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Al via la sesta edizione di Science for Peace

La conferenza annuale voluta dal grande oncologo dedica quest'anno una sessione all'inadeguatezza del nostro sistema carcerario

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Al via la sesta edizione di Science for Peace Thinstock

Si è aperta oggi nell'aula Magna dell’università Bocconi di Milano la 6° Conferenza Science for Peace ideata e voluta da Umberto Veronesi e organizzata dalla Fondazione che porta il suo nome.

Un appuntamento di due giorni (14 e 15 Novembre) che tocca alcuni dei temi sensibili che rendono oggi  la pace sempre di più un prodotto dell’utopia, un traguardo irraggiungibile. Cominciamo allora a ridurre le disuguaglianze; cerchiamo di eliminare la povertà estrema presente in tante, troppe, aree del mondo, incrementiamo l’istruzione, strumento indispensabile per qualsiasi emancipazione sociale e facciamo dell’immigrazione non più un problema ma un’occasione di arricchimento, sia per arriva sia per chi deve accogliere questi individui.

L’edizione di quest’anno dedica una sessione al problema della riforma carceraria. Problema molto sentito dal professore: «Ripeto da tempo che le carceri non servono a niente - afferma con forza - . Andrebbero chiuse e trasformate in scuole. Il diritto delle persone che hanno commesso un reato è mantenere una dignità emotiva e intellettiva, recuperando quanto avevano perduto a livello etico. Lo scopo della pena deve essere riabilitare, non con l’isolamento ma con il confronto, non con l’esclusione ma con la discussione, non con l’abbruttimento intellettuale ma con libri, cinema, teatro, cultura. Non con l’inattività ma con il lavoro manuale e creativo. Il detenuto deve poter tornare a sentirsi motivato alla vita. Sappiamo, anche grazie alle neuroscienze, che il cervello cambia continuamente, all’individuo non può essere negato il diritto di cambiare».

In base ai dati forniti dal Ministero della giustizia (31 dicembre 2013), i condannati in Italia sono 94.474. Uno su tre, per un totale di 31.938 condannati, sconta la pena con misure alternative al carcere. Restano in carcere due condannati su tre, per un totale di 62.536 detenuti, di cui 1.583 condannati all’ergastolo (pari al 4%). La capienza regolamentare delle nostre strutture detentive è di 47.709 posti. Dunque la popolazione carceraria è pari al 130% della capienza e, soprattutto d’estate, la permanenza in carcere rasenta gli estremi della tortura. Alla patologica scarsità di spazio, corrisponde la patologica dilatazione del tempo: su 62.536 detenuti, solo 18.226 (29%) svolgono una qualche attività mentre i 44.310 esclusi da queste attività «rieducative» sono condannati a vivere in poco spazio senza fare assolutamente nulla durante tutte le 8.760 ore che compongono l’anno solare. Non a caso il 70% torna a commettere reati.

Uno dei relatori della sessione dedicata al sistema carcerario è Gherardo Colombo, protagonista di molte inchieste giudiziarie dell’ultimo trentennio. Commenta Veronesi: «In un libro che consiglio a tutti di leggere ha scritto: - Quando ho iniziato la carriera di magistrato ero convintissimo che la prigione servisse, ma presto ho cominciato a nutrire dubbi. Anche se non l’ho detto mai, ritenevo giusto, ad esempio, proporre che i giudici, prima di essere abilitati a condannare, vivessero per qualche giorno in carcere come detenuti -. Il titolo del libro è illuminante: Il perdono responsabile. Condivido ogni parola di quanto asserito da Colombo, per questo ho voluto invitarlo alla Sesta Conferenza Mondiale di Science for Peace. Il suo intervento si intitolerà Si può raggiungere il bene attraverso il male? Sono profondamente convinto che la risposta sia sì».

Pubblicato il: 14-11-2014
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa della Fondazione Veronesi

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