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Salute Ipotesi più probabile rispetto a tumore o ipoglicemia

Giulio Cesare soffriva di mini-ictus, secondo gli esperti

Molte sono le teorie intorno allo stato di salute del grande imperatore romano, che verso la fine della sua vita aveva iniziato ad essere afflitto da frequenti attacchi di mal di testa, epilessia e vertigini. Per i ricercatori dell'Imperial College, la patologia misteriosa aveva una probabile origine cardiovascolare

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Giulio Cesare soffriva di mini-ictus, secondo gli esperti Thinstock

«Veni, vidi, vici». Si tratta di una delle frasi più famose di Gaio Giulio Cesare, probabilmente il più famigerato dittatore dell'Impero Romano, quello che più di ogni altro ha contribuito alla sua grandezza, uno dei personaggi più importanti e influenti di tutta la storia. «Presi in tutte le loro caratteristiche, Cesare risulta il più grande uomo dell'antichità»: così scrisse nel suo libro «Caesar» Theodore Ayrault Dodge, interpretando un pensiero largamente condiviso. Dalla sua nascita, data intorno al 100 avanti Cristo, alla sua morte alle Idi di marzo per mano di una congiura ordita anche dal figlio Bruto, portò Roma probabilmente al periodo di massimo splendore, favorendo la transizione dalla Repubblica all'Impero.

Ma come tutti i grandi personaggi, attorno a lui si crearono chiacchiere e pettegolezzi che sono giunti sino ai nostri giorni. Una delle dicerie più rinomate riguarda lo stato di salute di Giulio Cesare, che secondo alcuni storici dell'epoca presentava frequenti attacchi di mal di testa ed epilessia: una di queste crisi gli sarebbe stata quasi fatale, sul campo di battaglia di Tapso nel 46 avanti Cristo, in cui collassò e dovette essere portato in salvo dai suoi centurioni. Molti studiosi hanno cercato di fornire una teoria che giustificasse tali problemi alla luce delle odierne conoscenze: dalle conseguenze di un trauma cranico a una malattia del nervo vago, da un tumore ad una semplice ipoglicemia.

Ciò su cui gli esperti sono piuttosto d'accordo è che, qualsiasi condizione avesse colpito Cesare, si trattava di qualcosa sopraggiunto solo in tarda età: altrimenti, con un problema così invalidante, sarebbe stato improbabile ottenere tutte le conquiste che gli vengono riconosciute. Per di più, risulta piuttosto complicato trovare informazioni riguardo questa presunta patologia, in quanto l'erede Augusto probabilmente ha fatto togliere da tutti gli annali quasi ogni accenno alla condizione di cui soffriva l'illustre zio, affinché non ne oscurasse la gloria. Secondo una nuova ricerca dell'Imperial College di Londra, pubblicata sulla rivista The Guardian, i sintomi descritti nelle poche cronache giunte a noi a riguardo sembrano suggerire che l'imperatore abbia sofferto di una serie mini-ictus, che ne hanno influenzato lo stato fisico e mentale.

Una spiegazione cardiovascolare dei suoi frequenti attacchi epilettici è sempre stata scartata dagli esperti in quanto, secondo gli storici, negli affari privati e di stato Giulio Cesare mostrava invece fermezza e risolutezza. Tuttavia, secondo gli studiosi in questione, una serie di mini-ictus rappresenterebbe una diagnosi maggiormente calzante rispetto alla semplice epilessia. Plutarco, ad esempio, descrive vari episodi di questa malattia, di cui uno proprio sulle scale del Senato: i sintomi descritti sono vertigini, giramenti di testa, insensibilità, difficoltà a stare in piedi. È risaputo, inoltre, come il condottiero abbia sofferto di depressione verso la fine della sua vita, possibile sintomo di danno cerebrale provocato dai mini-ictus, verso i quali Cesare probabilmente aveva una probabile predisposizione genetica.

È chiaro, comunque, il motivo per cui sia l'imperatore, sia l'erede, pensassero che la patologia in questione fosse l'epilessia: nell'antica Grecia, e poi a Roma, questa condizione era ritenuta una malattia sacra. Si era soliti pensare, infatti, che gli attacchi fossero causati dalla possessione di una divinità, cosa che spiega i favori del destino nella grandezza di una persona. Tuttavia, probabilmente, il problema di Giulio Cesare era un altro: e, forse, il pugnale di Bruto ha semplicemente anticipato una fine già scritta ed imminente. 

Pubblicato il: 17-04-2015
Di:
FONTE : Imperial College di Londra, The Guardian

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