Sondaggio

Sondaggio

La scelta vegetariana: perché lo fai?
Vota

Terme di Comano

Comano: valle della salute
Vai allo speciale

Salute Ricerca Telethon

Dai globuli bianchi guariti un antidoto al cancro

Uno studio del Tiget di Milano ha scoperto che i linfociti modificati con la terapia genica circolano ancora nel sangue dei ragazzi curati vent'anni fa e possono rivelarsi un'arma contro i tumori

3.6 di 5
Dai globuli bianchi guariti un antidoto al cancro Thinstock

Dalla correzione di un deficit enzimatico che mette a rischio la vita a (forse) nuovi trattamenti contro i tumori. La notizia viene dall’Istituto San Raffaele-Telethon per la cura delle malattie genetiche (Tiget) di Milano ed è frutto di un lungo lavoro cominciato molti anni fa.

Sono adulti ormai e stanno bene i quattro bambini che nel 1995, con una risonanza mondiale, furono curati con una terapia pionieristica che pretendeva di modificare il loro Dna, all’ospedale San Raffaele di Milano. Soffrivano di Scid-Ada, una rara malattia su base genetica che azzera le difese immunitarie perché causa la carenza di un enzima fondamentale per il buon funzionamento del globuli bianchi, ovvero delle nostre difese immunitarie, l’adenosin-deaminasi. Chi ne è colpito si trova indifeso nei confronti di ogni infezione (sono i tristemente famosi »bambini nella bolla», costretti a vivere in una camera sterile).

La cura realizzata all'epoca dall’équipe di Claudio Bordignon-Maria Grazia Roncarolo fu un successo della cosiddetta terapia genica, trattamento complesso che cerca di inserire nel nucleo delle cellule, in questo caso i linfociti T, una copia sana del gene difettoso, responsabile della malattia, utilizzando come vettore un virus reso innocuo per l’uomo. Questi linfociti modificati hanno dato luogo a un discendenza di cellule sane, corredate del prezioso enzima. 

Ora a distanza di vent’anni si è visto che nel sangue di questi ragazzi (la scoperta è stata pubblicata di recente dalla rivista Science Translational Medicine), sono ancora presenti linfociti modificati dalla terapia genica, detti cellule T staminali di memoria, in grado di riprodursi nel tempo difendendocosì l'organismo da attacchi esterni. Queste cellule, monitorate nel tempo grazie al lavoro di Luca Biasco e Serena Scala del Tiget, hanno dimostrato la loro capacità dipersistere negli anni nel sangue e di fungere da riserva per le cellule che agiscono in prima linea contro gli agenti infettivi.

Perché non impiegarle in altre patologie? I risultati di questo studio,finanziato da Telethon, dall’Unione europea e dal Ministero della Salute,sembrano aprire le porte a nuove terapie basate sui linfociti ingegnerizzati per l’Aids e per i tumori.

«L’aspetto più interessante è che questi linfociti staminali della memoria nei tumoripossono essere utilizzatiper potenziare le difese immunitarie - precisa Alessandro Aiuti, coordinatore area clinica dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia genica - garantendo nel tempo un’azione anche in caso di recidive. Chiara Bonini, vicedirettore della divisione di immunologia, trapianti e malattie infettive del San Raffaele di Milano, sta già facendo ulteriori ricerche per modificare queste cellule in modo da renderle capaci di aggredire i tumori sul lungo periodo. I primi risultati sono stati ottenuti nelle leucemie; ora si sta procedendo con la sperimentazione sui tumori solidi».

Pubblicato il: 11-02-2015
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa dell'Istituto San Raffaele-Telethon per la cura delle malattie genetiche (Tiget), intervista a Alessandro Aiuti

© 2019 sanihelp.it. All rights reserved.