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C come Chiarezza (parte seconda)

In ogni caso, l'imperativo improrogabile che facilmente si ripete sembra essere sempre lo stesso: la difesa a oltranza della dieta mediterranea, a qualunque costo, anche se ciò aumenta le perplessità e la confusione dei più attenti alla logica che in effetti non hanno modo di capire quale sia la dieta mediterranea evocata.

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C come Chiarezza (parte seconda) Thinstock

Non si esita neppure ad incolpare gli Italiani stessi per i disastrosi dati epidemiologici già citati nel post precedente (C come Chiarezza parte prima), perché ritenuti colpevoli di orientarsi su tipi di alimentazione d'importazione come i fast food o le cucine etniche anziché sulla dieta mediterranea.

A parte il fatto che non credo che il sushi o il kebab mangiati ogni tanto possano essere così dannosi, c'è da tenere conto che è soprattutto l'eccesso di carboidrati a fare ingrassare. Nonostante i fast food d'oltre oceano siano ben presenti sul nostro territorio, i bar tipicamente italiani dove spesso consumiamo dei panini o un veloce pranzo di lavoro con alimenti locali, offrono forse una maggiore qualità, ma sempre troppi carboidrati rispetto alle nostre necessità organiche. Tutti i Paesi industrializzati che esagerano con i carboidrati hanno problemi di sovrappeso e di obesità che nel tempo possono portare alle cosiddette malattie del benessere: problemi cardiovascolari, diabete, dislipidemie, pressione alta, ecc.  

Chissà se è palese a tutti questa connessione messa in evidenza dai più importanti istituti di ricerca come l'Harvard Medical School, tra l'eccesso di carboidrati e la malattia? Per continuare a fare chiarezza bisogna inoltre ricordare che il riconoscimento dell'UNESCO alla dieta mediterranea non riguarda l'aspetto prettamente biologico, come alcuni credono o vorrebbero far credere, ma quello squisitamente e prettamente culturale. Vale a dire che il vero tesoro da conservare e tramandare alle generazioni future (questa è la finalità dell'UNESCO riguardo ai beni immateriali) è rappresentato dalle tradizioni e dallo stile di vita sostenibile, basato sui prodotti tipici del territorio, cucinati partendo dalle materie prime e consumati in momenti conviviali con la famiglia e con gli amici.

Questo insieme di pratiche alimentari, conoscenze e competenze tradizionali trasmesse di generazione in generazione, è qualcosa di unico al mondo e va salvaguardato e valorizzato. Quindi, nonostante le affermazioni di alcuni esperti che utilizzano il riconoscimento dell'UNESCO per convalidare le loro idee sulla dieta mediterranea, in realtà non si entra nel merito tecnico, non si parla né di pane né di pasta che oggi rappresentano e simboleggiano assieme alla pizza l'alimentazione italiana nel mondo. Loro malgrado, non è questo il senso.

Tra noi nutrizionisti il dibattito è acceso ed è giusto confrontarsi seriamente. Però a volte mi chiedo se questa disponibilità al confronto sia leale da parte di tutti perché francamente non capisco come si possa non valutare la Zona per quello che realmente è: l'evoluzione della dieta mediterranea o, che dir si voglia, il ritorno alla vera dieta mediterranea. Quella basata soprattutto sulla verdura e sulla frutta o su un'adeguata quota di cereali integrali all'origine e non integrati di crusca, su una piccola quantità di pesce ricco di omega-3 o di proteine magre, sull'olio extra vergine d'oliva. Seguendo la Zona si può dimagrire, se necessario. Non certo velocemente come accade nelle cosiddette diete famose, ma in sintonia con i normali ritmi biologici.

Si impara così soprattutto a mangiare tenendo sotto controllo l'insulina, un indispensabile ormone prodotto in seguito alla digestione che, in quantitativi eccessivi, fa ingrassare e crea i presupposti infiammatori che nel tempo possono portare proprio alle patologie legate al sovrappeso e all'obesità.

Non una dieta come comunemente si intende quindi, ma un nuovo stile alimentare da seguire per tutta la vita. La Zona è famosa unicamente per i suoi effetti, testati e comprovati da molte persone al mondo, non per altro. Chissà se l'hanno capito coloro che rifiutano a prescindere qualsiasi altra teoria diversa dalla loro.

Gigliola Bragabiologa nutrizionista, è Zone Certified Instructor e Zone Consultant. È membro del Comitato Scientifico presieduto da Barry Sears – ideatore della Zona, chiamata in Europa EnerZona – ed è relatrice nei corsi di formazione che Sears tiene in Italia. Autrice di diversi bestseller sulla Zona, ha venduto oltre 400.000 copie. È docente presso l’Università di Torino. Il suo sito è www.lazonaitaliana.it

Pubblicato il: 09-12-2014
Di:
FONTE : Gigliola Braga, biologa nutrizionista, è Zone Certified Instructor e Zone Consultant, Docente presso l'Università di Torino

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