30 per cento cerca di evitare cibi eccessivamente energetici; il 60 per cento segue diete povere di sale e 5 su 10 consuma molta frutta e verdura. Oltre il 40 per cento, infine, si sposta prevalentemente a piedi o in bicicletta, fa sport almeno 3 volte la settimana e, in generale, 7 donatori su 10 praticano un’attività sportiva.

A margine del convegno, Vincenzo Saturni, Presidente di Avis Nazionale, ematologo e trasfusionista dell’ospedale di Varese, ha spiegato che «il progetto «Avis per Expo, nutriamo la vita» nasce da una considerazione di partenza: la popolazione dei donatori, periodici, volontari, non remunerati e associati rappresenta un campione di popolazione significativo per le attività di ricerca volte a comprendere che cosa fanno o non fanno le persone nel campo dell’alimentazione e dell’attività fisica. Inoltre, trattandosi di donatori che, con regolarità, si recano nelle Unità di raccolta sangue associative o nei Servizi Trasfusionali, è possibile agire su di loro con iniziative di educazione e promozione della salute».

Altro dato significativo, diffuso dall’INPS, è che l’80 per cento degli italiani dona il sangue senza utilizzare la giornata di permesso retribuito, prevista per legge.  A questo, si uniscono alcune discrepanze sul trattamento riservato al donatore nelle diverse regioni italiane. In linea di massima, la legislazione nazionale determina quali sono i diritti e i doveri del donatore. «Tuttavia, - continua il Presidente - alcune realtà regionali applicano le disposizioni statali in modo differenziato e noi, come Associazione, vorremmo che questo non accadesse più. Durante i festeggiamenti dell’Unità d’Italia nel 2011 abbiamo sottolineato come tutti i cittadini, siano essi donatori o riceventi le trasfusioni, debbano ricevere trattamenti omogenei in tutto il Paese e come la donazione di emocomponenti rappresenti un significativo e concreto atto di unità nazionale».

È importante ricordare che in Italia a partire dalla Legge 107/1990 e ribadito con la Legge 219 del 2005 (Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati), le donazioni di sangue sono a titolo gratuito. Tuttavia, in altri paesi del Mondo, la pratica del pagamento del sangue è ancora diffusa. «La remunerazione può creare pressione sulla persona che sceglie di donare e abbassare la guardia sulla percezione o sulla comunicazione di eventuali rischi sia per il donatore che per il ricevente. Noi di Avis - conclude Saturni - con la Federazione Internazionale delle Organizzazioni dei Donatori di Sangue (FIODS) cerchiamo di promuovere, in sinergia con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, progetti  volti a diffondere il concetto di donazione volontaria, periodica e non remunerata, reale valore aggiunto di questo gesto in tutto il mondo».

Pubblicato il: 17-06-2015
Di:
FONTE : Dal convegno "Thank you for saving my life", intervista a Vincenzo Saturni

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