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In visita ai bambini di Casa Ronald

Queste strutture, in prossimità dei poli pediatrici più importanti, ospitano gratuitamente i bambini malati e le loro famiglie grazie all'impegno della Fondazione per l'Infanzia Ronald McDonald Italia

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In visita ai bambini di Casa Ronald Fondazione per l'Infanzia Ronald McDonald

A quindici minuti dall'ospedale pediatrico Meyer di Firenze si trova una delle cinque case Ronald presenti in Italia, aperte dalla Fondazione per l'Infanzia Ronald McDonald Italia - associazione senza scopo di lucro nata nel 1999 - per offrire una Casa lontano da casa, un luogo per i bambini malati e le loro famiglie durante il periodo di degenza.

La casa di Firenze, aperta nel 2013, è una dimora settecentesca, un tempo casa colonica alle dipendenze della villa medicea di Careggi. «Quando la Fondazione ha deciso di aprire una delle sue case in prossimità del Meyer - spiega Giovanni Soriente, responsabile della struttura - ha investito nel restauro di questa splendida fattoria, rigorosamente sotto il controllo delle Belle Arti».

La struttura, che comprende otto camere, due matrimoniali, tre doppie e il resto singole, tutte dotate di bagno e una studiata per i disabili al piano terra, accoglie i genitori dei piccoli che lottano contro la malattia. Ma Casa Ronald non trasmette tristezza; anzi, nelle zone comuni,dalla sala TV con la piccola biblioteca, alla cucina, sino alla sala giochi che all'occorrenza diventa anche sala shiatsu per i genitori, si respira aria di famiglia. E se la giornata lo permette, tutti fuori a giocare nel bel giardino abbellito da fiori e piante donati da una delle tante volontarie che aiutano la Fondazione. Fondazione che nel 2014 ha accolto e ospitato nelle sue cinque Case Ronald e nelle sue due Family Room (appartamenti situati all'interno degli ospedali) circa 4.900 persone per oltre 23.000 pernottamenti. Il valore stimato del servizio offerto per notte per camera è di circa 65 euro; ciò significa che la Fondazione garantisce alla famiglie che accoglie ogni anno un risparmio di quasi due milioni di euro.

Oltre ai quattro dipendenti, nella struttura lavorano molti volontari che riescono a aiutare concretamente le famiglie: c’è chi dona generi alimentari, asciugamani, lenzuoli e vestiti e chi offre servizi come massaggi shiatsu, parrucchiere e barbiere.

Esplorando il piano terra colpiscono i quadri, donati dal responsabile dei McDonald di Firenze e nella sala della TV un poster racconta l’ultimo laboratorio teatrale offerto ai bambini dai volontari del Meyer. Nella casa nulla è lasciato al caso, neanche l’aspetto tecnologico: due postazioni PC con le stampanti sono a disposizione degli ospiti nella hall e in tutta la casa è presente la connessione wi-fi gratuita.

Racconta Soriente: «Gli ospiti arrivano con solo una cartella di presentazione che, per motivi di privacy, non prevede spiegazioni sulla patologia del bambino. Durante la permanenza la camera viene pulita dalla famiglia che deve provvedere da sola anche alla spesa. Nella cucina ognuno ha la sua dispensa e il suo ripiano nel frigorifero, la divisione è scandita dai personaggi della favola di Pinocchio cui è dedicata la casa. Lo stesso vale per la lavanderia dove ognuno ha il suo armadietto per riporre i detersivi».

Gli abitanti di casa Ronald spesso cucinano e mangiano insieme. «L’idea degli spazi comuni non è casuale - continua il Responsabile della Casa -; la Fondazione, infatti, promuove la cooperazione tra gli ospiti».

Nella sala da pranzo vengo accolto dalle famiglie, che per l’occasione hanno cucinato la parmigiana di melanzane e un dolce, definito da chi lo ha preparato, la mamma di Giuseppe, in casa Ronald per il fratellino più grande: «il dolce della fretta». Sarà anche fatto di fretta, ma è squisito. 

Dopo il pranzo, saluto il mio nuovo amico Giuseppe - che mi ha mostrato tutti i suoi giochi, tra cui una motocicletta giocattolo donata da un amico della casa - e mi apparto con gli Sgueglia, torinesi, genitori di Annagiulia, una bambina di cinque anni affetta da atresia esofagea, malformazione congenita dell'esofago. La piccola è ospite di Casa Ronald, insieme a mamma Margherita e papà Giuseppe, dal giugno 2014. «Eravamo seguiti a Torino sino a quando la bambina improvvisamente è stata malissimo - racconta Margherita Sgueglia -. I medici l’hanno trasferita all'ospedale Gaslini di Genova, dove sono riusciti a salvarla. In seguito, tramite la primaria di pneumologia dell’ospedale torinese, che ha contattato Lorenzo Mirabile, primario dell’anestesia e rianimazione del Meyer, siamo arrivati a Firenze nel marzo del 2011. E per un bel po’, a causa dei vari ricoveri di Annagiulia, abbiamo viaggiato su e giù da Torino ogni venti giorni».

A novembre 2013, finalmente, la svolta. «Dopo una delicata operazione i medici sono stati in grado di togliere la tracheostomia alla bambina - continua Giuseppe, il papà -. Il dottor Mirabile, tuttavia, non ci ha permesso di tornare a Torino, perché voleva monitorare Annagiulia e gestire un’eventuale emergenza. Siamo venuti a conoscenza di Casa Ronald dove viviamo dallo scorso giugno. Da allora siamo tornati a Torino solo una volta, lo scorso ottobre per un cambio di stagione».

Che cosa ha significato Casa Ronald per Annagiulia? Risponde la mamma: «Innanzitutto, per la prima volta nella sua vita si è trovata a contatto con dei coetanei. Qui esce, gioca. Fino all’anno scorso non sapeva neanche che cosa fosse un’altalena. Ora il nostro desiderio è di tornare a Torino, ma il medico ha ancora paura perché la bambina ha una fistola recidiva tra l’esofago e la trachea che potrebbe far defluire il cibo nei polmoni. A novembre 2013 è stato asportato un tratto di trachea per eliminarla, ma purtroppo ne è comparsa un’altra che è stata chiusa con la colla. Entro un mese e mezzo, la piccola sarà sottoposta a un esame specifico per valutare la deglutizione, la digestione e il reflusso. Se sarà tutto in regola, probabilmente torneremo a casa».

Salutata la famiglia Sgueglia, mi sposto in giardino per parlare con Piero Albergoni che alloggia a Casa Ronald con sua figlia Alessia (undici anni) da due settimane. «Mia figlia è nata con la sindrome della sirena detta «sirenomelia» (malformazione congenita con la quale gli arti inferiori sono fusi insieme, assumendo le sembianze della coda di una sirena ndr) malattia molto rara che conta tre o quattro casi viventi al mondo - spiega Albergoni -. Alessia è stata sottoposta a diversi interventi chirurgici, uno di questi, il più importante, ha visto la separazione degli arti inferiori e ultimamente l’asportazione dell’unico rene che aveva funzionante al 65 per cento. Ora Alessia deve sottoporsi alla dialisi tre volte a settimana».

Piero e Alessia Albergoni sono di Castelnuovo Garfagnana, un piccolo comune di seimila abitanti nella provincia di Lucca. Il problema era la distanza: a causa della dialisi i viaggi a Firenze erano diventati tre a settimana, un’ora e un quarto a andare e un’ora e un quarto a tornare, troppo provanti, soprattutto per Alessia. «Parlando con l’assistente sociale abbiamo scoperto la possibilità di alloggiare in Casa Ronald - continua il papà -. Nei giorni in cui Alessia deve sottoporsi a dialisi un servizio del Meyer ci viene a prendere e ci riporta alla casa. Una volta rientrati, lei deve dormire qualche ora e poi cuciniamo, guardiamo la tv, facciamo delle ricerche su internet e chiacchieriamo con gli altri». Le operazioni da affrontare sono ancora tante, ma la forza di papà Piero è impressionante. In casa Ronald Alessia è tranquilla e riesce ad avere una vita in qualche modo normale, ed è già un grandissimo risultato.

Pubblicato il: 25-02-2015
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa della Fondazione per l'Infanzia Ronald McDonald Italia e da una giornata trascorsa con i bambini e le famiglie di Casa Ronald a Firenze

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