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Il tweet: un aiuto per il personale sanitario

Secondo uno studio americano i medici che usano twitter possono essere più preparati a rispondere alle domande dei pazienti su particolari problematiche di salute

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Il tweet: un aiuto per il personale sanitario Thinstock

Secondo uno studio condotto presso la University of British Columbia e recentemente presentato al meeting annuale dell’American Association for the Advancement of Science, i medici che hanno deciso di usare i social network, possono essere più pronti a rispondere ed essere più consapevoli, delle domande e dei dubbi che possono avere pazienti con particolari patologie.

Sono moltissime le persone che per trovare informazioni sulla salute interrogano la rete e i social network, ma ancora poco è stato studiato circa le persone che condividono contenuti medici sulla rete, ovvero che mettono in circolo nozioni prettamente scientifiche.

Gli autori della ricerca hanno passato 6 mesi a monitorare la rete e in particolare twitter alla ricerca di informazioni sulla ricerca sulle cellule staminali applicata alle lesioni del midollo spinale e al morbo di Parkinson; hanno scoperto che il 25% dei tweet sulle lesioni del midollo spinale e il 15% di quelli sulla malattia di Parkinson erano stati messi online da operatori sanitari.

La maggior parte dei tweet hanno riguardato risultati della ricerca recepiti come scoperte mediche, mentre i contenuti più condivisi hanno riguardato link a report di ricerca.

I ricercatori hanno anche visto che la maggior parte dei tweet sulle lesioni del midollo spinale avevano per argomento studi clinici, mentre quelli relativi al morbo di Parkinson riguardavano strumenti e idee per allestire nuovi studi.

Solo il 5% dei tweet hanno polemizzato sull’uso delle cellule staminali: la gente vuole condividere idee di speranza e nuove ricerche e non fatti negativi.

I ricercatori pensano che i medici che seguono le discussioni su twitter in merito alle patologie per cui curano i loro pazienti ogni giorno, sono più consapevoli circa i dubbi dei propri pazienti, su quello che vorrebbero sapere della loro malattia, comprese le nuove frontiere della ricerca. 

Pubblicato il: 17-02-2015
Di:
FONTE : Eurekalert

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