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Salute Staminali

Trapianti di midollo: più di un milione dal 1956

I donatori superano i 22 milioni, tanti ma non ancora sufficienti e gli interventi sono scarsi nei paesi poveri

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Trapianti di midollo: più di un milione dal 1956 Thinstock

Oltre cinquant'anni fa, per l’esattezza nel 1956, aveva luogo negli Stati Uniti il primo trapianto sperimentale di cellule staminali di midollo osseo, eseguito dal premio Nobel in Psicologia e Medicina, Donnall Thomas.

Da allora, più di un milione di trapianti di cellule staminali ematopoietiche sono stati eseguiti in 75 paesi nel mondo. Ad affermarlo una recente ricerca pubblicata sulla rivista The Lancet Haematology journal che mostra quanto si sia diffuso negli anni questo tipo di trapianto.

Tuttavia, i risultati evidenziano differenze rilevanti tra i paesi e le regioni che ricorrono a questa procedura salvavita e sottolineano un alto numero di richieste insoddisfatte a causa della carenza di risorse e donatori.

Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche di midollo osseo (noto anche come trapianto di sangue) è una procedura utilizzata in ematologia ed oncologia, quasi sempre per pazienti affetti da malattie del sangue o del midollo quali mieloma multiplo e leucemia. Per molte persone questo tipo di trapianto rispecchia l’unica possibilità di cura. La procedura prevede il trapianto di cellule sane prelevate o dal paziente stesso (trapianto autologo) o da un donatore sano (trapianto allogenico) che vanno a sostituire quelle perse a causa della malattia o della chemioterapia. 

Utilizzando i dati raccolti dalla Worldwide Network for Blood and Marrow Transplantation (rete mondiale per il trapianto di sangue e midollo), Dietger Niederwieser della clinica universitaria di Lipsia in Germania e altri suoi colleghi da tutto il Mondo, hanno analizzato la crescita dell’uso di questo trapianto e i cambiamenti avvenuti negli anni in 194 paesi membri dell'Organizzazione mondiale della sanità. Inoltre, hanno esaminato che relazione intercorre tra determinati fattori macroeconomici (prodotto interno lordo e spesa sanitaria nazionale) e la frequenza di trapianti per 10 milioni di persone in ogni paese.

I risultati hanno dimostrato che, anche se nel 1985 solo un ristretto numero di centri aveva effettuato circa 10.000 trapianti, il loro numero era salito a circa 500.000 dieci anni più tardi, per poi raddoppiare verso la fine del 2012 a più di 1 milione (42 per cento allogenici e 58 per cento autologhi) in 1.516 centri in 75 paesi. Neanche a dirlo, i trapianti sono stati più frequenti nei paesi ad alto reddito e con le risorse e le competenze maggiori. La maggior parte si sono svolti in Europa (53 per cento), seguita da America (31 per cento), Sud Est Asiatico e Pacifico occidentale (15 per cento) e da Mediterraneo orientale e Africa (2 per cento).

Tuttavia, anche se il numero di trapianti da donatore è aumentato drasticamente negli ultimi anni, si registra ancora un sostanziale sottoutilizzo di questa terapia. Secondo gli autori questo dato è dovuto principalmente alla mancanza di donatori idonei disponibili e di risorse finanziarie. In circa il 30 per cento dei casi, un donatore geneticamente compatibile può essere trovato all'interno della famiglia stessa. L'altro 70 per cento è costretto a cercare un volontario nei registri nazionali e internazionali.

La ricerca mostra che il numero di paesi dotati di uno o più registi di donatori è aumentato da 2 del 1987 a 57 del 2012, mentre i donatori volontari sono passati da 3072 nel 1987 a oltre 22 milioni nel 2012. Lo scambio internazionale di cellule staminali è aumentato di oltre 10.000 unità all'anno tra il 2006 e il 2012, con notevoli differenze tra Paese e Paese in termini di quantità e qualità delle cellule importate e esportate.

Nonostante questi dati, ci sono ancora troppi pazienti che non riescono a trovare un donatore idoneo. In qualsiasi momento circa 37.000 persone in tutto il Mondo sono in attesa di una donazione di cellule staminali del sangue. Inoltre, meno della metà degli individui malati di tumore del sangue nel Regno Unito riescono a trovare un donatore compatibile.

Come spiega Niederwieser, i pazienti, molti dei quali bambini, si trovano spesso ad affrontare una situazione tra la vita e la morte. Perciò, i governi devono impegnarsi per far sì che tutti coloro che necessitano di un trapianto riescano ad averlo e che non resti una prerogativa delle nazioni e degli individui più ricchi.

Pubblicato il: 27-02-2015
Di:
FONTE : Da un articolo pubblicato sulla rivista The Lancet Haematology journal

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