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Dieta vegetariana: quali i benefici e quali i rischi

Secondo un importante studio inglese, coloro che scelgono di adottare questo stile alimentare, che predilige il consumo di frutta e verdura ed elimina invece totalmente la carne, sarebbero maggiormente esposti al rischio di carenza di vitamina B12

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Dieta vegetariana: quali i benefici e quali i rischi Thinstock

In Italia i vegetariani costituiscono oltre il 6% della popolazione: a confermarlo sono i dati raccolti nel Rapporto Italia EURISPES 2014. Diverse le motivazioni alla base di questa scelta: quasi un terzo (31%) è spinto dal rispetto degli animali, il 9% dalla volontà di tutelare l'ambiente, ed un quarto (24%) da motivi di salute. L’alimentazione vegetariana, che prevede principalmente il consumo di proteine vegetali, latte e derivati, uova, verdura cotta e cruda, frutta, legumi, cereali, semi e frutta secca, ha infatti senza dubbio un impatto positivo sulla salute: diminuisce il rischio di ipertensione, di diabete di tipo 2, riduce i livelli di colesterolo, incidendo soprattutto sui valori di LDL, il colesterolo cattivo, e riduce il peso in eccesso, principale fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

Un famoso studio inglese però, l’EPIC-Oxford study, che ha osservato un campione di popolazione notevole (65.429 soggetti) avrebbe rilevato un aumento del 30% del rischio di fratture nei vegetariani, ed una carenza patologica di Vitamina B12. «Si stima che in diversi paesi del mondo, tra cui l’Italia, la carenza di vitamina B12 a livelli potenzialmente rischiosi interessi più della metà dei vegetariani, arrivando al 62% nelle donne in gravidanza, quasi all’86% nei bambini e al 90% negli anziani (4,5) - hs affermato la dottoressa Diana Scatozza, medico farmacologo e specialista in Scienza dell’Alimentazione, in una nota diffusa di recente. - Potrebbe non essere un problema se la carenza di vitamina B12 non fosse associata a disturbi neurologici e all’aumento dell’aterosclerosi, cioè dei danni alla circolazione responsabili del rischio di malattie cardiache. Sembra un paradosso, ma è così. Lo sostengono anche i risultati di un’indagine condotta in Austria, l’Austrian Health Interview Survey, nell’ambito di uno studio che ha valutato lo stile di vita di 1.320 soggetti, compresi alcuni fattori che potessero abbassare o aumentare il rischio di determinate malattie. Di questi soggetti, 330 erano vegetariani, 330 mangiavano carne con un consumo elevato di frutta e verdura, 300 mangiavano poca carne e, infine, 330 soggetti seguivano un’alimentazione ricca di carne. I risultati hanno evidenziato che i vegetariani hanno uno stile di vita più corretto, sono più attivi fisicamente, fumano meno e bevono meno alcol, ma hanno un aumento del 50% di attacchi di cuore (1,6%), rispetto a chi segue un’alimentazione ricca di carne (0,6%)».

Per quanto riguarda la carenza di vitamina B12, un valido aiuto arriverebbe, secondo gli esperti, dagli integratori, soprattutto nel caso dei più piccoli: «I bambini, sin dallo svezzamento, tendono a seguire il modello proposto dai genitori: non hanno cioè la consapevolezza di un orientamento che, a partire dall’alimentazione, condiziona l’intero stile di vita, né sono in grado di operare scelte autonome sulla base di convinzioni culturali, esperienze sensoriali o preferenze innate - ha commentato il dottor Piercarlo Salari, pediatra di Milano. - In secondo luogo gli intensi processi metabolici che caratterizzano l’età evolutiva comportano fabbisogni nutrizionali elevati e del tutto peculiari: per questa ragione eventuali stati carenziali, in particolare delle vitamine del gruppo B, a cui potrebbero essere esposti i bambini vegetariani (al pari di quelli costretti a regimi restrittivi, per esempio a causa di poliallergie), non soltanto riducono il potenziale di crescita staturale, ma sono anche in grado di causare danni irreversibili sullo sviluppo cognitivo e psichico. La disponibilità di opportuni integratori alimentari può consentire di prevenire il rischio di deficit nel pieno rispetto dei presupposti della dieta vegetariana».

Pubblicato il: 22-04-2015
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FONTE : da una nota della dottoressa Diana Scatozza, medico farmacologo e specialista in Scienza dell’Alimentazione, e del dottor Piercarlo Salari, pediatra a Milano

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