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Haiti: cinque anni dopo il terremoto

L'Organizzazione Non Governativa, membro dell'Organizzazione mondiale della sanità, opera nel Paese caraibico, sia in ambito sanitario che educativo, per garantire servizi e integrazione alle persone con disabilità

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Haiti: cinque anni dopo il terremoto Thinstock

Un legame strettissimo quello che, da oltre trent’anni, prosegue tra CBM Italia Onlus e Haiti. Rapporto che, l’Organizzazione Non Governativa membro di CBM International (Christian Blind Mission) e partner dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha intensificato nel 2010 dopo il terremoto che devastò il Paese uccidendo più di 200.000 persone e creando due milioni di senza tetto e oltre un milione di dispersi.

Nel 2010, infatti, CBM fu tra le prime organizzazioni internazionali a partecipare alla fase di post-emergenza nel piccolo Stato del Nord America, assistendo la popolazione e pianificando interventi di lungo periodo per potenziare i servizi sanitari, le strutture educative e le campagne di sensibilizzazione verso le persone con disabilità.

«In un anno, nel 2010, circa 126.000 persone hanno beneficiato delle cure mediche del personale di CBM - spiega Massimo Maggio, direttore di CBM Italia Onlus -. Nell’immediato post-sisma abbiamo inviato due fisioterapisti con consolidata esperienza in Paesi in Via di Sviluppo, sia per offrire supporto a chi già soffriva di disabilità permanenti, sia per sostenere chi era rimasto disabile in seguito al terremoto».

Ad Haiti, in questi cinque anni, la ONG italiana si è occupata di promuovere l’ integrazione sociale delle persone con disabilità, lavorando a stretto contatto con le organizzazioni locali, al fine di ottenere servizi più equi in materia di salute, riabilitazione e educazione.  Spiega ancora il direttore: «Abbiamo cercato di aiutare la popolazione a riprendersi dal durissimo colpo subito sia in ambito sanitario che sociale: abbiamo distribuito kit sanitari per combattere il colera, fornito assistenza in ambito ortopedico attraverso la strategia di Riabilitazione su Base Comunitaria (promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sostiene la riabilitazione, la partecipazione e l’inclusione delle persone con disabilità nelle loro comunità ndr). Inoltre, abbiamo potenziato dieci ospedali nella Capitale e altrettante strutture scolastiche per offrire sostegno alle persone con disabilità e costruito 125 rifugi accessibili ai disabili e ingressi ai principali edifici pubblici e privati».

Gli operatori locali di CBM lavorano quotidianamente per garantire la ricostruzione degli edifici ad Haiti secondo criteri che li rendano fruibili a tutti, coinvolgendo le persone con disabilità attraverso attività di sensibilizzazione, corsi di formazione e l’implementazione dei principi di accessibilità nella costruzione degli edifici. «Una caratteristica fondamentale del nostro lavoro è agire con letizia, trasmettere il messaggio che, con pochissimo in termini di investimento economico, si può fare tanto per chi è in difficoltà - continua Maggio -. Ad Haiti, come in tutti i Paesi in cui siamo presenti, operiamo attraverso la stretta collaborazione di partner locali in un’ottica di coworking che porti alla crescita e allo sviluppo locale».

Oggi la situazione, anche se migliorata rispetto al 2010,è ancora difficile soprattutto in ambito ospedaliero e scolastico. Haiti resta tra i paesi più poveri delle Americhe e, per questo motivo, il lavoro di CBM non può dirsi concluso, ma al contrario continuerà sia per garantire la corretta formazione del personale locale sia per promuovere campagne di prevenzione e informazione sul diritto all’educazione, al lavoro e all’integrazione delle persone cieche e disabili.

Una famiglia, quella di CBM International, composta da undici associazioni nazionali (Australia, Canada, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Kenya, Nuova Zelanda, USA, Sud Africa e Svizzera) che insieme sostengono progetti per i disabili nei Paesi del Sud del Mondo.«In un anno assistiamo circa 25 milioni di persone nei paesi più poveri del Mondo e tutto grazie alle donazioni dei privati. Noi siamo solo dei mediatori tra la generosità delle persone e chi ha bisogno di aiuto» conclude Maggio.

Pubblicato il: 21-01-2015
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa di CBM Italia Onlus, intervista a Massimo Maggio

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