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L'ONU punta sulla disabilità per un mondo più sicuro

CBM, ONG che da anni si occupa di disabilità a livello internazionale, sarà attiva nel supportare i diversi Paesi a implementare le misure di riduzione del rischio delle catastrofi contenute nel Framework di Sendai 2015-2030

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L'ONU punta sulla disabilità per un mondo più sicuro CBM Onlus

Si chiama Framework di Sendai 2015-2030 ed è il documento sulla riduzione del rischio di catastrofi adottato da 187 dei 193 Stati membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Discusso durante la terza Conferenza dell’ONU sul tema, lo scorso marzo in Giappone, il Framework introduce importanti novità per una gestione tempestiva dei disastri naturali che colpiscono indiscriminatamente i paesi Occidentali quanto quelli più poveri del Mondo.

Il trattato, in totale controtendenza rispetto al precedente Framework di Hyogo 2005-2015, assicura politiche, strategie e programmi studiati appositamente per le persone con disabilità. Queste raccomandazioni non potranno che influenzare positivamente le strategie di risposta alle emergenze dei diversi Paesi. I disabili diventano, quindi, non solo un elemento da tutelare, ma, soprattutto, un importante strumento per aumentare la resilienza verso gli eventi naturali a vantaggio dell’intera società. Come si legge nel documento (paragrafo 5): «le persone con disabilità e le Organizzazioni che le rappresentano hanno un ruolo fondamentale nella valutazione del rischio di catastrofi e nella progettazione e adozione di misure specifiche che tengano conto dei principi di progettazione universale a favore della loro tutela».

In quest’ottica, CBM Onlus, Organizzazione Non Governativa impegnata a livello mondiale nella lotta alle forme evitabili di cecità e di disabilità fisica e mentale, sostiene e esorta gli Stati aderenti a far sì che questa inclusione si trasformi in realtà. Valerie Scherrer, direttore dell’Unità di risposta alle emergenze di CBM Onlus - intervenuta alla conferenza di Sendai - in un’intervista a Il Giornale.it spiega che «il grande merito del trattato è aver innescato un cambiamento nella visione delle questioni legate alla disabilità. Finalmente si è smesso di considerare i disabili come persone  vulnerabili che richiedono sostegno, cominciando a considerarli dei veri e propri partner nella riduzione del rischio di catastrofi. Il documento evidenzia la necessità di applicare al più presto le raccomandazioni contenute nella Convenzione delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità (approvata dall’ONU nel 2006 ndr), tra queste sono fondamentali la piena accessibilità alle infrastrutture e una strategia che permetta una risposta rapida alle improvvise catastrofi naturali. Un gap importante è la quasi totale mancanza di dati sulle persone con disabilità. Senza un quadro chiaro non è possibile, infatti, rendersi conto della quantità di persone in potenziale difficoltà. Per questo il Framework chiede agli Stati di elaborare delle liste precise contenenti dati disaggregati su età, sesso e disabilità dei cittadini».

Ma la conferenza di Sendai ha rappresentato anche una svolta in termini di accessibilità. Più di 200 persone con disabilità, infatti, hanno potuto partecipare attivamente ai lavori come delegati, oratori e relatori e oltre trentaquattro forum pubblici sono stati dedicati alla disabilità. «Gli organizzatori dell’incontro si sono spesi affinché fosse garantita non solo l'accessibilità fisica al luogo, ma anche la comprensione delle diverse sessioni plenarie e ufficiali del convegno alle persone con disabilità uditiva e visiva - racconta ancora Scherrer -. Erano, infatti, disponibili interpreti del linguaggio dei segni e lettori di schermo specifici che consentivano un facile accesso alla documentazione elettronica».

CBM ha, inoltre, recentemente approvato la sua strategia globale per i prossimi cinque anni e ha incluso la riduzione del rischio di catastrofi come chiave tematica trasversale delle sue attività. La ONG sarà in prima linea nello sviluppo di progetti che garantiscano l’implementazione e la concretizzazione del Framework di Sendai.

Conclude Scherrer: «il documento dovrà ora tradursi nell'implementazione delle linee guida e CBM è impaziente di contribuire al suo sviluppo. In tal senso, supporteremo i Paesi dove siamo presenti e dove i nostri partner sono coinvolti nella riduzione del rischio di catastrofi, nel monitorare l'attuazione delle linee guida del Framework e nella collaborazione con le persone con disabilità. Sendai è solo l'inizio di un grande cambiamento e perciò siamo disponibili a collaborare con tutti i soggetti interessati a rendere il Mondo una luogo adatto a tutti. Inclusione costruisce Resilienza».

Pubblicato il: 15-04-2015
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa di CBM Onlus, intervista a Valerie Scherrer

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