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Interviste L'intervista

Alex Zanardi: «Quante cose da fare senza le gambe!»

Il noto campione coniuga disabilità e sport attraverso una dieta equilibrata e tanto coraggio

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Alex Zanardi: «Quante cose da fare senza le gambe!» Redazione

Alex Zanardi non ha bisogno di presentazioni: è amato dal grande pubblico per la simpatia e per la positività che lo contraddistinguono nell’affrontare la vita e le sue avversità.

Il noto campione italiano, dopo il grave incidente di Lausitzring (circuito automobilistico nella regione di Brandeburgo in Germania) del 2001 nel quale perse entrambi gli arti inferiori, ha saputo affrontare le difficoltà della disabilità con intraprendenza e forza di volontà. Senza mai scoraggiarsi ha dapprima ripreso con successo le corse automobilistiche, in seguito ha iniziato a partecipare a varie manifestazioni per atleti disabili dando il via a una nuova carriera sportiva nel paraciclismo dove corre in handbike nella categoria H5.

Dopo i successi ai 14° Giochi paralimpici di Londra, quest’anno, una nuova grande avventura, la leggendaria Kona, nel campionato del mondo di IronMan Triathlon. Una sfida che si è conclusa il 11 ottobre scorso con un risultato sorprendente: Zanardi ha raggiunto il suo obiettivo scendendo sotto le 10 ore, per l’esattezza 9 ore 47 minuti e 14 secondi.

Alex è senza dubbio l’esempio vivente che, nonostante tutto, si può andare avanti e si possono fare grandi cose. Ma in molti si saranno chiesti, come vive Alex Zanardi? Come si mantiene in forma? Raggiunto da Il Giornale.it racconta la sua ricetta per stare bene.

Alex, come coniughi disabilità e sport?
Se per mantenersi in forma una persona normodotata deve coniugare una dieta equilibrata con un’attività fisica regolare, questa regola è ancor più vera per chi vive da disabile. Io ho perso entrambe le gambe, che sono fondamentali nello sport per mantenersi in forma e bruciare ciò che potrebbe farci accumulare grasso in eccesso. Prima dell’incidente avevo fatto mie queste regole perché amo lo sport e la sensazione che ti dà la gocciolina di sudore quando scende sulla fronte; dopo l’incidente ho dovuto cercare il modo per continuare a farlo solo grazie alla forza delle braccia. Detto questo, ho scoperto una serie di attività fisiche, pensate espressamente per le persone disabili, che regalano ancora più soddisfazioni di quante ne possano dare alcuni sport per normodotati.

Una volta lasciate le corse automobilistiche hai deciso di intraprendere una nuova carriera sportiva nel paraciclismo; come mai? Che cosa ti ha spinto verso questa disciplina?
Tutto è nato da una casualità, un incontro con Vittorio Podestà (noto campione paralimpico in handbike ndr) in una stazione di sosta in autostrada. Lui mi parlò del paraciclismo e la cosa mi incuriosì molto. Poco dopo decisi, più per gioco che per altro, di partecipare alla maratona di New York e durante quella gara ho scoperto davvero l’handbike; in quel fine settimana scoccò la scintilla che ha originato tutto; aggiungo che, prima dell’incidente, la bicicletta non mi aveva mai appassionato come invece ha fatto l’handbike sin dal primo momento.

Come si allena Alex Zanardi?
Noi Italiani abbiamo inventato la dieta mediterranea, la più sana al mondo. Nel paraciclismo, vista l’importanza dell’efficienza fisica, ho scoperto più che nell’automobilismo l’importanza di un’alimentazione mirata; per questo, a seconda dei periodi di sforzo, vario dalle mie abitudini di sempre a bilanciamenti più spostati verso la dieta a Zona (ideata negli Stati Uniti punta sul bilanciamento fra zuccheri 40%, proteine 30% e grassi 30%, ndr). Non è necessario eliminare i carboidrati, basta capire a che cosa servono (oltre che a soddisfare il palato…) e come bilanciarli con un corretto apporto proteico. Per uno sportivo mangiare tre etti di pasta prima di una gara non è certo un veleno, ma comunque un mezzo anestetico. I carboidrati sono la nostra benzina, durante un allenamento questa forma di zuccheri è importantissima perché l’organismo tende a utilizzarli subito per produrre glicogeno e alimentare i muscoli che lo bruciano; ma è altrettanto vero che il fisico ne fa buon uso se le quantità sono corrette e bilanciate. Un eccesso, soprattutto se non ci si trova in una situazione di sforzo fisico prolungato, porta inevitabilmente a immagazzinare e, paradossalmente, a spegnere invece che preparare all’azione. La regola dei 40, 30, 30, aiuta il fisico a capire che cosa fare e, di conseguenza, ci aiuta a sentirci pronti prima di qualsiasi gara o allenamento. La quantità di frutta e verdura, invece, non è mai troppa.

Sono molti i disabili che vorrebbero trovare nello sport una rinascita personale e sociale ma, alla fine, non trovano la forza per intraprendere questa sfida. Qual è il consiglio di Alex Zanardi?
Una persona con disabilità ha mille e più ragioni per essere arrabbiata con la vita e quando accade nessuno ha il diritto di biasimarla. Però, posso dire con certezza che io senza le gambe ho scoperto di poter fare più cose di quante ne servono a riempire il tempo a disposizione e sono certo che sia così per tutti. Rapportarsi allo sport paralimpico può sembrare un palliativo, poi però non servono due medaglie d’oro per convincerti del contrario, anzi, credo che non le avrei mai ottenute se la scintilla della passione non avesse iniziato a guidarmi molto tempo prima, a New York appunto. Ciò che serve è la curiosità, la voglia di mettersi in gioco, di fare nuove esperienze e poi le cose accadono e arrivano i primi timidi risultati che ci danno il coraggio e la voglia di rilanciare. Ammetto che essere Zanardi fa la differenza, ma tante persone sono ferme al giorno zero, non solo perché costrette a vivere della sola pensione di invalidità, ma anche perché, pur senza colpa evidente, non hanno mai trovato la forza di tentare. Mio padre diceva sempre: «Prendi ogni giornata come una nuova opportunità per aggiungere qualcosa al servizio della tua passione e pian piano le cose accadranno», ecco, credo che questa sia una grande verità per andare avanti e rincorrere i propri sogni.

L’Italia in che cosa è ancora carente in termini di attrezzature e centri sportivi per disabili?
Mio padre desiderava farmi fare sport e cominciò regalandomi le scarpette da calcio, la bicicletta, ecc., ma io non riuscivo ad interessarmi a quelle attività sportive e finivo per mollarle. Un bel giorno arrivò il gokart e all'improvviso è cambiato tutto; se ho realizzato il mio sogno di diventare un pilota professionista lo devo al fatto che mia madre, invece di sapermi in discoteca con gli amici, la sera mi veniva a cercare nel garage e mi trovava addormentato dentro il gokart, tanto io amavo quell’oggetto. Sarebbe bello vivere in un Paese che stimola la curiosità sportiva dei ragazzi e che offre loro la possibilità di fare dei tentativi; per quanto mi riguarda, se non fosse stato per la convinzione dei miei genitori sulla valenza dello sport, non sarei mai diventato la persona che sono. Purtroppo, invece, viviamo in un Paese fortemente assistenzialista in termini di sistema, ma che allo stato dei fatti offre molto meno di altri Stati in cui le tasse sono più basse e dove sarebbe anche logico ricevere meno servizi. Di conseguenza, fa rabbia scoprire che negli Stati Uniti il Governo Obama ha varato una legge per imporre agli istituti scolastici l’adozione di attrezzature per la pratica dello sport anche dei bambini e ragazzi con disabilità e che in Italia, invece, ci ritroviamo con aule fatiscenti e mancanza di soldi per comprare persino la carta igienica nelle scuole… Altro che sport! Detto questo, dietro ad ogni grande impresa sportiva c’è sempre una sfida e nessuno ti suonerà mai alla porta per incitarti. Quindi…in bocca al lupo a tutti i testoni che ci vogliono provare comunque!

…Come hai fatto tu Alex! aggiungiamo noi…

Pubblicato il: 10-12-2014
Di:
FONTE : Intervista de Il Giornale.it a Alex Zanardi

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