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Dimagrire è una questione di ormoni, genetica e psicologia

Sei compulsivo, insaziabile o emotivo? Secondo un recente studio britannico, valutando il livello emotivo si riesce a perdere peso evitando gran parte degli errori che si commettono a tavola che derivano da un approccio psicologico sbagliato

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Dimagrire è una questione di ormoni, genetica e psicologia Thinstock

Il cibo, che in primo luogo dovrebbe essere inteso come fonte di energia per il nostro organismo, nonché di piacere per il nostro palato, sta diventando per molti un problema. Spesso si mangia infatti per noia, stress, per colmare un vuoto e comunque senza alcuna consapevolezza, scegliendo a caso cosa mettere nel piatto.

Risultato: aumento del peso (e soprattutto del grasso corporeo), una sensazione di pesantezza e disagio perenni e tanta frustrazione. Così ci si trova di nuovo alla ricerca di cibo per consolarsi, attivando un circolo vizioso che si ripete all’infinito. Invertire la tendenza non è sempre semplice, ma partendo dall’analisi del proprio approccio verso l’alimentazione, affermano gli esperti, è sicuramente più facile trovare la dieta corretta per recuperare un rapporto sano con il cibo e dunque con se stessi.

A sostenerlo è anche una recente ricerca effettuata da un team di studiosi guidato da Susan Jebb, dell'Università di Oxford, esperta in nutrizione, e dal genetista Giles Yeo, dell'Università di Cambridge. Il team ha svolto alcuni test applicando diversi regimi alimentari su 75 persone, suddivise in tre gruppi corrispondenti ad altrettante tipologie emozionali a cui apparterrebbero, secondo i ricercatori, le persone che hanno un problema con il cibo: i compulsivi da abbuffate incontrollate con il pensiero costante del cibo, gli insaziabili che non smettono mai di mangiare, gli emotivi che scaricano le ansie sul junk food, i dolci ecc.

I risultati ottenuti hanno permesso di arrivare alla conclusione che la dieta più adatta al singolo caso è data da un equilibrio tra ormoni, genetica e psicologia, in cui ognuno di questi singoli aspetti ha la sua importanza.

Per ognuna delle categorie, gli studiosi britannici hanno individuato un regime alimentare consigliato: nel primo caso si tratta di una dieta ricca di proteine (come carne e pesce) e povera di carboidrati, per stimolare gli ormoni intestinali ed il senso di sazietà. Il secondo gruppo dovrebbe invece puntare su una dieta del tipo 5:2, che prevede due giorni a basso consumo calorico (circa 800 Kcal/ giorno), ed il resto della settimana un piano alimentare vario ed equilibrato, senza eccessive restrizioni e dettato dal buon senso. Per la terza categoria una dieta stile Weight Watchers sembrerebbe la scelta ottimale, perché permette di condividere il proprio obiettivo e dunque il proprio percorso di rieducazione alimentare con altre persone, con le quali confrontarsi non solo su dubbi, debolezze e paure a tavola, ma più in generale sulla quotidianità, un vero e proprio supporto sociale a 360 gradi dunque.

Pubblicato il: 08-01-2015
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FONTE : Da una ricerca effettuata dal team di studiosi guidato da Susan Jebb, dell'Università di Oxford, esperta in nutrizione, e dal genetista Giles Yeo, dell'Università di Cambridge

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