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Per rendere visibile l'invisibile

Pensiero Celeste Onlus aiuta le famiglie che hanno perso un figlio nel corso della gravidanza a elaborare il terribile lutto e a capire perché quel bambino non è riuscito a nascere

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Affrontare la morte di un figlio ancor prima di averlo visto nascere è difficilissimo e spesso questi «quasi» genitori si trovano soli davanti a un lutto che può condizionare la loro vita. Per farvi fronte è nata Pensiero Celeste Onlus, un’Associazione che si occupa di fornire assistenza alle famiglie che hanno perso un figlio nel corso della gravidanza e che grazie al contributo di medici cerca di capire perché quel bimbo non è riuscito a vedere la luce.

«La nostra Associazione aiuta i genitori a avere innanzitutto risposte concrete sul perché quel bambino che fino all’ingresso in ospedale scalpitava nella pancia, non c’è più - spiega Andrea Napoli, presidente di Pensiero Celeste Onlus, genitore che ha vissuto questa esperienza - .Cerchiamo di accogliere il loro lutto perché le strutture ospedaliere si spaventano davanti all’accaduto e non riescono a farvi fronte. Spesso la mamma viene messa nella stessa stanza con un’altra che ha partorito un bimbo vivo e questo può causare un trauma enorme. La frase che viene detta è «Mi dispiace non c’è battito», il che è terribile».

La legislazione italiana pone il limite tra aborto e nato morto a 180 giorni di età gestazionale (pari a 25 settimane e 5 giorni inclusi). «Questa definizione è in contrasto con quanto previsto dal Regio Decreto 9.07.1939 n. 1238 e dal Regolamento di Polizia Mortuaria di cui al D.P.R. 10/09/1990 n. 285 che definiscono bimbi nati morti i feti che abbiano presumibilmente compiuto 28 settimane di vita intrauterina - continua Napoli -. Al di là delle definizioni, vi è un problema socioculturale: il bambino nato morto non è considerato di competenza dell’ostetrico né del pediatra, che peraltro solo in alcune sedi è chiamato per una valutazione. Fino alla pubblicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 09/07/1999, la legislazione italiana prevedeva per il nato morto solo la compilazione della denuncia di morte, per la quale nella maggioranza dei casi mancava qualsiasi descrizione, a parte poche righe limitate a peso, lunghezza e, in alcuni casi, se disponibile, al reperto autoptico. Il decreto del 1999 ha cambiato in parte le cose; all'articolo 1 recita che «…Per i nati morti devono essere eseguiti gli esami autoptici, gli accertamenti anamnestici previsti nella visita medica e, qualora riconosciuti necessari, gli esami strumentali e l’esecuzione di fotografie…L’esito degli accertamenti anamnestici, obiettivi e strumentali, anche in caso di risultato negativo, deve essere registrato nella cartella neonatale di tutti i nati, vivi o morti»».

Oggi i comuni italiani impediscono di iscrivere un bambino nato prima delle 28 settimane all'anagrafe. «Quando successe a me, mi dissero proprio che non potevo iscrivere mia figlia all'anagrafe per queste ragioni e io gli feci causa - racconta ancora il presidente -. Una volta vinta, loro mi risposero che assolutamente non intendevano iscriverla. Fecero un reclamo sostenendo che la causa era stata seguita da un tribunale che non aveva le competenze per farlo. Alla fine comunque il giudice ci diede ragione e la mia bambina fu iscritta all’anagrafe ma, ad oggi, è l’unico caso in Italia».

Pensiero Celeste sta cercando di proporre ai Ministri Alfano e Lorenzin un progetto di legge per modificare la normativa vigente e consentire ai genitori di dare una dignità al proprio bambino anche se nato nelle 27 settimane.

Il nato morto rappresenta un’esperienza drammatica anche per i professionisti, specialmente se si verifica nelle ultime settimane di gestazione. Scatta un atteggiamento difensivo che tende a limitare l’indagine di eventuali carenze sul piano assistenziale, che risulterebbe assai utile per ridurre il rischio di ricorrenza. Spiega ancora Napoli: «Se una donna ha un aborto spontaneo nelle prime settimane, tutti dicono pazienza; si sa che i primi mesi sono quelli più a rischio, ma se ci chiedessimo di più sulle perdite che avvengono in una fase avanzata  della gravidanza, potremmo evitare che succeda di nuovo».

Ma quali sono le principali cause? «Innanzitutto i problemi pressori e quelli placentari che a volte possono portare alla morte fetale - risponde Napoli -. Ma spesso non avendo fatto i necessari controlli dopo una precedente gravidanza non andata a buon fine, non si è capito che cosa non funziona. È importante fare l’autopsia su questi bambini».

«Abbiamo bisogno di rendere visibile l’invisibile. Ci siamo dotati di medici che collaborano con noi per coinvolgere gli ordini professionali e i sindacati dei medici nelle nostre attività. Inoltre, abbiamo altre associazioni e genitori che lavorano con noi per i gruppi di auto aiuto in cui mamme e papà raccontano la loro esperienza. Nel «Laboratorio del lutto» stiamo portando avanti un progetto sull’elaborazione del lutto attraverso l’autobiografia. L’idea è stata della vicepresidente di Pensiero Celeste; io ero scettico ma alla fine sono quello che ne ha tratto i benefici migliori» conclude Napoli.

Per l’Associazione lavorano come volontari tre psicologi, un medico legale criminologo in qualità di responsabile scientifico, un medico che si occupa degli aspetti istituzionali e sei ginecologi che fanno formazione ai medici.  

Pubblicato il: 04-02-2015
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa di Pensiero Celeste Onlus, intervista a Andrea Napoli

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