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Scovata la tana dell'Aids

Il virus Hiv entra nelle cellule e si integra nel loro patrimonio genetico diventando invisibile e indistruttibile. Ora il centro di biotecnologie di Trieste ha identificato il suo nascondiglio. La scoperta potrebbe portare a farmaci innovativi

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Scovata la tana dell'Aids Thinstock

Una tecnica di microscopia sofisticata ha permesso di capire dove si posiziona l’RNA (il genoma), del virus dell’Aids nella cellula. La ricerca, pubblicata di recente dalla rivista Nature, è stata condotta dal Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologie di Trieste in collaborazione con il Dipartimento di Medicina delle Università di Trieste e di Modena e con il Genethon di Parigi.

L’RNA è stato trovato alla periferia del nucleo, vicino ai pori nucleari, ovvero alle porte di ingresso e di uscita delle molecole. La caratteristica del virus dell’HIV è quello di integrare il proprio patrimonio genetico in quello della cellula infettata. «È noto da tempo che l’AIDS è dovuto alla proprietà del virus di inserire il proprio genoma in quello delle cellule e diventare così parte del loro patrimonio genetico - spiega Mauro Giacca, direttore del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologie -. Ciò che resta un enigma, invece, è perché il virus scelga soltanto alcuni dei 20mila geni umani per integrarsi e, soprattutto, come riesca all’interno di questi geni a nascondersi dai farmaci. Fotografando la struttura del nucleo delle cellule infettate, abbiamo scoperto che il virus inserisce il proprio genoma vicino al guscio esterno del nucleo stesso. Per fare un esempio, è come quando entriamo in una sala cinematografica al buio e siamo stanchi: i posti più comodi sono quelli più lontani, ma quelli più facili da raggiungere sono vicini alla porta d’ingresso, ed è proprio li che ci sediamo».

Ma vediamo, in dettaglio, come si è arrivati a questa scoperta, presentata in Italia alla VII Conferenza italiana su Aids e retrovirus (Icar) di Riccione. «La ricerca è frutto di studi partiti all’inizio degli anni ’90 - dice ancora Giacca -. È in quel momento che il mio laboratorio ha cominciato a interessarsi di HIV, con l’obiettivo di comprendere perché il virus, una volta integrato il proprio RNA in quello della cellula che infetta, va incontro a uno stato di latenza per cui diventa invisibile al sistema immunitario e insensibile ai farmaci. Capire dove avvenisse l’integrazione, quindi, è diventato sempre più importante».

Anche se hanno un valore prettamente conoscitivo, questi risultati potrebbero permettere nel futuro prossimo di definire nuovi bersagli farmacologici. Precisa il ricercatore: «I farmaci attuali sono efficaci nel bloccare la malattia e nel mantenere il paziente apparentemente sano, ma sono totalmente inefficaci nell'eliminare il virus. Ecco perché, dei 65 milioni di persone infettate a partire dagli anni Sessanta a oggi, nessuno è mai guarito definitivamente».

Ma qual è l’accesso alle cure nel nostro Paese? L’Italia è stata sin da subito efficiente nell’ottenere i farmaci antiretrovirali, rendendoli immediatamente disponibili per tutti. «La nostra forza sta nel Sistema Sanitario Nazionale, nella copertura universale - spiega Cristina Mussini, Direttore della Clinica Malattie Infettive e Tropicali dell’Università di Modena e Reggio Emilia -. I percorsi dalla diagnosi alla cura fino alla presa in carico dell’individuo sono lineari e garantiscono una miglior assistenza rispetto ad altri Paesi. Quello italiano è un modello che porta a una viremia negativa nell’80% dei pazienti seguiti. Negli Stati Uniti i molteplici passaggi necessari dal test alla cura fino al medico di medicina generale fanno sì che i risultati siano più modesti, 50%».

In Italia, il percorso di una persona che sospetta di essere affetta da HIV inizia con, l’ormai noto, test che si svolge in gratuitamente e, eventualmente, in modo anonimo, nelle strutture di Malattie Infettive. Una volta ritirato l'esito, se positivo, inizia il percorso con il medico curante. Il ritiro dei farmaci, infine, avviene presso la medesima struttura, trattandosi di trattamenti terapeutici ospedalieri. Ad oggi però non esiste ancora un vaccino per l’HIV; quali i prossimi passi in tal senso? Risponde l’esperta: «La maggior parte dei fondi per la ricerca a livello internazionale sono rivolti a studi sui meccanismi che possano portare all'eradicazione del virus. Ma essendo nel campo da anni, ho sentito troppe volte previsioni sull'eventuale disponibilità di un vaccino a breve termine, per fare previsioni ottimistiche. Credo che la nostra conoscenza dei meccanismi virali si stia arricchendo, ma si tratta di un virus integrato nel nucleo della cellula e, quindi, per ora non siamo in grado di abbatterlo.Tuttavia, il caso del paziente guarito dopo un trapianto di midollo osseo, il cosiddetto paziente di Berlino, è l’eccezione che ci sprona a continuare le ricerche per aiutare milioni di soggetti infetti nel mondo».

Pubblicato il: 03-06-2015
Di:
FONTE : Dal'ufficio stampa della VII Conferenza italiana su Aids e retrovirus (Icar) di Riccione, intervista a Mauro Giacca e Cristina Mussini

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