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Salute Nutraceutica

Il Made in Tuscany a Expo tra scienza e salute nel piatto

La Toscana punta, ancora una volta, sull'agroalimentare finanziando quattordici progetti di ricerca finalizzati a approfondire le proprietà salutistico-nutrizionali dei propri prodotti tipici

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Il Made in Tuscany a Expo tra scienza e salute nel piatto Thinstock

Parliamo di nutraceutica ovvero come curarsi mangiando e conoscendo nel dettaglio quale rapporto esiste tra un determinato alimento e i benefici che può portare all’organismo, quali principi si attivano e con quali conseguenze sulla salute.

Una disciplina che in Toscana, in vista di Expo, rappresenta un valore strategico per la valorizzazione della filiera corta (km zero) e del Made in Tuscany, un punto di unione tra il mondo della ricerca scientifica e quello della produzione agroalimentare. Dall’incrocio di questi due ambiti sono nati una serie di progetti di ricerca finalizzati a approfondire le proprietà salutistico-nutrizionali dei prodotti tipici della dieta toscana, ma anche a individuare nuovi strumenti sia per il controllo dell’alimento sia per una migliore qualità dei prodotti e del loro rapporto con paesaggio, cultura e storia della Regione. 

Per concretizzare questa idea la Regione Toscana ha deciso, lo scorso marzo 2014, di emettere un bando per finanziare una serie di ricerche promosse da imprese e enti locali. «Il nostro obiettivo era veicolare dei finanziamenti regionali per spronare enti e imprese a lavorare in sinergia per fornire un fondamento scientifico a determinate tradizioni toscane legate all’alimentazione - spiega Andrea Frosini IP Manager Fondazione Toscana Life Sciences, Ufficio per la Valorizzazione della Ricerca della Regione Toscana -. Il bando è rimasto aperto per sessanta giorni e i progetti presentati sono stati valutati da un gruppo di esperti di alimentazione e nutrizione italiani e europei. I progetti selezionati, in tutto quattordici , sono finanziati con fondi regionali e sono partiti lo scorso autunno. La loro durata sarà di diversi anni».

Tra i progetti selezionati, di particolare interesse è Beerbone, ricerca condotta dall’Università di Siena per studiare gli effetti del silicio della birra della Val d’Orcia nel trattamento dell’osteoporosi e dell’osteoartrosi. «Che il silicio, autorizzato come integratore alimentare, porti benefici alle ossa è risaputo, ma ciò che è interessante di questo progetto è che il frumento della Val d’Orcia con cui è prodotta questa birra sia in assoluto l’alimento che maggiormente contribuisce all’assunzione di Silicio nella dieta - continua Frosini -. In questo progetto ovviamente oltre a dare una base scientifica al fatto che la birra della Val d’Orcia possa portare dei benefici alle ossa sarà necessario comprendere le quantità di birra che possono davvero giovare all’organismo e le modalità di assorbimento».

Un altro interessante progetto, tra quelli che hanno vinto il bando, riguarda le proprietà cardio-rigenerative contenute nelle bacche d’uva di Sangiovese toscano per la prevenzione dello scompenso cardiaco. Tale patologia è in aumento in tutto il mondo e ad oggi non esistono approcci efficaci a prevenirne l’insorgenza. Cardio.MiR.San.To, questo il nome del progetto, intende valorizzare le proprietà cardioprotettive del succo d’uva derivato da bacche d’uva di Sangiovese, un vitigno le cui bacche sono ricche di microRNA anti-apoptotici utili a prevenire lo scompenso cardiaco cronico in chi ha già subito un infarto. Spiega ancora Frosini: «Al progetto lavorano insieme tre istituzioni accademiche e di ricerca toscane: la Scuola Superiore Sant’Anna, l’Istituto di Fisiologica Clinica del CNR di Pisa e la Fondazione Toscana «G.Monasterio» e un’impresa della Regione Toscana specializzata nella coltura, produzione e trasformazione di uve toscane. Uno dei punti chiave, infatti, per vincere questo bando era proporre progetti dove fosse presente una forte interazione tra realtà locali diverse sul territorio toscano. È importante che i comuni della nostra Regione, pur mantenendo le loro diversità, sappiano collaborare insieme su progetti di ampio respiro come questo».

Infine, altri due progetti degni di nota sono quello sul Pane Toscano per la prevenzione dell’insufficienza cardiaca cronica e quello sull'uso del latte d’asina per l’alimentazione dei neonati. Il primo, intitolato F.A.T.E.Pre.Sco. (Frumento Antico Toscano Epigeneticamente attivo per la Prevenzione dello Scompenso cardiaco), vuole valorizzare le proprietà cardioprotettive di una nuova farina, derivata da genotipi antichi di frumento tenero ricchi di acido alfa-lipoico e biofortificati per la produzione di un pane toscano utile a prevenire lo scompenso cardiaco post-infarto. Mentre il secondo,  L.A.B.A.Pro.V. (uso del latte d’asina per l’alimentazione dei neonati) intende valutare in bambini affetti da allergia alle proteine del latte vaccino, l’impiego di latte d’asina Amiatina, razza autoctona allevata sul territorio Toscano, come prima scelta rispetto ad ogni formula alternativa, valutandone le peculiarità nutrizionali.

Alcuni di questi quattordici progetti rientrano in uno degli obiettivi di Expo 2015 definito Future Food District, che riguarda il consumo e la distribuzione di nuovi alimenti nell'ottica della sostenibilità ambientale e del miglioramento della salute pubblica. Inoltre, saranno presentati a EXPO, infatti, la Regione Toscana sarà presente con spazi anche nel fuori Expo in collaborazione con la Società Italiana di Nutraceutica.

Pubblicato il: 04-02-2015
Di:
FONTE : Intervista a Andrea Frosini IP Manager della Fondazione Toscana Life Sciences, Ufficio per la Valorizzazione della Ricerca della Regione Toscana

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