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Fundraiser: una professione coi numeri giusti!

Il 20 febbraio 2015 a Forlì verranno presentati i dati del primo censimento riguardante la figura del professionista della raccolta fondi in Italia: uno studio che ha preso in considerazione un campione di 1000 fundraiser nel nostro paese

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Fundraiser: una professione coi numeri giusti! Thinstock

In un periodo di forte recessione per il mercato del lavoro, esiste un settore che dimostra di saper navigare orgogliosamente controcorrente e di essere in grado addirittura di espandersi: quello del non profit. Giovani volontari appassionati pur senza esperienza alcuna, entusiasti dopolavoristi, dedicati pensionati vengono ogni giorno chiamati alle armi, unendosi per uno ed un solo scopo: immolare il proprio tempo per una giusta causa. Ma siamo poi sicuri che sia veramente così? L'italiano, abbagliato dalle continue interruzioni alle febbrili passeggiate in centro dai sorrisi di infervorati dialogatori in pettorina, tende erroneamente a identificare il lavoro all'interno delle organizzazioni senza scopo di lucro col mero volontariato amatoriale, ignorando il fatto che le ultime rilevazioni Istat hanno attribuito al terzo settore un peso specifico di 64 miliardi di euro, contando 300 mila organizzazioni, 681 mila dipendenti e la bellezza di 4,7 milioni di volontari nel mondo. Sarebbe quanto meno incosciente lasciare un tale patrimonio nelle mani di inesperti dilettanti, pronti a dilapidarne tali mastodontiche proporzioni.

La figura del fundraiser, all'estero, ha assunto da tempo uno status del tutto autorevole e indipendente. Ciò nonostante il professionista della raccolta fondi, colui cioè che applica le rigide logiche del marketing e della comunicazione all'entusiasmo di poter fare la differenza appannaggio di cause meritevoli tenendo conto delle peculiarità di un mercato sui generis, nel nostro paese rappresenta una specie di illustre sconosciuto: una figura di cui probabilmente si è sentito parlare, ma il cui ruolo e responsabilità rimangono offuscate da una mentalità vecchio stampo e da uno scetticismo di comodo. Per questo la decisione di Philanthropy Centro Studi e Doxa Spa, in collaborazione con l'Associazione Italiana Fundraiser, o ASSIF, di promuovere e condurre il primo censimento in Italia sulla figura del fundraiser risulta tanto interessante: la ricerca aiuta a meglio delineare il profilo di un professionista altamente qualificato, di cui probabilmente abbiamo idee distorte, palesemente errate o semplicemente confuse.

«L'importanza di questo studio è duplice – afferma Valerio Melandri, Direttore Scientifico del Philanthropy Centro Studi – in primo luogo, la raccolta fondi è attualmente uno dei pochi contesti lavorativi che mostra una crescita costante, e che molto probabilmente offrirà più posti di lavoro negli anni a venire; in seconda battuta, cosa forse ancora più fondamentale, l'obiettivo è quello di individuare con precisione chi e quanti siano i professionisti che orbitano nelle posizioni lavorative attinenti alla raccolta fondi, anche per fissare le basi di un'osservazione longitudinale che permetta nel prossimo futuro di registrare gli spostamenti interni al settore». I risultati del censimento, condotto su un campione di 1000 fundraiser italiani volontari, verranno presentati durante il convegno dal titolo «Fundraiser, una professione coi numeri giusti! Le sorprendenti opportunità di carriera nella raccolta fondi», che si terrà a Forlì venerdì 20 febbraio 2015 dalle ore 10 presso il Nuovo Campus Universitario di viale Filippo Corridoni 20.

Tuttavia è possibile anticipare alcuni dati: l'età media del professionista della raccolta fondi si attesta su circa 40 anni; viene principalmente dal mondo accademico, con una prevalenza per ciò che concerne i laureati in Scienze Politiche; solo una scarna minoranza svolge l'attività a titolo non retribuito, ovvero sia a livello puramente volontario; e, per confermare la tendenza ostinata e contraria rispetto alla media nazionale, si tratta di una delle poche figure in Italia che vede una netta maggioranza femminile sebbene, in ruoli di responsabilità, la tendenza rimanga quella di preferire gli uomini alle donne. «Troppi parlano di raccolta fondi dimenticando che senza fundraiser competenti e preparati, il fundraising semplicemente non funziona – afferma Luciano Zanin, presidente dell'ASSIF – Per questo ci inorgoglisce leggere i dati che il censimento restituisce, e che dimostrano come tale posizione stia attirando giovani con elevati livelli di istruzione, attenti al proprio aggiornamento professionale». «Dallo studio emerge come il profilo del fundraiser – conferma il professor Melandri – sia quello di un individuo con un alto livello di formazione universitaria e continuativa, dedito alla professione e fortemente motivato a fare la differenza nel mondo in cui vive». 

Pubblicato il: 18-02-2015
Di:
FONTE : Phylanthropy Centro Studi, ASSIF, Doxa Spa

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