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Progetto Donna: più consapevolezza del rischio

In occasione della Giornata mondiale di lotta alla malattia Lila Onlus ha lanciato una campagna per sensibilizzare la popolazione femminile sull'importanza delle precauzioni

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Progetto Donna: più consapevolezza del rischio Thinstock

L’Hiv, meglio conosciuto come virus dell’Aids, in Italia colpisce circa 4.000 persone ogni anno, per un totale di circa 150.000 individui. Un dato che non accenna a diminuire nonostante i comportamenti preventivi siano ormai ben noti. Nel nostro Paese che si classifica all’ultimo posto per l’uso del profilattico, il rapporto sessuale non protetto resta la prima causa di infezione e per una di serie di fattori sociali e culturali, le donne risultano le più esposte.

Per questo motivo, la Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids (Lila Onlus), in occasione della Giornata Mondiale di lotta all’Aids, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità lo scorso 2 dicembre, ha lanciato la campagna di sms solidale #SosteniamoLila (sms al 45508 fino al 7 dicembre) a favore del Progetto Donna.

Nel 1996 l’avvento delle terapie antiretrovirali ha modificato radicalmente la diagnosi di Aids e le cifre della mortalità. Il virus dell’Aids, che attacca alcune cellule del sistema immunitario indebolendo progressivamente le capacità di difesa dell’organismo, oggi è trattabile e se la diagnosi è precoce e la terapia costante, l’aspettativa di vita è identica a quella della popolazione normale, così come il rischio di trasmissione, estremamente basso. 

«In termini assoluti, le donne rischiano di più rispetto agli uomini di contrarre il virus, sia perché sono più recettive, sia perchè tendenzialmente si percepiscono meno a rischio e non prendono le dovute precauzioni - spiega Alessandra Cerioli, Presidente di Lila Onlus -. Purtroppo c’è una diffusa non consapevolezza dei rischi a cui si va incontro sia nei rapporti non protetti, sia nel programmare una gravidanza senza essersi sottoposti al test. Troppo spesso le donne fanno il test per l’Hiv quando sono già incinte».

Tornando al Progetto Donna, Lila Onlus (nata nel 1987 per promuovere lo sviluppo delle politiche sociosanitarie sul virus Hiv), grazie alla campagna solidale intende realizzare interventi rivolti alle donne incentrati sulla prevenzione e l'informazione. Particolare attenzione è data al tema della genitorialità, dal concepimento alla gravidanza. In concreto con il ricavato l’Associazione si occuperà di produrre e diffondere materiali esplicativi, attivare centralini telefonici dedicati, sportelli di ascolto e orientamento presso le quattordici sedi locali in undici Regioni e offrire test a risposta rapida sulla saliva.

Infatti, oggi l’infezione da Hiv, se opportunamente trattata, «può lasciare spazio a progetti di vita personali, lavorativi e familiari, compreso quello di diventare genitori - spiega ancora Cerioli -. Per affrontare quest’ultima esperienza, però, è bene sapere che il bambino può essere contagiato con il virus solo dalla madre e che la trasmissione può avvenire durante la gravidanza, al momento del parto o tramite l’allattamento. Di conseguenza, il rischio di trasmissione può essere ridotto grazie a una terapia idonea durante la gravidanza, al parto cesareo, all’allattamento artificiale e con una terapia mirata al neonato».

Tuttavia, dati allarmanti sulla sua diffusione arrivano ancora dall’Europa dell’Est, così come dall'Asia. Al contrario, in Paesi come il Sud Africa il virus sta calando drasticamente e «questo non perché la popolazione sta utilizzando le dovute precauzioni, ma perché viene curata meglio e prima. Per quanto riguarda il nostro Paese - continua la Presidente - le donne colpite da Aids sono in calo, mentre sono in aumento gli uomini che contraggono il virus in seguito a rapporti omosessuali. A preoccupare, i dati sulle nascite di quest’anno, che hanno registrato sette casi di bambini siero positivi; un dato grave, soprattutto se consideriamo il fatto che in passato il numero si era azzerato».

Pubblicato il: 03-12-2014
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa di Lila Onlus, intervista a Alessandra Cerioli

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