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Noprofit Le candele dei Ragazzi della Luce

Istruzione, primo passo verso il benessere

La Fondazione Patrizio Paoletti, tra gli altri suoi progetti, promuove in Israele un programma sociale per insegnare un mestiere a chi non ha soldi né famiglia

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Istruzione, primo passo verso il benessere Fondazione Patrizio Paoletti

Li definiscono i Ragazzi della Luce e sono un gruppo di giovani arabi e israeliani, 175 per l'esattezza, che vivono senza famiglia in condizioni di povertà economica e culturale, coinvolti in un laboratorio per la produzione e la vendita di candele artigianali nella città di Ashkelon (Negev occidentale, distretto meridionale di Israele).

Un progetto sociale per la pace pensato e promosso a partire dal 2005 dalla Fondazione Patrizio Paoletti con l'obiettivo di insegnare a questi ragazzi un mestiere che li possa portare a vivere una vita autonoma. Nel laboratorio, ospitato all'interno del Centro Meitar, aperto dal Ministero dello sviluppo e delle politiche sociali israeliano per garantire assistenza alle persone indigenti, la luce diventa simbolo concreto di nuova speranza. Le candele dei Ragazzi della Luce, infatti, vengono vendute in Italia come idea di regalo solidale per Natale e il ricavato consegnato interamente ai giovani. I ragazzi, grazie a questo piccolo stipendio, potranno così progettare il primo passo del proprio futuro (le candele sono disponibili in diverse dimensioni, maggiori informazioni sul sito della Fondazione).

La Fondazione nasce nel 2000 ad Assisi per volere di Patrizio Paoletti (esperto di comunicazione relazionale ha posto al centro del suo lavoro i processi connessi a sostenibilità, innovazione ed eccellenza) con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita di ciascun individuo e promuovere il benessere nell'interesse generale della società.

Come spiega Marco Benini, responsabile dei progetti sociali dell'ente, «la Fondazione, d'accordo con l'Organizzazione mondiale della sanità, crede nell'educazione scolastica come strumento essenziale per il benessere sociale della popolazione e, di conseguenza, per lo sviluppo economico di un Paese. Il quadro operativo di riferimento per le nostre attività educative è rappresentato, non solo dal lifelong learning - apprendimento continuo, esteso a tutte le fasi della vita - ma anche dal lifewide learning - apprendimento ampio che mette in relazione i vari aspetti della vita di una persona».

Una delle principali attività della Fondazione è il progetto Scuole nel Mondo, nato nel 2004 con l’obiettivo di promuovere e difendere il diritto all'istruzione dei bambini e dei ragazzi, in particolare nei Paesi a basso e medio reddito. «Come dicevo, la Fondazione ha capito che la mancanza di istruzione provoca difficoltà di apprendimento e, di conseguenza, problemi nella gestione della vita adulta - continua Benini -. Nelle nostre scuole mettiamo in pratica il metodo Pedagogia per il terzo millennio, integrato con altri approcci didattici e aggiornato secondo gli standard attuali; ad esempio teniamo conto dell'intelligenza emotiva, non contemplata nel metodo tradizionale».

In questi dieci anni la Fondazione ha avviato undici programmi in quattro continenti e nove Paesi tra cui Indonesia, India, Israele, Congo, Brasile, Haiti e Perù. Il progetto si articola su quattro aree specifiche: scolarizzazione, salute, alimentazione e formazione. L’obiettivo è far sì che i bambini siano in grado di portare a termine un ciclo completo di istruzione primaria così da diventare adulti migliori, consapevoli della propria sfera personale e sociale. Ad oggi sono oltre 100.000 le persone raggiunte dal progetto, di cui 69.340 bambini e 2.386 insegnanti. «Nelle nostre strutture in Sud America, Congo, India e Indonesia, oltre a offrire un kit didattico (quaderni, matite, penne, ecc.) garantiamo visite, cure mediche e cibo. Le malattie più frequenti riscontrate dai nostri operatori sanitari sono il tifo, la malaria e il tetano» spiega ancora Benini.

Nel campo della ricerca, invece, la Fondazione Paoletti in collaborazione con le università La Sapienza e Campus Bio-Medico di Roma, la Bar-Ilan University di Tel Aviv e l’Università di Foggia, è attiva in ambito neuroscientifico e psicopedagogico, con particolare attenzione allo studio del funzionamento del processo di apprendimento. In dettaglio, indaga i processi di apprendimento e studia le strutture cerebrali coinvolte. Tra i progetti più recenti, la ricerca sul ruolo del movimento del corpo nello sviluppo di abilità cognitive come flessibilità, capacità di traslazione, creatività, problem solving e problem saving. In campo psicopedagogico, invece, monitora lo sviluppo di specifiche competenze e abilità professionali allo scopo di supportare i professionisti che operano in campo educativo.

Un altro interessante progetto socio educativo è Un Milione di Pasti, «un programma alimentare attivo dal 2012 che intende raggiungere l'obiettivo di un milione di pasti distribuiti alle persone in stato di indigenza - continua Marco Benini -. Nei Paesi in via di sviluppo, provvediamo a soddisfare i bisogni alimentari degli individui coinvolti nel programma Scuole nel Mondo».

Ma la campagna dal 2012 è attiva anche in Italia, dove la crisi economica ha determinato un sensibile aumento delle fasce di popolazione a rischio povertà. «Un bambino su tre nel nostro Paese è sotto la soglia di povertà e sono molte le persone che hanno perso o potrebbero perdere la garanzia di una corretta alimentazione. Per questo abbiamo deciso di attivare anche in Italia il programma Un Milione di Pasti, in particolare a Milano, Roma, Napoli, Catanzaro e Sassari dove, - conclude Benini -, grazie alla preziosa collaborazione di altre organizzazioni non profit, distribuiamo pasti caldi a persone che hanno improvvisamente perso lavoro, casa e famiglia a causa della crisi».

Pubblicato il: 10-12-2014
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa della Fondazione Paoletti, intervista a Marco Benini

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