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Piatto in-forma: l'alimentazione sostenibile proposta da EAT

Come spiegare una corretta composizione del piatto considerando quantità e qualità degli alimenti?

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Piatto in-forma: l'alimentazione sostenibile proposta da EAT Thinstock

Il progetto ‘EAT. Alimentazione sostenibile’, un piano di educazione alimentare che dapprima ha coinvolto alunni e studenti delle scuole medie di San Donato milanese per poi diventare un vero e proprio marchio in rappresentanza del ‘mangiare sano’, propone il piatto in-forma, ovvero uno strumento educativo che ha sostituito la ben nota (ma non di immediata interpretazione) piramide alimentare.

Il piatto in-forma rappresenta infatti un pasto equilibrato e salutare, suddiviso in quattro spicchi ognuno dei quali esemplificante un alimento proporzionalmente distribuito.

«Il primo alimento che, secondo noi, deve essere presente in grosse quantità nella dieta sono le verdure, che devono corrispondere alle famose cinque o sei porzioni al giorno, ovvero a circa il 20 o 30% di tutti gli alimenti consumati quotidianamente – spiega la dottoressa Gastaldi, fondatrice e sostenitrice del progetto EAT – Devono poi essere sempre presenti i cereali, e noi consigliamo quelli biologici, che non sono trattati con pesticidi, e quelli integrali, che mantengono tutti gli antiossidanti non presenti invece nelle farine raffinate. Questi due prodotti dispongono infatti di un indice glicemico più basso rispetto ai loro corrispettivi ‘purificati’, poiché la crusca, essendo una fibra, riduce l’assorbimento a livello intestinale degli zuccheri».   

All’interno del piatto in-forma non possono poi mancare le proteine di derivazione animale ma soprattutto di origine vegetale (con alimenti come fagioli, lenticchie, ceci e piselli), i semi oleosi come mandorle, noci e nocciole (che se assunti in piccole dosi forniscono una serie di nutrienti molto preziosi per l’organismo umano), ed infine l’olio extravergine di oliva ottenuto dalla prima spremitura a freddo.

«Per quanto riguarda la carne, è bene ridurre ai minimi termini il consumo di carne rossa – aggiunge la dottoressa Gastaldi – Negli allevamenti intensivi infatti, spesso i ruminanti vengono nutriti con il mais, un alimento che crea all’animale una serie di problemi poiché non costituisce un componente naturalmente presente nella sua dieta. Questo fatto chiaramente influenza la qualità della carne, che rispetto al passato contiene molti più omega-6 (ovvero dei grassi che aumentano l’infiammazione dell’organismo e quindi i fenomeni trombotici, aterosclerosi e cardiovascolari) rispetto ai benefici omega-3».

I grandi esclusi sono invece gli oli di cocco e di palma, largamente impiegati nella produzione dei cibi industriali ma, prima dell’epoca contemporanea, mai inclusi nella dieta umana.

Insomma il progetto 'EAT. Alimentazione sostenibile' si vuole proporre come alternativa concreta ad uno stile alimentare nocivo, un obiettivo perseguito con tanta tenacia da arrivare persino all’ideazione di distributori automatici contenenti prodotti salutari (e già adottati, oltre che in numerose strutture del Gruppo Ospedaliero San Donato, anche in alcune aziende private), di un servizio di catering e di un ristorante di prossima apertura presso la Casa di Cura La Madonnina.

Conclude il dottor Rotelli, Vice Presidente del Gruppo Ospedaliero San Donato, «abbiamo il dovere e la missione di diffondere un concetto di prevenzione concreto e accessibile a tutti attraverso una sana cultura alimentare, volta non solo a prevenire le patologie di domani, ma a migliorare le nostre abitudini quotidiane». 

Pubblicato il: 18-05-2015
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FONTE : Conferenza stampa 'EAT. Alimentazione sostenibile' (Triennale di Milano, 15 maggio 2015)

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