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Quando il troppo zucchero coglie in piedi

Fino al 15 per cento dei diabetici soffre di problemi seri alle estremità: dolori e ulcere. Uno dei responsabili dei sette centri di eccellenza per la cura di questa complicazione della malattia spiega come prevenirli

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Quando il troppo zucchero coglie in piedi Thinstock

Oggi l’aspettativa di vita delle persone colpite da diabete non è sostanzialmente diversa da quella della popolazione sana. I problemi principali della malattia restano le complicazioni croniche dovute alla sofferenza dei piccoli vasi arteriosi, con danni soprattutto alla retina e ai nervi periferici. Una delle conseguenze più diffuse di quest’ultima eventualità, è il cosiddetto piede diabetico che si manifesta con ulcerazioni associate ad anomalie neurologiche e a vari gradi di arteriopatia. Queste lesioni, se non trattate in maniera adeguata, possono peggiorare e infettarsi fino a rendere necessarie soluzioni drastiche, dall’amputazione di un dito fino all’intero piede.

Ma vediamo nello specifico quali sono le principali cause del piede diabetico e, soprattutto, come curarlo. Ne parliamo con Enrico Brocco, responsabile dell’Unità Ospedaliera per la terapia del piede diabetico del Policlinico di Abano Terme (Padova), centro di riferimento della Regione Veneto per questa patologia.

«Il piede diabetico compare solo in presenza di neuropatia e cioè quando il diabete colpisce il sistema nervoso periferico - spiega l’esperto -. La malattia danneggia i nervi fino ad alterare la capacità di percepire il dolore e i cambiamenti termici a livello del piede; il paziente non si rende conto della presenza di lesioni plantari che, progredendo, danno origine a pericolose ulcere». 

«Le aree più colpite, ma anche quelle più importanti da tutelare, sono la pianta, le dita e i margini del piede. Il piede diabetico è spesso complicato dall'arteriopatia, con progressiva stenosi o occlusione delle arterie, che riduce l’afflusso di sangue - prosegue Brocco -. Questi casi si definiscono piede neuro-ischemico e possono portare alla gangrena del piede. Un quadro, invece, di origine neuropatica, gravemente invalidante e che colpisce tutte le articolazioni del piede, comprese quelle della caviglia, è la osteoartropatia di Charcot. Quest'ultima è caratterizzata da una progressivo rimaneggiamento e deformità osteo-articolare del piede, tale da richiedere, nei casi più gravi, chirurgia correttiva o amputazione».

Purtroppo, nonostante la diabetologia italiana sia all'avanguardia nel mondo, nel Paese ci sono pochi centri di riferimento per la cura di questa complicazione. «Oltre a noi, abbiamo Pisa, Pistoia, Roma, Milano, Verona e Ancona - sottolinea Brocco -. In molte strutture le competenze ci sarebbero tutte, ma farle agire sinergicamente è spesso una missione impossibile. La Società Italiana di Diabetologia e l’Associazione Medici Diabetologi stanno facendo molto per sensibilizzare e istruire i medici su questo problema».

Il trattamento del piede diabetico  prevede tre aspetti principali: lo scarico delle pressioni plantari, il trattamento dell'infezione e il trattamento dell'arteriopatia. Puntualizza l’esperto: «Se applicato correttamente, questo percorso garantisce nel 90 per cento dei casi la guarigione. Questi sono i nostri dati, assolutamente sovrapponibili a quelli degli altri centri d’eccellenza». 

Per fare prevenzione, è bene andare periodicamente da un podologo. «Bisogna evitare di traumatizzare il piede in qualsiasi modo, controllando calli, unghie e scegliendo calzature adeguate alla forma del piede - sottolinea il primario -. Il soggetto diabetico deve monitorare la comparsa di arrossamenti o ferite e se riscontra anomalie recarsi dal suo medico, dal diabetologo o da un podologo. Il medico deve controllare se ci sono lesioni e, nel caso, diagnosticare il piede diabetico. Una volta diagnosticato, bisogna capire se ripristinare la circolazione chirurgicamente o tramite l’angioplastica, in altre parole, dilatando le arterie di calibro ridotto. Questo trattamento migliora il flusso di sangue e riduce notevolmente il rischio di amputazione, di infezione delle ulcere e il dolore nel camminare. Se le lesioni risultano non più guaribili con le tecniche di medicazione, il trattamento chirurgico può correggere il problema conservando comunque la funzione deambulatoria del piede».

In Italia sono circa quattro milioni i malati di diabete di tipo 1 e 2; di questi fino al 15 per cento soffre di piede diabetico nel corso della propria vita. Tanto che (almeno) il 50 per cento delle amputazioni non traumatiche è riconducibile al diabete. «Ad Abano Terme - conclude il medico - ricoveriamo circa 1.000 persone l'anno sottoposte a rivascolarizzazione e trattamento chirurgico. In ambulatorio eroghiamo circa 22.000 prestazioni l'anno».

Pubblicato il: 18-03-2015
Di:
FONTE : Da un'intervista a Enrico Brocco, responsabile dell’Unità Ospedaliera per la terapia del piede diabetico del Policlinico di Abano Terme (Padova), centro di riferimento della Regione Veneto per questa patologia

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