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Salute Un metodo ampiamente utilizzato in psicologia clinica

Ipnosi al posto dell'anestesia in sala operatoria

Una clinica di Padova ha proceduto all'asportazione di un tumore alla pelle su una signora di 42 anni con allergia a sostanze chimiche e farmaci: per sedarla, i medici l'hanno indotta in ipnosi. Nei venti minuti dell'intervento i parametri vitali sono rimasti stabili e la paziente non ha avvertito dolore

Ipnosi al posto dell'anestesia in sala operatoria Thinstock

«Guardami... a me gli occhi... le tue palpebre diventano pesanti... sempre più pesanti.. conterò fino a tre: al mio tre ti abbandonerai completamente... solo quando lo dirò io!». Chi ha una certa età sicuramente ricorderà come a grandi linee questa formula fosse un po' il cavallo di battaglia di un famoso personaggio televisivo, il paragnosta Giucas Casella, che sottoponeva ad improbabili esperimenti di ipnosi ospiti, membri del pubblico o addirittura sé stesso per convincere, e convincersi, a compiere gesti che, consciamente, chiunque avrebbe evitato. Al di là dei ricordi della tv che fu, l'ipnosi rappresenta una condizione ampiamente utilizzata in psicologia clinica per accedere alla dimensione inconscia ed emotiva di un soggetto, onde andare a curare una vasta gamma di condizioni quali ansia, attacchi di panico, dipendenze da alcol, fumo e droghe, disturbi alimentari.

Nonostante alcune critici la ritengano una pura e semplice forma di suggestione, soprattutto per quel che riguarda il suo impiego nell'ambito del recupero dei ricordi di infanzia o addirittura di vite precedenti, si stanno indagando altri possibili modi di utilizzare l'ipnosi in medicina. La rivista specializzata «Anaesthesia» ha recentemente pubblicato un articolo a firma di Enrico Faccio, docente di anestesia e rianimazione del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Padova, in cui il medico raccontava come l'ipnosi sia stata utilizzata con successo proprio nella città veneta su di una donna di 42 anni soggetta ad intervento per l'asportazione di un tumore della pelle.

La paziente in questione presentava infatti una storia di allergie a sostanze chimiche e farmaci, con veri e propri episodi anafilattoidi, che impedivano ai dottori di sedarla per mezzo della classica anestesia. Così, i medici hanno deciso di indurle l'ipnosi, facendole chiudere gli occhi e contemporaneamente suggerendo verbalmente la realizzazione di uno stato di rilassamento e senso di benessere. In questo modo, i chirurghi sono stati in grado di asportarle tramite un'incisione del tessuto adiposo sotto il tumore, preservando al contempo la fascia profonda.

L'intervento è durato circa venti minuti dalla prima incisione: durante quel periodo, la paziente non ha avvertito alcun tipo di dolore, ed i parametri cardiaci e di pressione sanguigna sono rimasti stabili lungo tutto l'arco dell'operazione. Dunque, si può affermare che l'esperimento sia riuscito: l'ipnosi, pratica che si credeva finora appannaggio esclusivo di psicologi ed illusionisti, è pronta a sbarcare in sala operatoria, diventando la principale alternativa, peraltro non invasiva, all'anestesia in presenza di reazioni allergiche. 

Pubblicato il: 11-02-2015
Di:
FONTE : Università di Padova, Anaesthesia

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