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La scarica elettrica su misura per i tetraplegici

Un dispositivo messo a punto dalla Fondazione Don Gnocchi di Milano, grazie a un sofisticato sistema di rilevazione del segnale nervoso residuo,permette all'individuo di modulare i movimenti

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La scarica elettrica su misura per i tetraplegici Fondazione Don Gnocchi

Un macchinario innovativo potrebbe, da qui a un anno, migliorare la vita delle persone con deficit motori. MecFES, acronimo di Myoelectrically Controlled Functional Electrical Stimulator, brevettato dalla Fondazione Don Gnocchi, è un dispositivo dedicato alle persone colpite da lesioni neurologiche gravi; si basa sull'individuazione, lo stimolo e l’amplificazione del movimento residuo.

Il progetto della Fondazione, creata più di sessantanni fa da don Carlo Gnocchi per garantire la riabilitazione e l’integrazione sociale ai piccoli mutilati della Seconda guerra mondiale, è inserito nella campagna Movimenti di Vita ed è ispirato all’idea che la disabilità non debba essere vissuta come un limite alla vita dell'individuo, ma come un elemento della vita stessa.

Ma vediamo come funziona MecFES. Si tratta di un dispositivo, indossato dal paziente, che legge il segnale nervoso residuo attraverso la pelle, restituendo poi una scarica elettrica ai muscoli da attivare. «Il principio alla base di MecFES è quello della rana di Galvani: dando un impulso elettrico al muscolo, questo si contrae - spiega Furio Gramatica, responsabile Health Technology Assessment della Fondazione Don Gnocchi -. Dal principio di Galvani negli anni si è arrivati alla stimolazione elettrica funzionale, ovvero al posizionamento di elettrodi in corrispondenza dei muscoli che, grazie alle scariche elettriche, riescono a far muovere l’arto della persona paralizzata. Il problema di questa tecnica sta nel fatto che il dispositivo è on/off; in altre parole, se acceso, fornisce una stimolazione continua al muscolo senza alcuna possibilità di modulazione da parte dell’individuo. Inoltre, per accendere o spegnere il FES è necessario avere un arto funzionante o rivolgersi a terzi. La novità di MecFes è che è uno stimolatore in grado di erogare impulsi di intensità proporzionale a quanto rileva un elettrodo di superficie che capta il segnale nervoso residuo in un muscolo non completamente paralizzato e lo amplifica».

Il progetto MecFES è nato dieci anni fa per volere della Fondazione Don Gnocchi, grazie a un bando della Commissione Europea che finanziava ricerche nell’ambito della disabilità con scambio di ricercatori tra i paesi membri. «La Fondazione ha vinto e ha accolto in Italia Rune Thorsen, un giovane ricercatore danese che studiava le potenzialità della stimolazione elettrica funzionale sui pazienti - precisa Maurizio Ferrarin, coordinatore dell’area di ricerca Bioingegneria applicata al sistema nervoso e muscolo-scheletrico della Fondazione Don Gnocchi e co-inventore del dispositivo -. Noi lavoravamo sul recupero della deambulazione nelle persone tetraplegiche e i risultati grazie a FES erano buoni, ma restava il problema di dover attivare la macchina con dei pulsanti. Thorsen, invece, aveva avuto l’idea di stimolare i muscoli dell’individuo grazie al segnale residuo di un suo muscolo ancora valido amplificato. Oggi il collega danese si occupa dello sviluppo tecnologico del dispositivo, io delle applicazioni ai pazienti.  Il costo dell’apparecchio non dovrebbe essere elevato: più o meno come i neurostimolatori muscolari già in commercio». 

Il dispositivo è regolabile: il soggetto può scegliere l’intensità della scarica elettrica, esattamente come una persona normodotata: pensa di fare un movimento e gli arriva la forza al braccio o alla mano per farlo. In altre parole, consente un controllo diretto della forza di presa quando si afferra una bottiglia o si stringe un bicchiere di carta. «Attualmente - continua Gramatica - abbiamo sviluppato più prototipi di MecFes ora in sperimentazione alla Fondazione Don Gnocchi e presso l’Unità Spinale dell’ospedale Niguarda di Milano. Il dispositivo ha dato buoni risultati nel 63 per cento dei pazienti tetraplegici con invalidità permanente della mano sui quali lo abbiamo testato, percentuale che è salita all’80 dopo un training di formazione. Per ora si tratta di una scatoletta alimentata con batterie al litio, grande come tre o quattro smartphone uno sopra l’altro, ma è un prototipo da laboratorio, migliorabile».

Il progetto è stato finanziato anche dalla Regione Lombardia e dal Ministero della Salute ma i fondi scarseggiano proprio ora quando manca lo step finale della industrializzazione. Conclude Gramatica: «Stiamo cercando un’azienda interessata a produrlo e un designer che gli conferisca un aspetto accattivante. Pensiamo, per esempio, a un polsino indossabile senza fastidi per l’individuo».

L’obiettivo della Don Gnocchi - che opera in 29 centri in nove regioni italiane svolgendo le proprie attività in ambito sanitario-riabilitativo, socio-assistenziale e socio-educativo con il Servizio Sanitario Nazionale - è quello di portare i vantaggi del MecFES a un numero di pazienti il più elevato possibile (Per questo, fino al 29 marzo,è possibile sostenere la campagna di sms solidale donando 2 o 5 euro al 45506).

Pubblicato il: 25-03-2015
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa della Fondazione Don Gnocchi, intervista a Furio Gramatica e Maurizio Ferrarin

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