Expo 2015

Expo 2015

Speciale nutrire il Pianeta
Vai allo speciale

Terme di Comano

Comano: valle della salute
Vai allo speciale

Noprofit Cure palliative

Tornano i seminari Vidas per parlare di salute e malattia

Gli incontri organizzati dalla nota Associazione milanese sono da trentadue anni degli importanti momenti di riflessione su tematiche difficili quali la morte, la sofferenza e la verità al malato

4 di 5
Tornano i seminari Vidas per parlare di salute e malattia Thinstock

C’è qualcuno a Milano che instancabilmente da anni offre assistenza socio-sanitaria completa e gratuita ai malati terminali. Si tratta di Vidas, Associazione apartitica e aconfessionale fondata da Giovanna Cavazzoni per offrire cure ai molti pazienti terminali che desiderano recuperare dignità e vedere difeso il loro diritto a una morte il più possibile serena. Una rete di servizi che va dall’assistenza a domicilio all’hospice Casa Vidas, fondato nel 2006 per la degenza e il day hospice. Con oltre 1600 pazienti curati ogni anno l’Associazione costituisce oggi la più ampia e completa capacità assistenziale in Europa.

Ma le attività di Vidas non finiscono qui, infatti, l'Associazione promuove anche una serie di attività culturali quali seminari, convegni e tavole rotonde. I seminari sono dei momenti di riflessione e approfondimento nati nel 1985 con l’idea di sensibilizzare il pubblico su tematiche difficili da affrontare quali la morte, la sofferenza e la verità al malato.

Appuntamenti che in questi ventinove anni, grazie alla partecipazione di diversi opinion leaders, hanno contribuito al dibattito pubblico su temi caldi oggi al centro del confronto legislativo come il testamento biologico e le volontà di fine vita. I seminari di quest’anno dal titolo In salute e in malattia sono stati inaugurati lo scorso 29 ottobre e continueranno il 12 e il 17 novembre prossimi.

Ma da dove viene la scelta di questo tema? Risponde Raffaella Gay, responsabile ufficio stampa e referente per il Comitato Scientifico Vidas: «abbiamo deciso di tornare - dopo i seminari dedicati alla civiltà dello scorso anno - ad affrontare temi più strettamente legati al nostro operato. Temi che riguardano l’accompagnamento del morente e che toccano i grandi  ambiti etici del nostro vivere quotidiano, sia come individui che come cittadini. Le grandi scelte rispetto alla morte, ma anche alla nascita, il tema dell’informazione sul fine vita, ma anche sull’accanimento terapeutico, fino al  futuro della sanità rispetto a una società che invecchia sempre di più».

Il primo seminario ha fatto registrare una partecipazione di oltre 300 persone ed è stato dedicato al tema della cura. Con la partecipazione di Remo Bodei, filosofo e professore dell’Università della California e di Giada Lonati, medico palliativista e direttore sociosanitario Vidas, «la serata è stata un successo e i due relatori sono riusciti a fornire un quadro completo sul tema - continua Gay -. Il vivace dibattito, con molte domande da parte del pubblico, ha dimostrato un grande bisogno di parlare e approfondire questi argomenti».

I prossimi appuntamenti (12 e 17 novembre) saranno dedicati alla scelta e al domani. Come spiega ancora la responsabile ufficio stampa, «Valerio Onida, noto costituzionalista e Luciano Orsi, direttore del dipartimento Cure Palliative di Mantova, affronteranno il tema della scelta in ambito legislativo rispetto a tutele e diritti costituzionali e, in ambito medico nel campo delle cure palliative. Nell’ultimo appuntamento il sociologo e economista Mauro Magatti, professore della Cattolica  di Milano, offrirà un’analisi sulle prospettive del sistema sanitario rispetto a una società che cambia e invecchia e che richiede di conseguenza più tutele e riconoscimenti. Infine, Luigi Valera, psicologo Vidas, racconterà la sua esperienza relativa alle relazioni con i pazienti terminali e con le famiglia».

Insomma, dei momenti di dibattito e sensibilizzazione per riflettere sul vero significato della malattia terminale e per superare alcuni gap culturali ancora oggi fin troppo diffusi in Italia. Infatti, «anche se rispetto agli anni ’80 la consapevolezza rispetto alle terminalità, alle cure palliative e alle scelte di fine vita è molto più diffusa, certi messaggi mediatici e culturali continuano a non aiutare - continua Raffaella Gay -. Viviamo in un mondo invaso da stereotipi legati alla bellezza, al mito dell’essere giovani e produttivi, una cultura che non permette di riconoscere il limite naturale della vita. Anche la medicina, che per fortuna ha fatto enormi passi avanti, porta spesso a un accanimento terapeutico negativo. Inoltre, nonostante la legge 38/2010 (Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore ndr) collochi l’Italia in una posizione avanzata rispetto alla maggior parte dei Paesi europei, il lavoro da fare perché la norma scritta si traduca in realtà è ancora lungo. Manca una reale cultura della cura del dolore - conclude - ed è poco definito il percorso formativo indispensabile per poter esercitare in ambito palliativo».

Pubblicato il: 05-11-2014
Di:
FONTE : Dall'ufficio stampa dell'Associazione Vidas, intervista a Raffaella Gay

© 2017 sanihelp.it. All rights reserved.