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Noprofit Il progetto Pink is Good

Le donne finanziano le donne

La Fondazione Veronesi e la ricerca sul tumore al seno ancora molto diffuso e prima causa mondiale di morte per cancro nel genere femminile

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Le donne finanziano le donne Thinstock

Sono 48.000 le donne che ogni anno in Italia si trovano a combattere contro lo spettro del tumore al seno; tuttavia, grazie alla ricerca scientifica oggi guarisce oltre il 98 per cento delle pazienti a cui è stato diagnosticato in fase iniziale. Per aiutare la ricerca a fare ulteriori passi avanti su questa patologia, la Fondazione Umberto Veronesi, in collaborazione con un noto marchio di assorbenti italiano, promuove il progetto Pink is Good, nato con l’obiettivo di finanziare borse di ricerca per giovani medici e scienziati specializzati nel tumore al seno.

La Fondazione sin dalla sua nascita (2003) sostiene la ricerca erogando borse di studio per medici e ricercatori. È il caso di Cinzia Calzarossa, nata a Saronno (Varese) nel 1976, laureata in Biologia presso l’Università di Milano e dottorata in Scienze Neurologiche e del dolore nel medesimo ateneo, che sarà uno dei ricercatori beneficiari dei fondi raccolti con il progetto Pink is Good. La sua ricerca dal titolo Il ruolo oncogenico del recettore P2x7 nelle cellule staminali di tumore al seno, intende fermare o comunque rallentare il progredire dei casi più gravi di tumore al seno.

Ma vediamo di che cosa si tratta. In dettaglio, spiega la ricercatrice: «P2X7 fa parte della famiglia dei P2, recettori di una molecola chiave detta ATP. L’ATP è la molecola energetica della cellula che serve per alimentarne ogni attività, dalla contrazione muscolare al passaggio di sostanze attraverso le membrane cellulari. Nella famiglia dei recettori P2, il P2X7 riveste un ruolo importantein quanto risponde in maniera diversa a seconda degli stimoli che riceve. Questo recettore - continua la ricercatrice - se stimolato per lungo tempo con elevate quantità di ATP può indurre la morte cellulare. Da alcuni studi preliminari pare che inibendolosi possa favorire una riduzione della progressione tumorale».

Questo meccanismo, in studio presso i laboratori di Ornella Marelli dell’Università di Milano, è comune a tutti i tumori al seno e non, portando i ricercatori a pensare che colpendo il recettore con un’adeguata terapia farmacologica si possa bloccare la neoplasia.

Alla ricerca parteciperannoanche altri laboratori universitari (come quello di Luisa Ottobrini, sempre dell’ateneo milanese) che si concentreranno su alcuni aspetti complementari alla formazione del tumore. Inoltre, «il progetto verrà svolto in collaborazione con alcune aziende lombarde che metteranno gratuitamente a disposizione le loro elevate tecnologie  per studiare l'interazione fra i diversi sistemi cellulari - spiega ancora Calzarossa -. La ricerca costerà di più rispetto alla borsa della Fondazione Veronesiche però, garantendo il mio stipendio, eliminerà un costo importante. Per svolgere questa attività sono necessarie diverse competenze, accesso alle tecnologie e fondi per l’acquisto dei materiali».


Il tumore al seno è ancora molto diffuso e resta la prima causa di morte per cancro tra le donne al mondo. Conclude la dottoressa: «I risultati più importanti raggiunti in questi anni riguardano la sopravvivenza e le terapie. A oggi, il 98 per cento delle donne con tumore al seno allo stadio 0 e l’85 per cento di quelle in cui c’è un iniziale coinvolgimento dei linfonodi, sopravvive oltre i cinque anni. Questi risultati sono dovuti soprattutto alla prevenzione e allo sviluppo di terapie sempre più mirate ed efficienti. Nonostante i risultati incoraggianti, la difficoltà di diagnosi precoce, lo stile di vita, l’alimentazione e la predisposizione genetica associate alla mancanza di una terapia risolutiva rendono il tumore al seno ancora difficile da debellare».

E proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica femminile e promuovere la prevenzione, fino al 30 giugno con l’acquisto di una confezione di assorbenti del noto marchio italiano sostenitore di Pink is Good, sarà possibile contribuire a donare fondi alla ricerca. Al termine del progetto, verranno diffusi i risultati raggiunti, con la comunicazione dei minuti complessivi di ricerca guadagnati grazie all’iniziativa.

Pubblicato il: 20-04-2015
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa della Fondazione Umberto Veronesi, intervista a Cinzia Calzarossa

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